ROBERTO BIN, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

Ferrara_011. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

Il nuovo Senato è una pagina bianca, che è ancora tutta da scrivere. Al contrario del testo proposto dal Governo, che dava al Senato una fisionomia intellegibile (ancorché senz’altro migliorabile), il testo licenziato dalle Camere è troppo confuso per consentire previsioni. In parte bisognerà vedere come le regioni disciplineranno l’elezione dei senatori; poi sarà necessario capire come il Senato forgerà il suo regolamento interno e la sua stessa organizzazione (che ruolo avrà l’Ufficio di presidenza? Ci saranno gruppi parlamentari? Ci saranno commissioni permanenti per materia? Come verranno organizzati i gruppi di lavoro per istruire le deliberazioni? Come sarà strutturato lo staff? ecc.).

Il rischio è che si parta con un modello tradizionale di “camera parlamentare” inzeppato di regole procedurali e poi ci si scontri con la difficoltà di assicurare il numero legale per le (troppe) deliberazioni previste: consiglieri regionali e, soprattutto, sindaci hanno altro da fare che starsene a Roma (gravando sul bilancio dell’ente di appartenenza) per assicurare il funzionamento di una macchina decisionale che rischia di essere ben poco rilevante. Infatti, siccome è del tutto evidente che il nuovo Senato non toglierebbe alcun compito all’attuale sistema delle Conferenze (su cui la riforma avrebbe dovuto puntare per migliorare l’assetto della collaborazione inter-istituzionale), il peso politico del Senato potrebbe rivelarsi assai scarso. I Presidenti delle Regioni ambiranno a essere eletti al Senato? Probabilmente no (salvo che il regolamento interno non s’inventi qualche inaccettabile forma di supplenza/sostituzione che consenta loro di starsene nel loro capoluogo a governare), essendo più interessati semmai al lavoro delle Conferenze: ma allora i sindaci, capi dell’amministrazione comunale, che interesse avranno a discutere con i consiglieri regionali, che delle questioni amministrative ben poco sono pratici?

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