LUIGI D’ANDREA, Autonomie territoriali e sistema dei partiti nel pensiero di Temistocle Martines

Boulanger

1. Nell’ampia e variegata produzione dottrinale di Temistocle Martines, generosamente dispiegatasi lungo l’arco di oltre 40 anni di fervida e feconda attività di ricerca scientifica sul terreno costituzionalistico, indubbiamente uno spazio assolutamente rilevante (tanto dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo) è da assegnare a due – strettamente connesse, come subito si dirà – problematiche: la prima riguarda le relazioni tra la sfera pregiuridica e l’ordinamento giuridico, la seconda è relativa al principio di autonomia locale ed alla sua portata in seno al sistema costituzionale incardinato sulla Carta repubblicana del 1948.

Non può in alcun modo sfuggire come entrambe le tematiche conducano inevitabilmente al cuore del costituzionalismo contemporaneo, che risulta profondamente connotato dal principio democratico, “ontologicamente” abitato da un’istanza di incessanti relazioni osmotiche tra società civile e istituzioni pubbliche, mediate da un robusto e pluralistico sistema politico, nonché dall’esigenza di decentrare il potere pubblico su scala territoriale, così da garantirne ad un tempo limitazione, efficacia/efficienza ed accessibilità da parte dei cittadini. Ed è altresì del tutto evidente come tali due tematiche – lo si ribadisce, autenticamente centrali nel pensiero del Maestro messinese – non soltanto risultino intimamente connesse, ma si presentino anche l’una funzionale al contenimento di possibili degenerazioni dell’altra (si direbbe, perciò, che si siano reciprocamente necessarie): il valore dell’autonomia territoriale, traducendosi in una significativa divisione e distribuzione del potere pubblico sul territorio, si pone come prezioso presidio rispetto al sempre incombente rischio di pericolosa (dal punto di vista dei valori del costituzionalismo contemporaneo, naturalmente…) concentrazione del potere dei governanti, preludio di una praticamente imparabile degenerazione autocratica dello stesso…; l’istanza di costante osmosi tra realtà pregiuridica (intrinsecamente politica, secondo l’insegnamento di Martines) e ordinamento giuridico assicura che l’articolata rete di relazioni tra i diversi livelli territoriali in cui si articola entro un ordinamento autonomistico l’organizzazione del pubblico potere non si rinchiuda autoreferenzialmente entro il protetto recinto dell’apparato autoritativo, ma rimanga costantemente aperta alla dinamica sociale ed alla trama dei bisogni e degli interessi da questa emergenti.

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