ANNAMARIA POGGI, Le Regioni e il diritto regionale per la riforma dello Stato

Torino-mole

Ho ricevuto dai promotori di questa Rivista l’invito a rispondere ad alcuni interessanti (e quanto mai opportuni) interrogativi concernenti lo studio e la disciplina del diritto regionale. Risponderò alle sollecitazioni, soffermandomi dapprima sui singoli quesiti, per poi proporre alcune riflessioni sulla “questione” regionale in Italia.

1. Il primo quesito chiede di riflettere sul “futuro” degli studi regionali nel nostro Paese, in relazione ad almeno due possibili condizionamenti negativi: il recente indirizzo politico governativo riguardante le Regioni e l’accresciuto ruolo dell’U.E. sul fronte normativo.

Per quanto attiene la prima parte del quesito, il riferimento immediato è a quella parte del d.d.l. di revisione costituzionale che contiene un netto ridimensionamento del potere legislativo delle Regioni e che, dunque, potrebbe condurre a ritenere che un diminuito peso regionale all’interno del sistema politico-istituzionale possa condurre ad una sorta di svuotamento della disciplina del diritto regionale e ad una diminuzione di interesse scientifico per la questione regionale nel suo complesso.

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