STEFANO AGOSTA, La controriforma degli enti locali in Sicilia ed il gioco della campana (a partire dalle riflessioni di Temistocle Martines sull’art. 15 St. SI)

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Lanciare il sasso e seguirlo nel quadrato
dove andava a finire, raccoglierlo
e poi tornare al punto di partenza senza cadere,
saltando su un piede solo era, ogni volta,
una sfida che metteva alla prova la nostra abilità.
[M. Graziosi, Il gioco della campana,
Villanova di Guidonia (RM) 2015, 1].

1. Tra «deplorevoli ritardi» e devianti interpretazioni: l’interminabile attuazione dell’art. 15 St. SI

In «mancanza in Italia di esperienze di decentramento legislativo e politico su base regionale e di validi riferimenti stranieri», lo Statuto regionale siciliano rappresenta senz’altro il «primo documento a rilevanza costituzionale dell’immediato dopoguerra in materia di autonomia regionale»: così dichiarava T. Martines, il cui pensiero è sul punto più che mai vivido ed attuale anche nel ventennale dalla scomparsa che quest’anno ricorre. Tendenzialmente sprovvista di quelle disposizioni sostanziali – sulla programmazione socio-economica e sulla partecipazione popolare, ad esempio – che avrebbero successivamente connotato invece i futuri Statuti regionali ordinari, la Carta statutaria dell’isola «appare dunque come un corpo di norme prevalentemente organizzative (…) rivolte soprattutto a consentire un primo avvio dell’autonomia concessa alla Sicilia»: talune propriamente anticipatrici dell’ordinamento costituzionale italiano per come sarebbe andato edificandosi dall’Assemblea Costituente in poi; talaltre evidentemente peculiari della realtà regionale siciliana, a motivo del mancato coordinamento formale con la neonata Costituzione italiana dello Statuto del 1946.

Sopprimendo nell’ambito della Regione siciliana le circoscrizioni provinciali (e gli organi ed enti pubblici che ne derivano) in favore dei c.d. liberi Consorzi di Comuni, tra le previsioni c.d. speciali un posto di particolare rilievo sicuramente merita l’art. 15 St. SI: frutto − a parere di T. Martines − di una «felice anticipazione» del modello statutario, tale avanzata disposizione finisce nondimeno per disperdere gran parte della propria carica innovativa nell’esperienza successiva, a causa dell’indifferenza esibita nel corso dei decenni dal legislatore siciliano. Ancora al tempo in cui il Maestro scrive, d’altro canto, l’Assemblea Regionale Siciliana non ha provveduto a dare a siffatta norma né corpo, né tantomeno implementazione: il quale già «deplorevole ritardo» – non ritenuto giustificato da «perplessità d’ordine costituzionale» ovvero «particolari tensioni al riguardo tra Stato e Regione» − «appare ancora più grave ove si osservi che spetta alla Regione ed esclusivamente alla Regione (alla sua volontà politica) di dare vita con una sua legge ad un ente intermedio quale sede di poteri di indirizzo, di programmazione e di coordinamento, nel quadro del più ampio disegno di riforma dell’amministrazione locale».

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