LUCA BUSCEMA, La libertà di culto nella Repubblica delle autonomie

Voltaire

1. Le molteplici declinazioni della libertà religiosa nello Stato laico e pluralista

La libertà religiosa, ovvero il diritto di professare la propria fede in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume, si innesta, in positivo, nell’ambito del processo di formazione ed esplicazione della personalità di ogni individuo, «nelle forme esteriori in cui siffatta libertà può manifestarsi, giacché la libertà di coscienza in materia religiosa – cioè la libertà di credere o non credere in una entità trascendente – attiene al foro interno di ciascuno».

In negativo, poi, essa assurge alla stregua di «libertà da ogni coercizione che imponga il compimento di atti di culto propri di questa o quella confessione da persone che non siano della confessione alla quale l’atto di culto, per così dire, appartiene», ovvero rileva nei termini di libertà da costrizioni che possano confliggere, irrimediabilmente, con la coscienza religiosa di taluno.

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