ROBERTO DI MARIA, Editoriale. La allocazione istituzionale della Città metropolitana fra Costituzione, ipotesi di revisione costituzionale e leggi “di grande riforma economico-sociale”

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Il rinnovato interesse coagulatosi intorno all’ente “Città metropolitana” pare perfettamente rispecchiarsi in un recente asserto della Corte costituzionale, la quale ci ha rammentato che «il novellato art. 114 Cost., nel richiamare al proprio interno, per la prima volta, l’ente territoriale Città metropolitana, ha imposto alla Repubblica il dovere della sua concreta istituzione» (cfr. sent. 50/2015, n. 3.4.1 del considerato in diritto; la “novella” cui si fa riferimento è, in specie, quella introdotta con la l. cost. 3/2001 – i.e. «la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato» – in ragione della quale la “Città metropolitana” è stata infine annoverata fra i c.d. “Enti costitutivi della Repubblica”).

Com’è noto, la ratio politico-giuridica sottesa alla summenzionata riforma costituzionale è invero consistita in un rinnovato “livellamento” del sistema istituzionale di governo del territorio, finalizzato ad un effettivo rafforzamento delle autonomie territoriali da realizzarsi – essenzialmente – mediante il decentramento funzionale, amministrativo e finanziario, giusto il combinato disposto (soprattutto) dagli artt. 117, 118 e 119 Cost. E tuttavia è stato correttamente osservato, sul punto, che «il riconoscimento delle Città metropolitane» ha altresì rappresentato una «esplicita e definitiva ammissione che il “livello locale” di governo non è un fenomeno unico» e che dunque richiede «trattamenti giuridici differenti» (P. Forte, 2014) tutti ugualmente muniti, in tal senso, di (stabile) copertura costituzionale.

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