[Corte cost. n. 172 del 2013] Continua il processo di universalizzazione dei diritti sociali

Trento

Con la sentenza n. 172 del 2013, la Corte costituzionale introduce un ulteriore tassello in quel filone di pronunce volto ad estendere la sfera dei titolari dei diritti sociali, sulla scia di quanto già compiuto nelle sentenze nn. 2, 4 e 40 del 2013.

Questa volta ad essere dichiarato illegittimo, per violazione del principio d’eguaglianza, è l’articolo 9, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Trento 24 luglio 2012, n. 15 (Tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie e modificazioni delle leggi provinciali 3 agosto 2010, n. 19, e 29 agosto 1983, n. 29, in materia sanitaria), nella parte in cui subordinava al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione dell’assegno di cura agli stranieri legalmente residenti nella Provincia autonoma di Trento; nonché l’articolo 9, comma 1, lettera a), della medesima legge della Provincia autonoma, nella parte in cui introduceva il requisito della residenza prolungata per almeno tre anni continuativi.

Con riguardo a quest’ultimo profilo, la Corte rileva l’irragionevolezza della disciplina, dal momento che non sussiste alcuna ragionevole correlazione tra il requisito della residenza protratta nel tempo e gli altri peculiari requisiti, ossia la situazione di bisogno e di disagio anche economico riferibili direttamente alla persona non autosufficiente in quanto tale. Difatti, tale mancanza di correlazione “determina il venir meno della ragionevolezza della previsione di un requisito differenziato (e, nella specie, pesantemente aggravato), che, lungi dal trovare giustificazione nella essenza e finalità del beneficio, contraddittoriamente potrebbe portare ad escludere soggetti altrettanto (se non più) esposti alle condizioni di bisogno e di disagio (che il censurato sistema di prestazioni e servizi si propone di superare perseguendo una finalità eminentemente sociale), senza che sia possibile presumere, in termini assoluti, che lo stato di bisogno di chi risieda (seppur regolarmente) nella Provincia da meno di tre anni sia minore rispetto a chi vi risieda da più anni (sentenze n. 133, n. 4 e n. 2 del 2013)”.

Peraltro, la legge impugnata risulta lesiva dell’art. 3 Cost. anche sotto il diverso aspetto relativo alla limitazione della attribuzione dell’«assegno di cura» ai soli soggetti (extracomunitari) che siano in possesso dello specifico titolo costituito dalla «carta di soggiorno ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286» (art. 9, comma 1), poiché tale requisito è contraddittorio rispetto al presupposto giustificativo dell’assegno di cura, ossia lo stato di bisogno riferibile direttamente alla persona in quanto tale. Difatti, “non è possibile presumere in modo aprioristico che stranieri non autosufficienti, titolari di un permesso per soggiornanti di lungo periodo – in quanto già presenti in precedenza sul territorio nazionale in base a permesso di soggiorno protratto per cinque anni – versino in stato di bisogno o disagio maggiore rispetto agli stranieri che, sebbene anch’essi regolarmente presenti nel territorio nazionale, non possono vantare analogo titolo legittimante.

Richiamando la pregressa giurisprudenza costituzionale, il giudice delle leggi rileva, poi, che ad assumere valore dirimente nella selezione dei beneficiari, non è tanto “la denominazione o l’inquadramento formale della singola provvidenza, quanto, piuttosto, il concreto atteggiarsi di questa nel panorama delle varie misure e dei beneficii di ordine economico che il legislatore (statale o regionale) ha predisposto quali strumenti di ausilio ed assistenza in favore di categorie “deboli”. La compatibilità costituzionale delle scelte legislative va dunque affermata se ed allorquando, «alla luce della configurazione normativa e della funzione sociale», la misura presa in considerazione integri un rimedio destinato a consentire il concreto soddisfacimento di “bisogni primari” inerenti alla sfera di tutela della persona umana, che è compito della Repubblica promuovere e salvaguardare (sentenze n. 329 del 2011 e n. 187 del 2010)”.

Senza scendere nel dettaglio di questioni che meriterebbero certo un maggiore approfondimento, occorre in sintesi sottolineare come questa decisione determina ancora una volta un allentamento del rapporto esclusivo cittadinanza-diritti fondamentali, a tutto vantaggio di una tendenza all’universalizzazione dei diritti della persona umana in quanto tale; diritti che tendono a prescindere da requisiti, indirettamente discriminatori, del radicamento sul territorio, come quello della residenza prolungata.

Andrea Lollo

Foto | Wikipedia.org

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Diritto alla salute, Giurisprudenza costituzionale, Province autonome e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.