[Corte cost., n. 274/2013] Grandi infrastrutture fra principio di leale collaborazione e Statuti speciali

Roma, Palazzo della Consulta 3

La Corte costituzionale, dopo aver riunito tre ricorsi depositati dalla Regione Veneto e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, con sentenza n. 274/2013 ha dichiarato l’incostituzionalità degli artt. 16, comma 10-bis, e 17-ter, comma 5, del D.L. n. 83/2012 (cd. “decreto sviluppo”). Le questioni avevano ad oggetto le norme relative alla realizzazione di una grande infrastruttura di interesse strategico e di carattere interregionale quale il completamento dell’autostrada A31 nella Provincia di Trento.

In particolare, la prima delle menzionate disposizioni prevedeva che, «Al fine di garantire l’approvazione in tempi certi del progetto definitivo del prolungamento a nord dell’autostrada A31, già compresa nelle Reti transeuropee dei trasporti (TEN-T), secondo le procedure di cui alla Legge 21 dicembre 2001 n. 443, […] l’intesa generale quadro prevista dall’articolo 161, comma 1, del codice di cui al Decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, deve essere raggiunta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

La Corte costituzionale ritiene di accogliere i rilievi troncanti della difesa della Provincia di Trento, per i quali costituisce «un insuperabile motivo di illegittimità costituzionale la predeterminazione di un termine irragionevolmente breve, non accompagnato da adeguate procedure per garantire il prosieguo delle trattative tra i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera, in caso di mancato raggiungimento di un accordo nel breve periodo di tempo concesso dal legislatore».

In particolare, la Corte si era già espressa su questioni relative alla stessa infrastruttura (con sentenze n. 122/2013 e n. 62/2011), chiarendo che essa «rientra a pieno titolo nella prescrizione contenuta nell’art. 19, lettera b), D.P.R. n. 381/1974, che in quanto norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, costituisce parametro di legittimità costituzionale delle leggi statali e regionali ricadenti nel suo ambito di disciplina» e che «non può essere realizzata senza previa intesa, sia in quanto l’opera è inserita nel Programma Infrastrutture Strategiche (per il quale l’intesa stessa è prescritta dall’art. 1, comma 1, della Legge n. 443/2001), sia, più in generale, per il rispetto dovuto allo Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ed alle sue norme di attuazione». In questo caso, dunque, l’intesa sarebbe necessaria a doppio titolo: sia per effetto della norma di attuazione dello Statuto speciale del Trentino Alto Adige, che dispone che resta ferma la competenza legislativa statale sulle “autostrade che si estendono oltre il territorio della provincia, salva la necssità dell’intesa con la Provincia interessata per quelle il cui tracciato interessi soltanto il territorio provinciale e quello di una regione finitima”; sia per effetto dell’art. 1 della legge n. 443 del 2001” (cfr. C. cost. 62 del 2011).

Il principio affermato in merito alla necessità dell’intesa risulterebbe, dunque, sostanzialmente svuotato di significato dalla previsione del termine di 60 giorni, stabilito unilateralmente dal legislatore statale con la disposizione impugnata e irragionevolmente breve, specie in riferimento alla complessità dell’opera, poichè la sua esiguità «rende oltremodo complesso e difficoltoso lo svolgimento di una qualsivoglia trattativa» (cfr. C. cost. n. 179 del 2012) e dunque contrasta irrimediabilmente con la logica collaborativa che informa la previsione stessa dell’intesa, che, così come interpretata dalla giurisprudenza costituzionale, dovrebbe essere volta a superare le eventuali divergenze tra le parti.

Quanto all’art. 17-ter, comma 5 dello stesso “decreto sviluppo” che disponeva la temporanea applicazione nelle Regioni ad autonomia speciale e nelle Province autonome della normativa di cui al Capo IV-bis del medesimo D.L. n. 83/2012, volta a favorire la mobilità mediante veicoli a basse emissioni complessive e contenente una serie di misure incentivanti l’utilizzo di veicoli a energia elettrica e a sviluppare la ricerca in tale settore, nell’attesa che ciascuna Regione o Provincia autonoma provveda ad adeguare la normativa locale vigente ai princípi individuati dal legislatore statale, molteplici erano i motivi di impugnazione da parte della Provincia di Bolzano.

In primo luogo la disposizione risultava immediatamente lesiva delle attribuzioni legislative che lo Statuto speciale assegna alle Province in via esclusiva e concorrente, in particolare quelle relative alla edilizia pubblica, alla urbanistica, alla viabilità, alle telecomunicazioni ed ai trasporti e conseguentemente anche la connessa potestà amministrativa. Inoltre la Provincia di Trento rilevava la violazione da parte della normativa statale dell’art. 2 del d. lgs. n. 266 del 1992, in base al quale in attesa dell’adeguamento ai principi e ai limiti fissati dalla normativa statale, ai sensi dell’art. 4 e 5 dello Statuto speciale si applicherà la normativa provinciale previgente.

La Corte muove proprio da quest’ultimo rilievo per dichiarare l’incostituzionalità dell’art. 16 del “decreto sviluppo”, perché la disposizione di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol contenuta nell’art. 2 del D.Lgs. n. 266/1992 istituisce un particolare procedimento di adeguamento della legislazione regionale e provinciale al sopravvenire di nuovi principi della legislazione statale, nelle materie di potestà esclusiva e concorrente, del tutto diverso dalle altre Regioni, disponendo che la legislazione regionale e provinciale debba essere adeguata, nel termine di sei mesi ed escludendo dunque l’immediata applicabilità della normativa nazionale (cfr. C. cost. n. 162/2007).

Maria Esmeralda Bucalo

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