[Corte cost., sent. 254/2013] Edilizia sportiva: la Corte definisce il riparto di competenza Stato-Regioni

La regione Veneto ha contesta la legittimità costituzionale dei co. 1 e 2, art. 64, d.l. 83/2012, nella parte in cui è prevista l’istituzione – presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – di un Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva, finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti o alla ristrutturazione di quelli già esistenti; nonché ove si prevede che i criteri per l’erogazione delle risorse in questione siano definiti attraverso un decreto – avente natura non regolamentare – adottato dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, di concerto con quello dell’economia e delle finanze, sentiti il CONI e la Conferenza unificata Stato Regioni.

Secondo la Regione ricorrente, infatti, tali disposizioni si pongono in contrasto, rispettivamente, con l’art. 119, essendo inibito allo Stato di prevedere l’istituzione di fondi vincolati nelle materie di competenza regionale, e con gli artt. 117, co. 6, e 120, essendo prevista la adozione di atti aventi contenuto sostanzialmente regolamentare, in ambiti materiali rimessi alla competenza concorrente regionale, anche in violazione del principio della leale collaborazione fra Stato e Regioni.

Nella sentenza 254/2013 la Corte costituzionale risponde, ritenendo fondata la questione di legittimità costituzionale.

La collocazione materiale della disciplina afferente alla edilizia sportiva – ovverosia la ripartizione delle competenze sugli impianti e sulle attrezzature – è ritenuta nel senso che lo Stato sia pienamente legittimato a programmare ed a decidere gli interventi sugli impianti e sulle attrezzature necessari per l’organizzazione delle attività sportive agonistiche; le Regioni possono vantare, piuttosto, la corrispondente competenza in relazione all’organizzazione delle attività sportive non agonistiche (cfr. Corte cost., sent. 517/1987); in specie «non è dubitabile che la disciplina degli impianti e delle attrezzature sportive rientri nella materia dell’ordinamento sportivo e che in merito alla stessa operi il riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni sancito dall’art. 117, terzo comma» (cfr. Corte cost., sent. 424/2004).

Nella fattispecie in esame, il fondo è finalizzato non tanto a favorire l’attività sportiva agonistica quanto, invece, destinato allo «sviluppo ed alla capillare diffusione della pratica sportiva a tutte le età e tra tutti gli strati della popolazione»; si tratta di un profilo della materia che rientra, dunque, nell’alveo di competenza concorrente regionale dell’«ordinamento sportivo» di cui all’art. 117, co. 3.

Oltre a ciò, la Corte rileva che «l’art. 119 vieta al legislatore statale di prevedere, in materie di competenza legislativa regionale residuale o concorrente, nuovi finanziamenti a destinazione vincolata, anche a favore di soggetti privati. Tali misure, infatti, possono divenire strumenti indiretti, ma pervasivi, di ingerenza dello Stato nell’esercizio delle funzioni delle Regioni e degli enti locali, nonché di sovrapposizione di politiche e di indirizzi governati centralmente a quelli legittimamente decisi dalle Regioni negli ambiti materiali di propria competenza», in particolare quando la finalizzazione è specifica e puntuale (cfr. anche Corte cost., sentt. 50 e 168/2008; 201/2007; 118/2006).

Per i superiori motivi, la Corte costituzionale dichiara indi l’illegittimità costituzionale dell’art. 64, co. 1 e 2, d.l. 83/2012 (cfr. «Misure urgenti per la crescita del Paese») convertito, con modificazioni, dall’art. 1, co. 1, l. 134/2012.

Roberto De Maria

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