IDA ANGELA NICOTRA, Le riforme costituzionali all’ultimo miglio

Catania_Palazzo_Universita1. La riforma costituzionale disegna un bicameralismo “asimmetrico”. Lo scopo è chiaro e condivisibile: creare una seconda Camera rappresentativa dei territori e non collegata al Governo dal rapporto fiduciario. Come ho avuto più volte modo di sottolineare, anche in sede di audizioni dinanzi alle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, ragioni di coerenza sistematica con il nuovo assetto bicamerale avrebbero dovuto indurre a preferire di gran lunga l’originaria versione del ddl Renzi-Boschi, che prevedeva l’elezione di secondo grado dei componenti del Senato; ragioni, tuttavia, sacrificate per assicurare una maggiore agibilità politico-parlamentare in vista del buon esito della riforma.

La versione finale dell’art. 1 che riscrive l’art. 55 della Costituzione, frutto di aggiustamenti emendativi, prescrive una soluzione di compromesso, secondo la quale «la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge (…)». Legge chiamata a stabilire «le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione della carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio».

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