[Consiglio di Stato, Sez. V, 11 marzo 2013, n. 825] Nel silenzio della delibera istitutiva, le modifiche alla composizione di una commissione consiliare speciale non possono che seguire le previsioni contenute nel regolamento di organizzazione del Consiglio comunale

Roma, Palazzo Spada 2

Così ha statuito il Consiglio di Stato nell’ordinanza in commento.

Il ricorso di primo grado, presentato avverso il Comune toscano di Montignoso, è originato dalle dimissioni di un consigliere appartenente ad un gruppo unipersonale di minoranza e dalla conseguente necessità di operarne la sostituzione in seno ad una commissione consiliare speciale, la cui delibera di istituzione, però, si limitava a regolare la composizione del collegio (prevedendo la presenza di 3 consiglieri per i gruppi di maggioranza e 2 per i gruppi di minoranza), serbando invece il silenzio sulle modalità di sostituzione dei componenti dimissionari, decaduti o comunque impediti.

Sul punto, il regolamento di organizzazione del Consiglio comunale si premura di stabilire come «alle commissioni speciali si applicano le norme previste per la composizione ed il funzionamento delle commissioni permanenti, salvo diverse disposizioni previste nella deliberazione d’istituzione della Commissione stessa» (cfr. art. 18, comma 3, Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio comunale di Montignoso).

Il Consiglio di Stato ha, pertanto, stabilito, ribaltando la decisione del giudice di primo grado (cfr. T.A.R. Toscana, Sez. I, ordinanza 5 dicembre 2012, n. 780) come, «in assenza di diverse previsioni nell’atto istitutivo della commissione speciale», sia necessario ricorrere alle regole previste per la sostituzione dei membri delle commissioni consiliari permanenti, affidando l’indicazione del nuovo componente, non ad una sorta di “elezione interna” alla minoranza, come avvenuto nel caso di specie, bensì al capogruppo del consigliere uscente, così come previsto dall’art. 8, comma 3 del richiamato regolamento (scelta, nel caso di specie, obbligata, trattandosi di gruppo unipersonale).

La succinta motivazione dell’ordinanza, propria della fase cautelare, non permette di comprendere se tale interpretazione derivi dall’attribuzione di natura generale e residuale alle richiamate previsioni regolamentari relative alle commissioni permanenti, oppure se, invece, dirimente sia stato il richiamo in tale senso operato dal citato art. 18, comma 3, regolamento.

In disparte il merito della questione, lascia, ancora una volta, sorpresi come, nell’ambito della giurisdizione amministrativa, la fase cautelare possa raggiungere inusitati connotati di definitività.

Non può non osservarsi, infatti, in proposito, come la sospensione del provvedimento gravato nel giudizio di primo grado, ovvero della deliberazione di sostituzione del consigliere uscente in seno alla commissione speciale, privi l’attuale sostituto del presupposto legittimante la sua permanenza in seno al collegio, così impedendone l’ulteriore partecipazione ai lavori ed imponendo una nuova definizione della composizione della commissione speciale.

Non si può neppure sottacere la particolare perentorietà del decisum dell’ordinanza la quale, nel ritenere che «in assenza di diverse previsioni nell’atto istitutivo della commissione speciale de qu[a], appare applicabile al caso di specie l’articolo 8 comma 3, del regolamento generale di organizzazione e funzionamento del Consiglio comunale», sembra voler, pur in questa fase cautelare e sommaria, porre una pesante ipoteca sulla decisione nel merito (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 11 marzo 2013, n. 825).

Francesca Paderno

(Università di Genova)

 Foto | Wikipedia.org

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