PAOLO GIANGASPERO, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

Universita Trieste1. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

“Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”. È difficilmente revocabile in dubbio che questa disposizione, destinata ad essere introdotta come quinto comma dell’art. 55 Cost., abbia un ruolo assolutamente centrale nella complessiva architettura della legge di riforma oggi giunta alla vigilia dell’esame in seconda lettura da parte della Camera dei Deputati. Facendo seguito a molte, differenti (e spesso confuse) iniziative in questo senso già presenti in vecchie ipotesi di revisione della Costituzione, essa aspira a inserire in sede di istituzioni centrali un’istanza rappresentativa dei livelli locali di governo, ed in particolare di quello regionale (e dunque a risolvere un problema “storico” del nostro sistema regionale). È alla luce di questa norma che si può leggere buona parte dell’architettura della riforma, sia per quanto attiene alla revisione del titolo V, parte II, della Cost. (e dunque al versante della forma di Stato), sia anche per quanto riguarda il fronte della forma di governo. Eliminato il vincolo della doppia fiducia al Governo e drasticamente ridotta la necessità di una doppia deliberazione delle leggi, infatti, anche i profili che attengono alla possibilità che il Senato operi come “contropotere” rispetto ad un circuito fiduciario – quello tra Governo e Camera dei Deputati – che il testo costituzionale e – più incisivamente – la recente legge elettorale paiono voler rafforzare sembrano essere strettamente legati al tipo di rappresentanza espresso dalla seconda camera.

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