Gli enti locali e i pagamenti dei debiti scaduti della P.A.: una prima deroga al patto di stabilità

Roma, Palazzo Chigi

Tra gli ultimi provvedimenti adottati dal Governo uscente vi è stato il d.l. n. 35/2013, finalizzato anche a liquidare i pagamenti dei debiti scaduti della pubblica amministrazione: un intervento normativo ormai sollecitato con insistenza tanto dalle parti sociali quanto dall’Unione europea, che ad esso hanno attribuito la capacità di “fattore mitigante” in questa situazione di crisi, capace di concorrere in qualche misura alla ripresa delle attività economiche.

Infatti, come si ricava dalla Relazione al Parlamento 2013 predisposta dal Governo ai sensi della l. n. 196/2009, che il Senato e la Camera dei deputati hanno approvato mediante risoluzione in aprile, il decreto opera in continuità sostanziale con la legge di stabilità per l’anno 2013, e per tali ragioni il Governo ha chiesto che esso sia considerato collegato alla manovra di finanza pubblica. Secondo il Governo, l’ammontare di tali crediti pone le imprese in una posizione di estrema difficoltà, a cui si dovrebbe tempestivamente ovviare mettendo a disposizione la liquidità che consentirebbe di far aumentare i piani d’investimento, di migliorare le condizioni della gestione ordinaria, se non addirittura di limitare il fenomeno, in crescita negli ultimi mesi, di chiusura di attività produttive.

Benché le informazioni sull’ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese non siano complete, a causa dei limiti degli attuali sistemi contabili delle pubbliche amministrazioni – che non permettono una rilevazione sistematica ed esaustiva dei debiti commerciali – la Banca d’Italia ha fornito indicazioni di massima in base alle quali il totale di questi (inclusi quelli riguardanti la spesa in conto capitale) ammonterebbe, a fine 2011, a circa 90 miliardi di euro, che corrispondono a 5,8 % del PIL. Circa la metà dei debiti dovrebbe essere a carico di Regioni e ASL.

L’intervento progettato, e prospettato nella Relazione al Parlamento, prevede che circa 20 miliardi siano liquidati nella seconda parte del 2013; che ulteriori 20 miliardi siano corrisposti nel 2014, e che già con tale risanamento si possa indurre una maggiore crescita di 1,2 punti nel triennio 2013-2015.

Il decreto legge approvato indica dunque la linea per andare incontro alla sofferenza delle imprese senza alterare gli impegni sul piano finanziario.

A tal fine l’art. 1 del provvedimento esclude per il 2013 dal Patto di stabilità interno i pagamenti di debiti di parte capitale al 31 dicembre 2012, sia iscritti in bilancio che fuori bilancio (in quanto riconosciuti ovvero che alla medesima data presentavano i requisiti per il riconoscimento) per un importo di 5 miliardi di euro per quanto riguarda gli enti locali. Una parallela esclusione interessa anche le Regioni, con riguardo ad alcune tipologie di trasferimenti da esse effettuati in favore degli enti locali, per un importo di 1,4 miliardi.

La medesima disposizione prevede che ai fini della distribuzione di tale esclusione tra i singoli enti locali, i Comuni e le Province debbano comunicare mediante il sistema web della Ragioneria generale dello Stato ed entro il 30 aprile 2013, gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere i pagamenti. La procedura prevede inoltre che con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 15 maggio e sulla base delle comunicazioni di cui si è detto, siano individuati, per ciascun ente locale, sulla base delle modalità di riparto individuate dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali (che potrà fornire entro il 10 maggio 2013) gli importi dei pagamenti da escludere dal Patto di stabilità interno per il 90% dell’importo di 5 miliardi. Un successivo decreto, da emanarsi entro il 15 luglio 2013, procederà al riparto del restante 10 %.

In data 9 maggio 2013 è pertanto stato acquisito l’accordo con la Conferenza Stato-Città e autonomie locali, che ha appoggiato la linea per cui gli spazi finanziari che si liberano a valere sul Patto di stabilità interno per effetto del periodo precedente saranno utilizzati, nel 2013, soltanto per sostenere pagamenti in conto capitale.

Ed è di pochi giorni fa – del 14 maggio – l’approvazione del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze che individua, per ciascun ente locale che ha effettuato richiesta di spazi finanziari, gli importi dei pagamenti di debiti di parte capitale da escludere dal patto di stabilità interno 2013.

Può essere interessante riportare alcuni dati relativi agli spazi finanziari concessi a Province e Comuni.

Tra le Province, Milano si vede riconoscere un ammontare di 132.801 migliaia di euro, la cifra più alta, mentre Trieste si limita a 49 ed Ogliastra a 68 migliaia di euro. Lo spazio finanziario della Provincia di Roma è la metà di quello di Milano, e alti sono anche quelli di Torino (48.458) e di Napoli (44.526).

A livello comunale si va da alcune municipalità la cui richiesta è stata di mille euro fino ad altre, che invece hanno richiesto spazi per debiti ben più consistenti: ragionando sempre in termini di migliaia di euro, le richieste più alte sono quelle di Venezia (134.367), Napoli (115.355), Milano (93.238), Torino (70.043), Roma (55.450), Salerno (46.509), Parma (38.882), Monza (31.241) e Palermo (25.23).

In attesa di assistere agli sviluppi che avrà tale operazione di chiusura delle pendenze delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese, l’elemento che pare meritevole di segnalazione è la prima deroga che lo Stato si dimostra disponibile ad accordare in relazione al Patto di stabilità interno: questa volta la deroga concerne gli enti locali, ma poi ne beneficeranno anche le Regioni e le Province autonome. Considerato che è proprio di questi giorni l’emersione di una posizione sempre più insofferente, specialmente da parte delle Regioni, nei confronti di questo Patto che tanto incide sui loro spazi di autonomia finanziaria, questo primo allentamento, giustificato da un’emergenza che non poteva attendere oltre, può forse essere l’inizio di un’apertura delle istituzioni centrali alle pressioni delle autonomie, che sempre meno solo tali in presenza di un vincolo così limitante.

Camilla Buzzacchi

Foto | Flickr.it

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