NICOLA LUPO, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

LUISS_Guido_Carli_sede-viale-pola1. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

La risposta a questo interrogativo è invero assai aperta, dipendendo molto da quale attuazione riceveranno le norme costituzionali sul nuovo Senato. Certo, dal testo costituzionale si ricava una serie di indicazioni che spingono chiaramente a valorizzare il cleavage territoriale rispetto a quello politico-partitico e a quello istituzionale. Solo se il cleavage territoriale risulterà davvero significativo – così come il disegno di legge costituzionale sembra presupporre – il Senato potrà svolgere un ruolo autonomo e potrà assolvere alle ambiziose funzioni che il disegno costituzionale gli attribuisce, tra le quali spicca quella di “raccordo” tra i diversi livelli territoriali.

Nella storia repubblicana siamo stati abituati ad un’idea di rappresentanza politica come sinonimo di rappresentanza partitica: il cleavage partitico si è proposto come pressoché unica chiave di lettura delle dinamiche della Camera e del Senato (non a caso a lungo sostanzialmente convergenti). Il “mito” fondativo della rappresentanza politica come rappresentanza della nazione ha potuto piuttosto agevolmente convivere con un’articolazione dei parlamentari sulla sola base del partito (nazionale) di appartenenza, inteso come tendenzialmente coincidente con quello nelle cui liste il parlamentare è stato eletto. Sono perciò finite in secondo piano tutte le altre caratteristiche del parlamentare: provenienza territoriale, religione, sesso, età, professione, interessi settoriali rappresentati, e così via.

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