ANTONIO SAITTA, L’autonomia siciliana alla prova della riforma costituzionale

Palermo Normanni

1. Considerazioni introduttive e la “mitologia” statutaria

È sicuramente opportuno, mentre il percorso delle riforme costituzionali sembra avviato verso la fase finale e decisiva, fare un bilancio dell’autonomia siciliana a settant’anni dall’emanazione dello Statuto speciale. Le prospettive della specialità, infatti, non potranno prescindere dalle vicende che hanno segnato un periodo di storia costituzionale così ampio e variegato quanto a contesti economici, sociali, politici e istituzionali lungo i quali la storia dell’autonomia siciliana si è sviluppata. È preziosa, quindi, quest’occasione di riflessione interdisciplinare che il Dipartimento di Studi Europei e della Integrazione Internazionale dell’Università di Palermo offre a tutti noi e alla comunità scientifica.

Nel dibattitto politico – non in quello scientifico, come abbiano avuto conferma dalle belle relazioni che hanno preceduto questo mio intervento – il modello di autonomia disegnato dallo Statuto del ‘46 è diventato assai presto, e continua purtroppo ad essere per molti, un autentico mito, seguendo in ciò una certa idea di “sicilianismo” che ha radici assai antiche. Si vagheggia ancora oggi un modello di autonomia che, tratteggiato nello Statuto, non è stato, non avrebbe potuto essere e – troppo facile dire oggi – non potrà essere mai realizzato. Così il mito dell’autonomia “tradita”, dello Statuto violato, lascia trasparire un mai appagato anelito di indipendenza, e al tempo stesso è diventato una gabbia dalla quale il dibattito stenta ad uscire.

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Per gentile concessione della Rivista A.I.C.

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