FELICE GIUFFRÈ, Editoriale. Riflessioni sulle riforme costituzionali, in vista di un traguardo a lungo atteso

Roma, Palazzo Madama

Ci risiamo. Ancora una volta. Mentre le Camere si apprestano a votare il d.d.l. di revisione costituzionale recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” nel Paese e, naturalmente, nella comunità scientifica, si riaccende il dibattito sul metodo e sul merito della riforma.

Sono trascorsi quasi quattro decenni da quando, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, con il progetto di “grande riforma” presentato dal Partito Socialista Italiano e, subito dopo, con la Commissione “Bozzi” (1983-85), si è iniziato a parlare di “riforme costituzionali” e non di semplici, puntuali revisioni di talune disposizioni della Carta del 1948.

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