CAMILLA BUZZACCHI, Vincoli europei di bilancio e politiche sociali delle Regioni

1. Premessa

Una riflessione sugli effetti che le fiscal rules europee producono nei confronti dell’autonomia regionale deve necessariamente prendere in considerazione una quantità significativa di misure che hanno contribuito a far ricadere su queste istituzioni il peso di un obiettivo impegnativo, ovvero quello che complessivamente si può qualificare in termini di risanamento della finanza pubblica dell’intero Paese. Le misure a cui ci si riferisce coprono ormai un arco di tempo di quasi due decenni, e sono state caratterizzate da un andamento non sempre lineare, non sempre coerente e soprattutto quasi mai rispettoso dei molteplici profili di autonomia delle istituzioni territoriali: primo tra tutti il profilo finanziario, ma inevitabilmente anche altre manifestazioni di autonomia, che da una capacità di spesa condizionata non possono che subire conseguenze.

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CRISTIANO ALIBERTI, Il ruolo del Comitato delle Regioni nell’assetto istituzionale dell’Unione europea

1. La nascita del Comitato delle Regioni e la sua composizione 

L’evoluzione istituzionale dell’Unione europea è caratterizzata da una crescente attenzione alle istanze regionalistiche. È del 1988 la nascita del Consiglio consultivo delle collettività regionali e locali, organo della allora Comunità economica europea che poteva essere interpellato dalla Commissione in materia di politiche regionali comunitarie, che si affianca, con compiti consultivi, al Comitato economico e sociale, istituito fin dal Trattato di Roma del 1957.

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MELISSA RIDOLFI, La recente giurisprudenza costituzionale in materia di liberalizzazioni tra conferme giurisprudenziali e tiepide aperture alla competenza regionale

1. Premessa

L’autonomia regionale sta vivendo oggi una condizione di forte debolezza. Il riaffermarsi della posizione di supremazia dello Stato ha consentito al legislatore nazionale di potersi muovere liberamente nella cura degli interessi di cui è rappresentante. Non c’è quindi da stupirsi se, nell’ultimo quindicennio, la tensione tra l’istanza di uniformità e quella di differenziazione normativa all’interno del rapporto Stato-Regioni ha ampiamente animato la giurisprudenza costituzionale, con esiti in larga parte favorevoli al legislatore statale.

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CRISTINA BERTOLINO, L’incidenza degli atti normativi dell’Unione Europea sulle fonti delle autonomie territoriali: ‘ritornare alle fonti’ attraverso la logica dell’integrazione e della collaborazione

1. Le autonomie territoriali e la fase c.d. ascendente del diritto europeo

Come noto, la partecipazione delle autonomie territoriali al processo di integrazione europea è stata notevolmente implementata nell’ultimo ventennio. Tale ‘accelerazione’, e il conseguente mutamento, hanno trovato un esplicito fondamento nella trasformazione istituzionale e funzionale dell’Unione Europea, in particolare a partire dal Trattato di Maastricht, che ha avuto l’effetto di incidere in profondità sugli ordinamenti costituzionali e organizzativi degli Stati membri. Si è infatti reso necessario un maggiore coinvolgimento, nella dimensione europea e nazionale, dei livelli di governo sub-statali, in quanto risultanti, non solo oggetto delle politiche europee, ma soprattutto attori necessari per l’attuazione della normativa dell’Unione Europea. La rafforzata «dimensione comunitaria» degli enti infra-statali ha inoltre origine dalla avvertita tendenza, in atto negli Stati membri, a partire dagli anni Ottanta, a processi di decentramento territoriale. A fronte di questo accresciuto ruolo delle autonomie territoriali si può dunque ritenere oramai superata la tesi della totale «cecità» dell’Unione nei loro confronti ed elogiare lo sforzo dei Trattati europei prima, e del legislatore nazionale poi, di garantire un maggiore intervento delle Regioni alle fasi cc.dd. ascendente (diretta e indiretta) e discendente.

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ELENA DI CARPEGNA BRIVIO, La strana applicazione della sostenibilità al sistema delle autonomie locali. Se la politica istituzionale va a detrimento dello Stato sociale

1. Gli interventi statali sui poteri locali e le loro motivazioni

La tendenza del legislatore statale a intervenire in modo molto incisivo sul sistema delle autonomie locali è nata durante la crisi economica ed è stata ampiamente analizzata dalla dottrina che, identificando la categoria della «legislazione statale della crisi», ha efficacemente codificato i mutamenti dell’ordinamento italiano degli anni 2011-2012. In quel biennio il legislatore, quasi compulsivamente, ha prescritto: la riduzione del numero e delle indennità dei Consiglieri regionali, il dimezzamento di consiglieri e funzionari provinciali, l’obbligo di esercizio associato delle funzioni per i Comuni sotto i 1.000 abitanti, l’obbligo di gestione associata di alcune funzioni per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, la revisione delle funzioni e della composizione degli organi provinciali, la riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni ordinarie, il divieto per le Province di procedere a nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato, la riattribuzione alle Province di buona parte delle tradizionali funzioni fondamentali e l’avvio di un percorso di riduzione del loro numero, l’istituzione delle Città metropolitane e la soppressione delle corrispondenti Province, la modifica delle funzioni fondamentali dei Comuni e l’incentivazione alla fusione di Comuni, l’accorpamento delle Province.

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ANDREA CARDONE, Le incidenze del diritto dell’Unione Europea sul sistema delle fonti delle autonomie territoriali

1. Una premessa metodologica

Il titolo assegnato – ovvero «L’incidenza degli atti normativi dell’Unione Europea sulle fonti delle autonomie territoriali» – suggerisce di adottare una prospettiva dinamica, che induce a interrogarsi sul rapporto tra gli ordinamenti territoriali della Repubblica e l’ordinamento dell’Unione Europea attraverso la considerazione degli effetti che le fonti del diritto eurounitario producono sulle fonti delle autonomie territoriali.

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ANNA MARIA TANDA, L’integrazione europea attraverso il dialogo tra città metropolitane. Esperienze di network tra città europee

1. Città metropolitane nel mondo e in Europa: ruolo e modelli di sviluppo

Con una significativa espressione l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg ha definito il XXI secolo «City Century», il secolo delle città. Bloomberg sottolinea la rilevanza strategica che nella storia dell’uomo hanno avuto le città: da Atene a Roma, da Parigi a Venezia, da Baghdad a Pechino, nelle città in generale si sono concentrate le migliori capacità intellettive dell’umanità autrici di idee che hanno segnato la storia. La chiave è stata presumibilmente la specialità delle interazioni umane che si svolgono in un’area, quella della città, geograficamente limitata e che alimentano la creatività e il progresso tecnologico. In un secolo come quello attuale, ove il motore dell’economia è principalmente legato al patrimonio di conoscenze, il ruolo delle città di “facilitatrici” delle interazioni umane diventa, dunque, centrale.

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PAOLO SCARLATTI, Partecipazione delle Regioni all’Unione europea e fonte statutaria ordinaria. Profili problematici

1. Premessa

La partecipazione delle autonomie territoriali al processo d’integrazione europea costituisce un tema risalente nella riflessione sulle prospettive di sviluppo dell’ordinamento sovranazionale. Ciò nonostante, è nota l’iniziale indifferenza manifestata dalle istituzioni europee rispetto all’ipotesi di una rappresentanza al livello sovranazionale delle istanze regionali e locali presenti negli Stati membri, protrattasi peraltro ben oltre la fase di avvio del processo di edificazione europea. Sicché l’esigenza di far fronte ad un appropriato coinvolgimento degli enti territoriali nella dinamica sovranazionale è rimasta per lungo tempo inevasa, trovando soltanto di recente un importante riscontro sul piano politico-istituzionale. L’entrata in vigore nel 2009 del Trattato di Lisbona rappresenta difatti il tassello finale di una considerazione nuova delle Regioni europee nel contesto sovranazionale, alla cui maturazione hanno senz’altro concorso le concomitanti esperienze di regionalizzazione vissute nel corso degli ultimi decenni all’interno di diversi Paesi europei.

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GUIDO RIVOSECCHI, Le autonomie territoriali nell’architettura istituzionale dell’Unione europea

1. Le autonomie territoriali nell’Unione europea: un inquadramento preliminare

È ormai assodato che le autonomie territoriali siano state pienamente riconosciute nell’architettura istituzionale dell’Unione europea. Tale processo, però, è stato lento e travagliato. Da un lato, al pari degli Stati membri, gli enti territoriali hanno progressivamente risentito delle trasformazioni delle Comunità, prima, e dell’Unione europea, poi, che ha esercitato un’influenza crescente su di essi. Dall’altro, le autonomie hanno concorso – specie nella fase più recente del processo di integrazione – a modellare le istituzioni europee e l’effettivo esercizio delle competenze tra Unione e Stati membri. Non è certamente un caso che, in dottrina, si siano da tempo prodotti significativi tentativi volti a ricostruire l’architettura istituzionale dell’Unione su un triplice livello territoriale di governo alla cui base sono state collocate le autonomie stesse.

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VALERIO LUBELLO, La legge elettorale della Regione Umbria: la ricerca di un’armonia in fatto e in diritto

The present essay provides an overview on the Umbria electoral law. After the 2001 Constitutional reform, the regional electoral law changed twice. From a diachronic starting point, the paper introduces the main elements of the regional electoral law adopted in 2015.The latter presents critical features that are arising some constitutionality doubts. From this perspective, the constitutionality test moves from rulings 1/2014 and 35/2017 adopted by the Italian Constitutional Court and goes ahead with the analysis of the peculiar majority and minority bonuses introduced by the regional law. The aim is to provide a spectrum of the possible scenarios at stake.

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CLAUDIO PANZERA, Autonomia regionale, diritto europeo e inclusione sociale

1. Considerazioni introduttive

Queste riflessioni prendono spunto dalla lettura del paper di P. Palermo, dedicato alle “declinazioni regionali” del welfare in rapporto all’immigrazione. Nell’esprimere subito un apprezzamento per lo sforzo di sintesi e completezza compiuto dall’A. rispetto ad un tema così complesso e sfaccettato, fonte inesauribile di questioni e interrogativi sia di stretto diritto positivo che di politica costituzionale, cercherò di attenermi al ruolo di discussant assegnatomi dagli organizzatori, limitandomi ad evidenziare per lo più punti critici, passaggi controversi e prospettive trascurate.

Ritengo opportuno far precedere l’analisi del paper da due considerazioni generali, che a mio parere possono fornire un utile sfondo alla discussione.

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PATRIZIA PALERMO, Welfare e immigrazione. Disuguaglianza, discriminazione e libera circolazione. “Declinazioni” locali alla luce del diritto europeo e della giurisprudenza delle Corti

Premessa

A seguito della grande crisi economica che ha colpito molti Paesi, l’Unione europea ha sviluppato politiche e normative volte al superamento delle discriminazioni, che hanno avuto un impatto rilevante nel nostro ordinamento, nazionale e locale, anche e soprattutto in materia di sicurezza sociale. L’Unione europea, infatti, tra le strategie volte all’inclusione sociale dei più vulnerabili e alla lotta della povertà, afferma la necessità di elaborare e attuare programmi volti a offrire possibilità di istruzione, formazione e occupazione delle comunità svantaggiate, di combattere la discriminazione e definire una nuova agenda, soprattutto per l’integrazione dei migranti.

Nella Proposta di Risoluzione su un Pilastro europeo dei diritti sociali gli Stati membri dovrebbero organizzare nei prossimi anni dei sistemi di sicurezza sociale tali da consentire a tutte le persone in tutte le forme di impiego, di maturare quei diritti che sono alla base dell’inclusione.

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ANTONINO IACOVIELLO, La partecipazione delle autonomie territoriali alla fase ascendente del processo decisionale europeo: i modelli organizzativi delle Regioni italiane

1. Cenni essenziali sul processo evolutivo delle relazioni tra l’Unione europea e i livelli sub-statali di governo

Il tema dei rapporti tra l’ordinamento europeo e le autonomie territoriali degli Stati membri impegna dottrina e giurisprudenza da lungo tempo; sin da subito si è evidenziato che il processo di integrazione europea ha comportato una serie di conseguenze sul sistema costituzionale degli Stati membri, investendo anche la loro articolazione territoriale.

Inizialmente l’ordinamento comunitario era del tutto indifferente rispetto all’organizzazione territoriale degli Stati membri; nel tempo, si sono poi creati i presupposti per un progressivo riconoscimento dei livelli di governo sub-statale nell’ambito del processo decisionale europeo.

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ALESSANDRO CANDIDO, Politica energetica e (s)leale collaborazione: il caso del Trans Adriatic Pipeline (TAP)

1. L’integrazione in materia energetica e le infrastrutture transeuropee: stato dell’arte

Il “caso TAP” oggetto delle recenti cronache fornisce lo spunto per riflettere sui rapporti tra Unione europea, Stati membri (con particolare riferimento all’Italia) e autonomie regionali e locali nel settore che più di ogni altro costituisce il cuore della politica estera, industriale, di sicurezza e di sviluppo dell’Europa: l’energia. Tale materia, affidata alla competenza concorrente di Unione europea e Stati membri (art. 4, § 2, lett. i, TFUE), è stata collocata dal Trattato di Lisbona tra le fonti primarie comunitarie. In particolare, tra i fini della politica energetica europea di cui all’art. 194, § 1, TFUE, si colloca la necessità di assicurare il funzionamento del mercato dell’energia, garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione, promuovere il risparmio energetico, l’efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili, nonché l’interconnessione delle reti energetiche.

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MARIA BOTTIGLIERI, La cooperazione decentrata o territoriale. Il ruolo delle autorità locali nelle politiche europee di cooperazione allo sviluppo sostenibile e di governance del fenomeno migratorio

1. Premessa

Le migrazioni che stanno interessando l’Europa negli ultimi anni in modo crescente, dovute a una pluralità articolata e complessa di concause, non costituiscono solo un fenomeno di respiro globale ma hanno un impatto diretto su Regioni ed Enti locali, spesso in prima linea nell’attuazione delle politiche di accoglienza. La percezione comune è che queste si trovino a subire, più che governare, un fenomeno di più vasta portata e che quindi l’unica interlocuzione possibile sia quella di reagire con misure-tampone dettate dall’emergenza e da indirizzi politici espressi a livello nazionale ed europeo. Anche per ovviare a questa logica, e tentare di passare da interventi di natura emergenziale ad azioni meglio pianificate, molte autonomie locali hanno iniziato a sperimentare, in modo nuovo, strumenti come la cooperazione decentrata che oggi è chiamata a interagire anche con questi fenomeni e a individuare le misure più idonee per promuovere azioni strutturali ed efficaci sui territori di provenienza di questi flussi. È questa la ragione per cui l’Unione europea e lo Stato italiano stanno progressivamente allargando alle autorità locali l’ammissibilità a vecchi o nuovi meccanismi di finanziamento delle attività di cooperazione decentrata e di quelle attinenti alle politiche migratorie.

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GIORGIO BONERBA, L’equilibrio di bilancio dopo la l. n. 164/2016. Nuovi margini per gli investimenti delle Regioni?

Introduzione. I vincoli sui bilanci regionali: dal patto di stabilità interno all’equilibrio di bilancio

Gli investimenti pubblici in opere e servizi svolgono un ruolo di forte impatto nell’economia di uno Stato, dal momento che consentono l’attivazione di circoli virtuosi nel settore privato, cui viene affidata la loro materiale realizzazione. Ove gli investimenti vengano meno, viene meno anche una delle principali spinte per lo sviluppo dell’attività economica; effetto che viene amplificato nel corso delle periodiche crisi strutturali dei sistemi capitalistici.

Negli ultimi tempi, una delle maggiori difficoltà per gli enti territoriali è stata proprio quella di effettuare nuovi investimenti. La causa più immediata di un simile blocco si può certamente rinvenire nella crisi economico-finanziaria diffusasi a livello globale a partire dal 2008. Peraltro, una portata non indifferente hanno avuto anche i vincoli di bilancio determinati a livello statale per dar seguito alle previsioni del Patto di stabilità e di crescita europeo. Tali prescrizioni, introdotte a partire dal 1997, hanno assunto tratti sempre più stringenti, riducendo i margini di manovra per le amministrazioni locali.

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SABRINA BANDERA – MARIA CHIARA CATTANEO, Il ruolo delle associazioni regionali europee nel processo decisionale europeo: stato dell’arte e prospettive

1. La partecipazione delle regioni al processo decisionale europeo: dall’indifferenza iniziale a un progressivo coinvolgimento

Il riconoscimento del contributo che le entità regionali sono in grado di apportare al processo di integrazione europea è stato lento ma progressivo. Per una lunga fase iniziale ha dominato un approccio stato-centrico, nel quale erano gli Stati membri a decidere discrezionalmente quali soggetti sub-nazionali potevano partecipare al processo decisionale europeo, in quale misura e in relazione a quali scelte politiche. È così che, per circa trent’anni dalla fondazione della Comunità economica europea (1957), il coinvolgimento degli enti regionali degli Stati membri è avvenuto unicamente in senso passivo: il livello di governo sub-statale era relegato a mero destinatario di norme e decisioni prese, senza la possibilità di un suo coinvolgimento nella fase di promozione normativa.

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LAURA LETIZIA – FLORIANA SANTAGATA, L’ordinamento finanziario plurilivello tra vincoli interni ed esterni. Alla ricerca di contrappesi tra esigenze di autonomia e propositi di accentramento

1. Introduzione. La nuova governance economico-finanziaria europea e i suoi riflessi sull’assetto interno plurilivello

L’ordinamento finanziario è la spina dorsale della nostra struttura giuridico-statale fondata – sul versante della fiscalità – sulla legalità e sui doveri di solidarietà e di concorso alla spesa pubblica per realizzare e mitigare gli interessi eterogenei dell’assetto plurilivello. Ciò nonostante, questo articolato rapporto si è sviluppato incoerentemente per molteplici ragioni tradotte in elaborazioni e applicazioni disattente ai mutamenti che si susseguivano quanto a valori, riferimenti e pratiche, impedendo l’effettivo dispiegarsi della giustizia finanziaria da realizzare attraverso un mix equilibrato degli strumenti di politica fiscale e di bilancio. Da qui, un framework evolutivo, attestato da un processo cumulativo di riforme anche costituzionali i cui risultati, tuttavia, piuttosto che delineare progressi del disegno autonomistico, ne evidenziano l’ineluttabile compromissione, impedendo l’effettiva esplicazione della (già mai pienamente espressa) autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle istituzioni territoriali.

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MONICA ROSINI, Le leggi europee regionali tra ambiziosi quadri normativi e deludenti prassi applicative: il ruolo delle Regioni nell’attuazione del diritto dell’Unione europea dopo la legge n. 234 del 2012

1. Premessa

La legge 24 dicembre 2012, n. 234 («Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea») segna l’ultimo traguardo del lungo percorso dell’ordinamento italiano verso il riconoscimento di un ruolo delle Regioni nella fase discendente del diritto dell’Unione europea.

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MICHELE BELLETTI, Quale ruolo istituzionale per Regioni e Unione europea a rischio di crisi di identità?

1. Il ruolo concepito dal Costituente per le Regioni e la deviazione già dalla prima attuazione dell’impianto costituzionale

È noto come le Regioni abbiano negli anni assunto una configurazione istituzionale diversa rispetto a quella pensata e voluta dal Costituente, di enti prevalentemente di indirizzo politico, di interposizione politica, con strutture amministrative leggere, con la conseguente previsione dell’amministrazione indiretta, contemplata in Costituzione, all’art. 118.

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ANTONIO RUGGERI, Integrazione europea e autonomia degli enti territoriali: simul stabunt vel simul cadent

1. Il carattere composito del rapporto tra Unione europea e autonomie territoriali, bisognoso di essere osservato da entrambi i poli tra i quali si intrattiene e svolge, e la natura sfuggente dell’Unione, refrattaria ad essere qualificata alla luce degli schemi della tradizione teorica, con specifico riguardo a quello di sovranità

Siamo oggi chiamati a discutere dei possibili sviluppi dell’Unione europea e del ruolo che le autonomie territoriali possono giocare in ordine al loro orientamento ed al complessivo modo di essere. Desidero tuttavia far subito notare che il titolo dato alla nostra tavola rotonda mette in mostra solo una delle due facce di un fenomeno che, in realtà, si presenta maggiormente articolato e complesso. Il rapporto tra Unione europea e autonomie territoriali può essere, infatti, riguardato da entrambi i poli tra i quali intercorre; e, così come si può fare oggetto di studio il concorso dato dalle autonomie all’avanzata del processo d’integrazione sovranazionale, si può (e si deve) altresì verificare quale apporto può il processo stesso dare alla salvaguardia dell’autonomia degli enti territoriali minori, a partire proprio dalle Regioni ed enti a queste similari presenti in ordinamenti diversi dal nostro.

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ANTONIO IANNUZZI – ALESSANDRO MORELLI, Autonomie territoriali e Unione europea: la somma di due incognite (a proposito del secondo Convegno di Diritti regionali)

Il secondo Convegno di Diritti regionali ha approfondito il rapporto tra autonomie territoriali e Unione europea, cadendo in un momento – quello dell’esplosione del caso catalano – in cui le istanze indipendentiste collidono in modo drammatico con l’ispirazione e la dinamica del processo d’integrazione sovranazionale. Il futuro delle autonomie territoriali, in Spagna come in Italia e in altri Paesi del Vecchio continente, e quello della stessa Unione europea appaiono oggi incognite la cui somma risulta indeterminabile. Dopo la Brexit, la crisi d’identità che da anni affligge l’ordinamento sovranazionale europeo sembra essere entrata in una fase acuta. L’Unione è un’entità dalla fisionomia indefinita, soggetta a fermenti dagli esiti imprevedibili. Lo studio del rapporto tra queste due incognite (il futuro delle autonomie e quello dell’Unione) appare, dunque, una sfida difficile anche se, al tempo stesso, ineludibile. Una sfida che richiede l’integrazione degli strumenti d’analisi del giurista con quelli dei cultori di altre discipline, allo scopo di offrire ai decisori politici non soltanto ricostruzioni analitiche attendibili ma anche possibili proposte d’intervento, sul piano istituzionale, per superare il grave momento di crisi.

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[Università degli Studi “G. d’Annunzio”, polo di Pescara] Frammenti di una rosa olografica. Giornate di studio su Secessioni Autonomismi Federalismi

Dal 28 febbraio al 2 marzo 2018, presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio”, polo di Pescara, avranno luogo le giornate di studio dal titolo “Frammenti di una rosa olografica. Secessionismi Autonomismi Federalismi“, sotto la direzione scientifica dei proff. Francesco Bilancia, Stefano Civitarese, Giampiero di Plinio e Romano Orrù. Le attività  si svolgeranno in 5 sessioni di 4 ore circa ciascuna, per una durata complessiva di 2 giornate e mezza, dalla mattina del 28 febbraio alla mattina del 2 marzo 2018.

Le sessioni saranno presiedute rispettivamente dai proff. Tommaso Edoardo Frosini, Beniamino Caravita, Anna Maria Poggi, Roberto Miccù e Luca Mezzetti.

L’evento è patrocinato da DPCE-Diritto Pubblico Comparato ed Europeo e dall’Associazione Italiana dei Costituzionalisti.

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[Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Giurisprudenza] Dottorato di ricerca in Scienze giuridiche – Programma di Giustizia costituzionale e diritti fondamentali (febbraio)

Si pubblica il programma delle iniziative del Dottorato di ricerca in Scienze giuridiche del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa (curriculum italo-franco-spagnolo in Giustizia costituzionale) per il mese di febbraio 2018.

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