[AGCM, provv. 28.11.2013, n. 24618] Incompatibilità tra sindaco e sottosegretario: il caso De Luca

Salerno

Il provvedimento sull’incompatibilità tra le cariche di sindaco e sottosegretario ricoperte da Vincenzo De Luca, pubblicato in un recente bollettino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, riporta all’attenzione un giuridico di cui questo sito si è già occupato in più di un’occasione, qualche tempo fa (v. qui, con collegamenti alle segnalazioni precedenti), e sul quale è utile ora fare il punto della situazione.

1.-        Il principio è quello sancito dall’art. 13, comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148: dalla data di indizione delle prime elezioni nazionali successive (quindi dal dicembre 2012), le cariche di deputato e senatore, nonché le cariche di governo come definite dalla legge sul conflitto d’interessi (legge 20 luglio 2004, n. 215, art. 1, comma 2) sono incompatibili «con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi, alla data di indizione delle elezioni o della nomina, popolazione superiore a 5.000 abitanti».

In questo modo, il legislatore ha anticipato, di poco, la sentenza n. 277 del 2011, che, interpretando in modo rigoroso e geometrico la ratio del divieto di cumulo, ha annullato gli artt. 1-4 della legge sulle incompatibilità parlamentari (15 febbraio 1953, n. 60), nella parte in cui non prevedevano l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di comune con oltre 20.000 abitanti (anche il TUEL è stato poi adeguato, con la sentenza n. 120 del 2013). Come è evidente, la pronuncia della Corte ha una portata più limitata di quella poi assunta dalla legge del 2011, perché si riferisce solo alle cariche parlamentari e solo ai comuni con oltre 20.000 abitanti; ma ha anche un’efficacia temporale più ampia, per la consueta retroattività (salvi i rapporti esauriti).

Più recentemente, è intervenuto un emendamento apportato in sede di conversione al cd. decreto del fare (decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, art. 29-bis): le incompatibilità di cui al decreto-legge n. 138 del 2011 non si applicano alle cariche monocratiche di governo di enti territoriali attribuite con elezioni anteriori all’entrata in vigore dello stesso decreto-legge, se tali enti hanno un numero di abitanti compreso tra 5.000 e 20.000.

Di conseguenza, per le cariche monocratiche attribuite in elezioni amministrative successive a questa data, vale il regime di incompatibilità previsto dal decreto-legge. Per le cariche attribuite in elezioni amministrative anteriori, la soglia demografica che determina l’incompatibilità è quella più alta, di 20.000 abitanti, considerata nella sentenza costituzionale. Tuttavia, in questo stesso regime transitorio, il legislatore ha esteso l’incompatibilità anche alle cariche di governo nazionale, non considerate dalla Corte costituzionale.

In effetti, però, ben prima del 2011, l’art. 2, comma 1, lett. a), della legge n. 215 del 2004 vietava al titolare di cariche di governo, nello svolgimento del proprio incarico, di ricoprire cariche o uffici pubblici diversi dal mandato parlamentare e dalle stesse cariche di governo e non inerenti alle medesime funzioni (salvo eccezioni qui irrilevanti).

2.–        L’AGCM considera ora il caso di un sindaco di un grande comune (Salerno), eletto il 16 maggio 2011 e nominato successivamente, il 3 maggio 2013, sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti.

Il procedimento per la verifica dell’incompatibilità, in realtà, è andato avanti su impulso più dell’Autorità che dell’interessato. Quest’ultimo, come risulta dal provvedimento, ha reso la dichiarazione sull’incompatibilità solo su sollecitazione degli uffici dell’Autorità; ed è stata sempre l’Autorità a invitarlo a risolvere la situazione, prima, e, poi, ad avviare il procedimento per l’accertamento della stessa.

Sorvolando sulle questioni procedurali, e concentrandosi su quelle sostanziali, l’AGCM afferma che le norme del 2011 (e, quindi, anche quelle del 2013) hanno modificato implicitamente la disciplina originaria del 2004 e si ritiene competente ad agire per promuovere l’osservanza della nuova disciplina.

Di conseguenza, è da ritenere che attualmente, essendosi celebrate le elezioni della XVII Legislatura, le cariche di governo, come definite dalla legge n. 215:

–        sono compatibili con la carica di sindaco di comuni con un numero di abitanti fino a 5.000;

–        sono compatibili con la carica di sindaco di comuni con un numero di abitanti superiore a 5.000 e fino a 20.000, ma solo transitoriamente, vale a dire purché la carica sia stata attribuita in elezioni amministrative anteriori all’entrata in vigore del decreto-legge n. 138 del 2011;

–        sono incompatibili con la carica di sindaco di comuni con un numero di abitanti superiore a 20.000.

Avendo Salerno ben più di 20.000 abitanti, per il suo sindaco ricorre l’ipotesi di cui al terzo punto.

L’AGCM lo afferma, rilevando che l’incompatibilità sussiste e non è stata ancora rimediata: il sindaco non si è dimesso avendo il consiglio comunale solo avviato, ma non ancora concluso il procedimento destinato a chiudersi, occorrendo, con la dichiarazione di decadenza, di cui all’art. 69 TUEL.

3.–        Ciò non era, in realtà, contestato nemmeno dallo stesso De Luca, il quale, a quanto si legge nel provvedimento, a propria difesa avrebbe fatto valere un altro argomento: la sua nomina non è stata a semplice sottosegretario, ma a vice ministro; però, pur avendo prestato giuramento nella prima qualità, non ha ancora ricevuto le deleghe e, quindi, i poteri che sostanziano l’una e l’altra carica; sicché l’incompatibilità non sarebbe effettivamente sussistente.

L’AGCM accoglie l’argomento con riferimento alla carica di viceministro, ma non a quella di sottosegretario.

Effettivamente, l’attribuzione della prima carica non si è perfezionata, perché a De Luca non è stata conferita la delega – con atto del Ministro competente, approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del Presidente del Consiglio – per aree o progetti di competenza di uno o più dipartimenti o direzioni generali, come richiesto dall’art. 10, comma 3, della legge n. 400 del 1988. Invece l’ingresso nella carica di sottosegretario, con il più circoscritto ruolo di cui al primo periodo dello stesso comma 3, avviene con il puro e semplice giuramento, a norma dei commi 1 e 2 del cit. art. 10: da quel momento il sottosegretario acquista la funzione di collaborazione con il ministro, a prescindere dall’attribuzione o meno di eventuali deleghe, più o meno ampie.

Per questo, l’AGCM dichiara sussistente la situazione di incompatibilità, ponendo le premesse per le successive azioni finalizzate a far dichiarare la decadenza, a norma dell’art. 6 della legge n. 215 del 2004.

Secondo indiscrezioni di stampa, la vicenda avrebbe avuto poi imprevisti sviluppi politici, che ovviamente in questa sede interessano meno dei principi in diritto affermati dall’AGCM.

Michele Massa

Foto | Wikipedia.org

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