ROBERTO BIN, Lo studio del diritto regionale: metodologia e prospettive di una disciplina in declino

Roma

1. Non c’è dubbio che il diritto regionale abbia perso d’interesse per gli studiosi. Da quando? Il tempo non spiega la causa, ma la causa si colloca nel tempo.

La riforma del Titolo V del 2001 aveva suscitato molte attese e attratto molto interesse. Forse troppo, perché era una riforma piena di fughe in avanti ma con i lacci delle scarpe aggrovigliati. Appariscenti rovesciamenti delle prospettive (la Repubblica che si compone a partire “dal basso”, il rovesciamento in senso federale del riparto delle competenze, la professione di fede nella sussidiarietà…) hanno stimolato ricostruzioni fantasiose dell’assetto dei poteri in Italia, come se, smentendo i saggi moniti di Edmund Burke, una rivoluzione nell’assetto costituzionale di un paese si potesse davvero compiere per decreto. Eppure la fantasia dei teorici ha tratto slancio e entusiasmo dalla riforma e ha prodotto tanti contributi che spiegavano come il sistema si sarebbe messo a funzionare in maniera del tutto diversa dal passato.

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