Brevi considerazioni in merito al ricorso straordinario al Capo dello Stato avente ad oggetto l’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la corte di Cassazione sul referendum per il passaggio al Trentino-Alto Adige della Provincia di Belluno

La prima sezione del Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, avente a oggetto l’ordinanza dell’11 aprile 2011 con la quale si dichiarava illegittima la richiesta di referendum per il passaggio della Provincia di Belluno dalla Regione del Veneto e la sua aggregazione al Trentino-Alto Adige/Südtirol, alcune brevi considerazioni.

Partiamo dalla procedura seguita. Non credo ci fossero margini per sperare in una decisione di accoglimento/annullamento, poiché l’ordinanza che l’Ufficio centrale pronuncia in merito alle richieste di referendum per il passaggio ad altra Regione di Comuni e Province non è un atto amministrativo, ma, come in più di un’occasione si è espresso il Consiglio di Stato nonostante alcune ambiguità lasciate intendere dalla Corte di Cassazione, una decisione avente natura giurisdizionale e, come tale, non impugnabile né con un ricorso al Tar, né con un ricorso in via amministrativa. Resta, comunque, che davanti a ordinanze di questo tipo l’ordinamento non predispone alcun mezzo di reclamo. Si tratta di una carenza normativa sulla quale è necessario un intervento del legislatore statale, denunciata in più di un’occasione dai costituzionalisti (Giulio Maria Salerno). La domanda, allora, sorge spontanea: perché la proposizione del ricorso da parte della Provincia di Belluno? Credo per soddisfare quanto previsto dall’XI Protocollo del 1998, allegato alla Cedu (Convenzione europea dei diritti umani), per cui solo dopo aver esaurito le vie di ricorso interne, è possibile rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha sede a Strasburgo, e valutare, ma la questione non è di semplice soluzione, l’esistenza o meno di un diritto alla consultazione in caso di variazioni territoriali (ma questo è già garantito dal nostro articolo 132, comma 2, Cost.) e se il legislatore possa prevedere dei filtri cui assoggettare eventuali richieste (come nel caso italiano di un controllo di legittimità da parte dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione). Personalmente sono del parere che la Cedu non sia in grado di offrire indicazioni in questo senso, semmai sarebbe da prendere in esame la Carta europea delle autonomie locali del 1985, ratificata dall’Italia nel 1989. Anche in questo caso, però, nonostante l’affermazione del principio della necessaria audizione delle popolazioni coinvolte in caso di modifiche territoriali, non ritengo possa sostenersi l’assenza di un vaglio preventivo di legittimità, tale da evitare richieste non corrispondenti al dettato dell’art. 132, comma 2, della Costituzione. Pertanto, in conclusione, nonostante i forti dubbi sull’ordinanza che ha bocciato il referendum per la migrazione della Provincia di Belluno verso il Trentino Alto Adige/Südtirol, il problema resta di diritto interno e va risolto da un lato prevedendo la possibilità di impugnare ordinanze di questo tipo, specialmente nel caso in cui la Cassazione utilizzi parametri non previsti dalla legge (nel caso della richiesta di referendum della Provincia di di Belluno l’art. 116 Cost.), dall’altro consentire, tramite modifica costituzionale, ai Comuni e alle Province di sollevare il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di bocciatura della richiesta.

Daniele Trabucco

Foto | Flickr.it

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