FULVIO CORTESE, Risposte ai quesiti del Forum di Diritti regionali sulla riforma costituzionale

Facoltà_di_Giurisprudenza_-_Università_degli_Studi_di_Trento1. Quale impatto avrà sull’assetto ordinamentale la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali nel nuovo Senato e quale idea di rappresentanza politica emerge dal nuovo bicameralismo disegnato dalla riforma costituzionale?

L’impatto della nuova disciplina sulla composizione del Senato potrà configurarsi in modo assai variabile e, allo stato, difficilmente intuibile.

È indubitabile che la presenza di consiglieri regionali e sindaci abbia il significato, almeno sul piano declamatorio, di innervare un ramo del Parlamento con le voci delle comunità territoriali e, in tal modo, di rendere il procedimento legislativo statale un po’ più “repubblicano” di quanto non lo sia stato finora.

Come è stato già evidenziato da alcuni, però, i senatori verrebbero comunque “pescati” da un “paniere” nel quale sono stati previamente “collocati” mediante regole di appartenenza politica di carattere prevalentemente nazionale: è assai nota, e tradizionale (salvo rarissimi casi), l’assenza, sui territori regionali come su quelli locali, di forze politiche realmente vocate a quegli specifici bacini elettorali; ed è altrettanto nota la trasformazione che movimenti e gruppi politici che pur erano nati in simili orizzonti hanno progressivamente vissuto nel momento in cui si sono affacciati ad essere utili partner di coalizioni strumentali alla formazione di Governi statali. Potrebbe facilmente accadere, quindi, che, in Senato, i “prescelti” conformino la propria azione secondo gli orientamenti del partito o della coalizione nazionale di appartenenza anziché per convergenza effettiva di interessi territoriali.

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