ANTONIO RUGGERI, Integrazione europea e autonomia regionale: un ossimoro costituzionale?

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1. La spinta all’accentramento venuta dall’Unione e l’ambiguo modello di autonomia delineato nella Carta costituzionale

I rapporti tra Unione europea e Stati sembrano oggi segnati da una grave contraddizione.

Per un verso, l’Unione si presenta sempre più divisa e sul punto di sfilacciarsi e dissolversi con la stessa rapidità con cui dopo la caduta del muro di Berlino è crollato il sistema istituzionale che ruotava attorno all’Unione sovietica (emblematica al riguardo la vicenda conclusasi con la Brexit: spia emblematica di un diffuso malessere che affligge l’Unione). Per un altro verso, però, i vincoli discendenti dall’Unione stessa a carico dello Stato si fanno viepiù stringenti, specie (ma non solo) al piano economico: tangibile testimonianza del fatto che il processo d’integrazione sovranazionale – pur tra non poche e gravi tensioni, oscillazioni, non colmate carenze – si porta comunque avanti erodendo quote sempre più consistenti della sovranità degli Stati a beneficio dell’Unione. Con la conseguenza che la sovranità stessa – come mi sono sforzato di mostrare in altri luoghi – appare essere condivisa tra gli enti stessi, con un riparto peraltro vario da materia a materia e persino per uno stesso ambito materiale lungo il corso del tempo. L’osservazione complessiva del quadro ci mostra, dunque, una integrazione che, nel passaggio dall’uno all’altro campo materiale, si espande ovvero contrae a fisarmonica, comunque connotata da un moto incessante sotto la spinta di congiunturali e pressanti esigenze. Non si dimentichi, peraltro, che la lettera degli enunciati dei trattati in cui è stabilito il riparto di materie e competenze tra Unione e Stati ci consegna una immagine appiattita, opaca, fin troppo laconica e reticente e, a dirla tutta, in più punti menzognera a fronte di una esperienza invece tendenzialmente e in rilevante misura debordante dal modello risultante dalla lettera stessa. Non c’è, d’altronde, da farsene meraviglia: non è forse così anche per ciò che attiene al riparto di materie e funzioni tra Stato e Regioni?

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