Il Parlamento catalano propone al Congresso dei deputati di trasferire alla Comunità Autonoma la competenza per convocare il referendum sul proprio futuro politico: excusatio non petita…

Parlamento della CatalognaCon la risoluzione 479/X, dello scorso 16 gennaio, il Parlamento catalano ha trasmesso al Congresso dei deputati una proposta di legge organica di delega alla Comunità Autonoma  della competenza per autorizzare, convocare e celebrare un referendum sul futuro politico della Catalogna.

Hanno votato a favore, superando il 60%, i rappresentanti di Convergència i Unió, Esquerra Republicana de Catalunya, Iniciativa per Catalunya Verds – Esquerra Unida i Aternativa e tre deputati del Partido Socialista Catalán. Il resto del PSC ha votato contro, insieme con il Partido Popular e Ciutadans.

Il preambolo della risoluzione esprime la ratio e il fondamento della decisione, poiché fa riferimento alle ripetute occasioni in cui il «popolo catalano» ha manifestato un evidente desiderio di autogoverno, richiama il concetto di identità e il progressivo recupero delle istituzioni storiche del territorio.

Come era prevedibile, vengono citate la riforma statutaria del 2006 e la relativa sentenza del Tribunale costituzionale, la 31 del 2010, la quale viene tacciata di aver bloccato l’evoluzione giuridica e politica della Catalogna. Si ricordano, poi, le manifestazioni svoltesi tra il 2010 e il 2013, qualificate come foriere di una «nuova dimensione delle aspirazioni nazionali» e si ripercorre la serie di risoluzioni adottate dallo stesso Parlamento autonomico.

Dopo un articolato rimando al principio democratico nella Carta fondamentale del 1978 e nello statuto, la risoluzione allude a una «chiara e inequivocabile volontà» dei cittadini e delle forze politiche di maggioranza di celebrare una consultazione popolare sul futuro politico della Comunità Autonoma: ipotesi considerata fisiologica sia alla luce del confronto con i casi di Québec e Scozia sia in virtù della natura di nazionalità che la Costituzione le riconosce all’art. 2.

Un referendum consultivo di questa portata viene ritenuto ammissibile perché non vietato espressamente dalla Costituzione e comunque avente un contenuto – il dret a decidir – che non è oggetto di uno specifico divieto. Al punto III, il preambolo definisce questo strumento come la formula più adeguata per mettere in moto un procedimento democratico, senza conclusioni precostituite, dal momento che le conseguenze dipenderanno dalla negoziazione politica e dall’implementazione dei risultati nel rispetto della legalità (non escludendosi una revisione costituzionale).

L’art. 149.1.32 della Costituzione (nonché la l.org. 2/1980) comprende la convocazione dei referendum tra le competenze esclusive dello Stato.

Il Parlamento autonomico invoca, quindi, l’applicazione dell’art. 150.2, che prevede il trasferimento o la delega alle CC.AA. di una materia statale suscettibile di trasferimento o delega. I parlamentari catalani argomentano che in questo caso, trattandosi di un voto consultivo relativo a un territorio specifico, la competenza potrebbe senz’altro essere demandata alla Catalogna.

Anche alla luce della giurisprudenza costituzionale previa, ciò che si chiede alle Cortes Generales è l’approvazione di una legge organica, unica fonte abilitata a disciplinare strumenti referendari diversi da quelli previsti in Costituzione.

Con un nuovo riferimento al principio democratico, il preambolo prosegue affermando che il risultato delle urne comporterà un obbligo per lo Stato e la Generalitat, quello di negoziare in modo leale, senza dilazioni, al fine di definire le fasi per trasformare la volontà del popolo in una realtà giuridica.

La futura legge organica, dunque, costituirebbe la norma-quadro per il coordinamento tra il livello centrale e quello autonomico, suggellando il reciproco impegno di collaborazione.

Questo è il testo della risoluzione:

«1. Es delega a la Generalitat de Catalunya la competència per a autoritzar,

convocar i celebrar un referèndum consultiu perquè els catalans es pronunciïn

sobre el futur polític col·lectiu de Catalunya, en els termes que s’acordin amb el

Govern de l’Estat i amb les condicions que estableixen els apartats 2, 3 i 4.

2. El referèndum s’ha de convocar i celebrar abans que no finalitzi l’any 2014, i

no pot coincidir amb períodes electorals ni amb una data d’alt contingut

simbolicopolític.

3. La convocatòria del referèndum l’ha de fer el Govern de la Generalitat.

4. El procediment per a fer el referèndum i les seves garanties són els que

determinen la legislació dels processos referendaris i electorals i, si escau, el

decret del Govern de la Generalitat que convoqui el referèndum».

 Sabrina Ragone

Wikipedia.org

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3 risposte a Il Parlamento catalano propone al Congresso dei deputati di trasferire alla Comunità Autonoma la competenza per convocare il referendum sul proprio futuro politico: excusatio non petita…

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