Consiglio regionale molisano di nuovo a rischio di scioglimento?

Isernia, Fontana Fraterna

Il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, è intervenuto a richiedere alle Regioni una serie di misure finalizzate alla riduzione dei costi della politica, in particolare relative alla definizione dell’importo delle indennità di consiglieri e assessori regionali, delle spese di esercizio del mandato, nonché di una serie di ulteriori voci di spesa relative ai gruppi consiliari, ai vitalizi dei componenti degli organi regionali, al divieto di cumulo di indennità etc. (per il dettaglio delle misure “richieste” dal decreto-legge, v. il suo art. 2, comma 1, lettere da a) a n)). Inoltre, lo stesso articolo tornava a ribadire i parametri di riduzione del numero dei componenti i Consigli e le Giunte regionali, già posti dal precedente decreto-legge 13 agosto 2011, n. 174, convertito, con modificazioni, con l. 14 settembre 2011, n. 148.

L’adozione di tali misure di riduzione della spesa è stata posta come condizione per l’erogazione di rilevanti quote dei trasferimenti erariali a favore della Regione, individuate nella misura dell’80% dei trasferimenti diversi da quelli destinati al finanziamento della spesa sanitaria e del trasporto pubblico (nonché, a seguito del recentissimo decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76 – e in particolare, del suo art. 10, comma 7 – della spesa per le politiche sociali e per le non autosufficienze). Inoltre, sempre nel caso di una mancata adozione delle misure indicate dal decreto-legge, si prevedeva una decurtazione delle somme destinate al trattamento economico complessivo dei membri del Consiglio regionale e della Giunta regionale pari al 50% di quanto previsto per l’esercizio finanziario 2013.

Il termine per l’adozione di tali misure è individuato a seconda delle condizioni ordinamentali e “di fatto” della singola Regione, ossia:

–          entro il 23 dicembre 2012 in via generale;

–          entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (dunque, entro il 7 giugno 2013), qualora fossero state necessarie modifiche statutarie;

–          entro tre mesi dalla data della prima riunione del nuovo Consiglio regionale, per le Regioni a statuto ordinario nelle quali – entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione – si fossero tenute consultazioni elettorali, ossia, com’è noto, Lazio, Lombardia e Molise (le cui prime sedute si sono poi avute, rispettivamente, il 25 marzo, il 27 marzo e il 2 aprile);

–          entro ulteriori tre mesi se, nelle Regioni da ultimo menzionate, fossero state necessarie modifiche statutarie;

In caso di inadempienza allo spirare del termine fissato per ciascuna di queste ipotesi, si prevede la possibilità di un differimento dello stesso di ulteriori novanta giorni, ai sensi dell’art. 8 della l. 5 giugno 2003, n. 131. Il mancato rispetto di tale, ulteriore, termine per l’adeguamento della normativa regionale sul punto, oltre  determinare il venir meno di una condizione essenziale per l’erogazione dei trasferimenti indicati in apertura, è qualificato dall’art. 2, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge 174/2012 come “grave violazione di legge” ai sensi dell’art. 126, primo comma, Cost., onde farne conseguire la causa per uno scioglimento del Consiglio regionale interessato.

Per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome, invece, non si individuava con precisione alcun termine, ma il decreto-legge si limitava a indicare che gli stessi obietttivi dovessero essere raggiunti in tempi compatibili con le necessità di adeguamento dei propri statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione. In questo caso, non venivano poste discipline speciali per le Regioni (come Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste) nelle quali si sarebbero svolte consultazioni elettorali nei centottanta giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione.

Alla data del 23 dicembre 2012, pressoché tutte le Regioni a statuto ordinario risultavano aver adeguato il proprio quadro normativo ai dettami del decreto-legge n. 174/2012, alcune invero terminando il procedimento complessivo di approvazione, promulgazione e pubblicazione della relativa legge regionale nei giorni immediatamente successivi (una sintetica ma completa indicazione delle misure adottate è stata predisposta dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome ed è disponibile per la consultazione all’indirizzo http://www.parlamentiregionali.it/assemblee/dati.php).

Nei primi mesi di attività, anche i Consigli regionali di Lazio e Lombardia – a costo di qualche seduta notturna – hanno proceduto nello stesso senso, riuscendo a rispettare il termine ordinario di tre mesi dalla prima seduta del Consiglio neoeletto, rispettivamente con le leggi regionali 28 giugno 2013, n. 4 (approvata dal Consiglio regionale il 21 giugno) e 24 giugno 2013, n. 3.

E il Molise?

A tutt’oggi, il Molise risulta l’unica Regione a statuto ordinario che non ha provveduto ad adeguarsi alle riduzioni di spesa richieste dal decreto-legge n. 174/2012 (e, dunque, a mo’ di battuta, i componenti degli organi regionali molisani, nonché i gruppi consiliari, sono gli unici a continuare a percepire indennità e ulteriori provvidenze che non tengono conto dei “tagli” di fatto imposti dall’ultimo intervento sul punto da parte del Governo Monti, risultando perciò le più alte, almeno tra le Regioni a statuto ordinario).

Invero, nel caso in cui si ritenesse necessaria una modifica statutaria, se non altro per ciò che concerne il numero dei consiglieri e degli assessori, il termine ordinario per l’adeguamento dell’ordinamento regionale molisano risulterebbe al momento fissato al 2 ottobre 2013 (ossia, allo scadere dei sei mesi successivi alla prima riunione del Consiglio). Eventualmente non rispettato il termine ordinario, il suo differimento potrebbe spostare di ulteriori novanta giorni la data ultima per il necessario intervento del legislatore regionale, fissandola così al 31 dicembre 2013. Al contrario, ove si ritenesse il quadro statutario compatibile con quanto previsto dal decreto-legge, lo stesso termine sarebbe scaduto lo scorso 2 luglio e quindi differito (sempre ai sensi dell’art. 8 della l. 131/2003) al 30 settembre 2013.

Nella determinazione di detto termine si intersecano le intricate vicende relative all’entrata in vigore del nuovo statuto molisano, ripercorse a più riprese su questo sito (v., anzitutto, E. Albanesi, Il Consiglio regionale del Molise e lo statuto che «non s’ha da fare», 4 giugno 2012): infatti, solo il testo approvato da ultimo, ossia quello che ha avuto la seconda deliberazione nella seduta del 20 dicembre 2012 (e la successiva pubblicazione notiziale il 28 dicembre dello stesso anno) prevede un numero di consiglieri regionali – venti – e uno di assessori – quattro – compatibili con i dettami del decreto-legge n. 174/2012. Tuttavia, su quel testo residuano non pochi dubbi in relazione all’effettiva possibilità per il Consiglio regionale di procedere alla sua deliberazione, stante il fatto che essa è avvenuta in un momento successivo all’annullamento delle elezioni regionali, occorso a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 29 ottobre 2012 (cfr., sempre su questo sito, Id., Nuovi dubbi sullo statuto molisano approvato, questa volta in conformità all’art. 123 Cost., dopo l’annullamento delle elezioni, 29 giugno 2013; sull’annullamento delle elezioni regionali v. invece M.E. Bucalo, [Cons. di Stato, sez. V, 29 ottobre 2012, n. 5504] Annullamento delle elezioni regionali del Molise: muta la giurisprudenza del Consiglio di Stato, 8 gennaio 2013).

A questo punto, delle due l’una: o l’ultima modifica dello statuto regionale – quella del dicembre 2012 che, in ogni caso, non è al momento in vigore – è da ritenersi valida, e allora la Regione Molise avrebbe tempo solo fino al 30 settembre; oppure, al contrario, l’approvazione di una legge (di modifica) statutaria sarebbe da ripetere, per poi procedere comunque alle ulteriori misure da porre in essere, il tutto entro la fine dell’anno. In ogni caso, stante la pressoché totale inerzia sul punto da parte del Consiglio regionale molisano, almeno la scadenza di settembre appare realisticamente di non semplice percorribilità.

Quali le possibili conseguenze di un eventuale (o ulteriore?) inadempimento?

Oltre all’indiscutibile singolarità di una Regione che – sola, e per ben due volte – ha visto sancire l’annullamento delle elezioni regionali per via giurisdizionale, si potrebbe giungere a una ulteriore condizione di eccezionalità di una Regione sanzionata per non aver adempiuto ai tagli di spesa sui cd. “costi della politica”, facendo da ciò conseguire un taglio netto dei trasferimenti da parte statale.

Assai più incerta è invece la sanzione ultima dello scioglimento del Consiglio regionale, stante la dubbia possibilità di accedere a una definizione legislativa della “grave violazione di legge” di cui all’art. 126, primo comma, Cost. (sul punto, sia consentito rinviare a G. Perniciaro-G. Piccirilli, Il “fallimento politico” del Presidente della Giunta regionale. Note critiche sul decreto legislativo in materia di “premi e sanzioni”, in www.rivistaaic.it, 30 novembre 2011).

Ma forse, la condizione di unicità dimostrata dal diritto costituzionale regionale molisano sembrerebbe suggerire la massima prudenza, anche rispetto alle eventualità che appaiono più remote.

Giovanni Piccirilli

Assegnista di ricerca in Istituzioni di diritto Pubblico

Università LUISS Guido Carli

Foto | Wikipedia.org

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2 risposte a Consiglio regionale molisano di nuovo a rischio di scioglimento?

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