ANTONIO SAITTA, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

Facoltà_di_Girurisprudenza_-_Messina1. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

Le conseguenze della presenza di consiglieri regionali e sindaci nel Senato sono strettamente condizionate dalle competenze attribuite dalla riforma a questa Camera. Nonostante gli innegabili miglioramenti del testo apportati nei vari passaggi parlamentari (in specie, ad opera della Commissione Affari costituzionali del Senato), credo che il Senato avrà comunque un ruolo marginale nella direzione dello Stato. A parte le poche materie di competenza legislativa pienamente bicamerale (sulla base dell’esperienza, non credo che saranno, ad essere ottimisti, molto di più di un paio l’anno) e il fatto che nelle altre l’ultima parola spetterà alla Camera dei Deputati, le rimanenti competenze avranno pochissima capacità di incidere sulla vita effettiva dello Stato. Non mi è chiaro, infatti, in cosa potrà concretamente consistere la partecipazione «alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea» dato che il Senato non potrà intervenire, sia in fase ascendente che discendente, né con atti normativi né con atti di indirizzo politico rivolti al Governo.

Neppure riesco a ben comprendere come potrà valutare «le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica[re] l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori», senza disporre di strumenti dotati di efficacia precettiva e, ancora una volta, di indirizzo politico.

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