MARIA ELISA D’AMICO, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

Festa_del_Perdono_Facciata_Milano1. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

La presenza di sindaci e di consiglieri regionali nel nuovo Senato è coerente rispetto alla scelta di costruire un organo deputato a rappresentare le “Istituzioni territoriali” (art. 55 Cost.) e non già le “comunità territoriali”, le quali trovano infatti la sede specifica della propria rappresentanza negli organi elettivi regionali e comunali. Di qui dunque l’opzione per un sistema di elezione di secondo grado dei nuovi senatori (opzione a sua volta coerente, a mio avviso, con la circoscrizione del rapporto fiduciario al solo raccordo Camera-Governo: come infatti giustificare la perdita del potere di sfiduciare l’Esecutivo mantenendo intatta la legittimazione diretta dei senatori?). Vero è che a seguito della modifica da ultimo apportata al Senato al testo del disegno di legge costituzionale, quest’ultimo stabilisce che l’elezione dei sentori dovrà avvenire “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”, ma da un punto di vista formale, sebbene i cittadini saranno chiamati ad esprimere un voto destinato ad incidere anche sulla composizione del Senato, questo voto non produrrà effetti diretti, rimanendo indispensabile l’“intermediazione” dei Consigli regionali.

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