CRISTINA BERTOLINO, L’incidenza degli atti normativi dell’Unione Europea sulle fonti delle autonomie territoriali: ‘ritornare alle fonti’ attraverso la logica dell’integrazione e della collaborazione

1. Le autonomie territoriali e la fase c.d. ascendente del diritto europeo

Come noto, la partecipazione delle autonomie territoriali al processo di integrazione europea è stata notevolmente implementata nell’ultimo ventennio. Tale ‘accelerazione’, e il conseguente mutamento, hanno trovato un esplicito fondamento nella trasformazione istituzionale e funzionale dell’Unione Europea, in particolare a partire dal Trattato di Maastricht, che ha avuto l’effetto di incidere in profondità sugli ordinamenti costituzionali e organizzativi degli Stati membri. Si è infatti reso necessario un maggiore coinvolgimento, nella dimensione europea e nazionale, dei livelli di governo sub-statali, in quanto risultanti, non solo oggetto delle politiche europee, ma soprattutto attori necessari per l’attuazione della normativa dell’Unione Europea. La rafforzata «dimensione comunitaria» degli enti infra-statali ha inoltre origine dalla avvertita tendenza, in atto negli Stati membri, a partire dagli anni Ottanta, a processi di decentramento territoriale. A fronte di questo accresciuto ruolo delle autonomie territoriali si può dunque ritenere oramai superata la tesi della totale «cecità» dell’Unione nei loro confronti ed elogiare lo sforzo dei Trattati europei prima, e del legislatore nazionale poi, di garantire un maggiore intervento delle Regioni alle fasi cc.dd. ascendente (diretta e indiretta) e discendente.

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