[Corte cost., n. 114/2014] La Corte costituzionale dubita della compatibilità fra il vigente (e preventivo) controllo di legittimità delle leggi regionali siciliane, affidato al Commissario dello Stato, ed il complessivo sistema di garanzia delle autonomie territoriali: “meglio tardi che mai?”

Palermo, Palazzo dei Normanni (ingresso principale)

Nell’ambito del giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 4 della delibera legislativa della Assemblea Regionale Siciliana, relativa al disegno di legge n. 579-607, stralcio I-623 (cfr. “Disposizioni finanziarie urgenti per l’anno 2013. Disposizioni varie”), promosso dal Commissario dello Stato per la Regione siciliana (reg. ric. n. 100/2013) la Corte costituzionale ha sollevato innanzi a sé stessa questione di legittimità costituzionale dell’art. 31, co. 2, l. 87/1953 – limitatamente alle parole «Ferma restando la particolare forma di controllo delle leggi prevista dallo statuto speciale della Regione siciliana» – in riferimento agli artt. 127 Cost. e 10 l. cost. 3/2001.

Preliminarmente il Giudice delle leggi osserva che l’attuale condizione del controllo, in via diretta, delle leggi delle Regioni è il frutto delle modificazioni introdotte, nel sistema di giustizia costituzionale, a seguito della approvazione della l. cost. 3/2001 (c.d. “riforma del Titolo V”); e ciò anche con riferimento agli Enti ad autonomia speciale, nei confronti dei quali la giurisprudenza costituzionale ha progressivamente esteso il regime di controllo sulle leggi delle Regioni ordinarie, previsto dall’art. 127 Cost., atteso che «la soppressione del meccanismo di controllo preventivo» e l’applicazione della disciplina costituzionale richiamata «si traduce in un ampliamento delle garanzie di autonomia» e «realizza una forma più ampia di autonomia» coerente, appunto, con la clausola di “maggior favore” stabilita per i medesimi Enti nell’art. 10, l. cost. 3/2001 (cfr. Corte cost., sentt. 408/2002; 533/2002; ord. 377/2002).

Per vero – e senza scendere in dettagli – la questione del controllo sulle leggi regionali siciliane era già stata esaminata in sede di legittimità costituzionale, e proprio alla stregua della suddetta “clausola di maggior favore”, tuttavia in modo difforme da quanto affermato per gli altri Enti ad autonomia speciale: in specie la Corte aveva concluso per la perdurante applicabilità del sistema statutario di controllo (i.e. “preventivo”) delle leggi siciliane, in quanto esso era stato ritenuto «non comparabile» con quello previsto dall’art. 127 Cost., con la conseguenza che «non potesse essere individuato il regime più favorevole fra i due» (cfr. Corte cost., sent. 314/2003).

Tanto premesso – rileva però, ora, la Corte – il sistema di controllo vigente per le leggi della Regione siciliana sembra effettivamente connotato da un minor grado di garanzia dell’autonomia rispetto a quello previsto dall’art. 127 Cost., proprio perché avente natura “preventiva” ed in base alla consolidata interpretazione, che considera meramente “ordinatorio” il termine statutario di venti giorni per la definizione del giudizio. Pertanto – si conclude – appare necessario estendere, anche alla Regione siciliana, il sistema di impugnativa delle leggi regionali previsto dal riformato art. 127 Cost., in quanto esso stesso espressione di una «forma di autonomia più ampia» rispetto al sistema di impugnazione attualmente in vigore, e ritenuto che la «soppressione del meccanismo di controllo preventivo» si traduce comunque in «un ampliamento delle garanzie di autonomia» (cfr. Corte cost., sentt 408 e 533/2002; nonché ord. 377/2002) realizzandone indi una «forma più ampia» coerente con la formula utilizzata nel citato art. 10, l. cost. 3/2001.

In attesa dell’esito dell’incardinato giudizio di legittimità – nonché di un più articolato commento all’orientamento che la Corte costituzionale esprimerà in merito – pare dunque che sia giunto al “capolinea” l’istituzione del Commissario dello Stato presso la Regione siciliana.

Roberto Di Maria

Foto | Wikipedia.org

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