ELENA DI CARPEGNA BRIVIO, La strana applicazione della sostenibilità al sistema delle autonomie locali. Se la politica istituzionale va a detrimento dello Stato sociale

1. Gli interventi statali sui poteri locali e le loro motivazioni

La tendenza del legislatore statale a intervenire in modo molto incisivo sul sistema delle autonomie locali è nata durante la crisi economica ed è stata ampiamente analizzata dalla dottrina che, identificando la categoria della «legislazione statale della crisi», ha efficacemente codificato i mutamenti dell’ordinamento italiano degli anni 2011-2012. In quel biennio il legislatore, quasi compulsivamente, ha prescritto: la riduzione del numero e delle indennità dei Consiglieri regionali, il dimezzamento di consiglieri e funzionari provinciali, l’obbligo di esercizio associato delle funzioni per i Comuni sotto i 1.000 abitanti, l’obbligo di gestione associata di alcune funzioni per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, la revisione delle funzioni e della composizione degli organi provinciali, la riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni ordinarie, il divieto per le Province di procedere a nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato, la riattribuzione alle Province di buona parte delle tradizionali funzioni fondamentali e l’avvio di un percorso di riduzione del loro numero, l’istituzione delle Città metropolitane e la soppressione delle corrispondenti Province, la modifica delle funzioni fondamentali dei Comuni e l’incentivazione alla fusione di Comuni, l’accorpamento delle Province.

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