Le risoluzioni del Consiglio regionale del Veneto per il distacco-aggregazione dei comuni di confine. Atti solo con valore politico

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, in data 25 febbraio 2013, una risoluzione, la n. 37/2013 (concernente i referendum di variazione territoriale che hanno coinvolto i Comuni di Lamon, Sovramonte, Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusitana, Roana, Rotzo, Cortina d’Ampezzo, Colle Santa Lucia, Livinallongo del col di Lana e Pedemonte), e una mozione, la n. 175/2013 (riguardante solo Sovramonte), con le quali impegna la Giunta regionale e, nel secondo caso, anche il Presidente del Consiglio regionale a intervenire presso il Parlamento nazionale affinché proceda all’esame e all’approvazione delle leggi di variazione territoriale per il passaggio dei Comuni di confine, che hanno già celebrato il referendum con esito favorevole, dalla Regione del Veneto al Trentino Alto Adige/Südtirol.

Davanti a questi due interventi dell’organo consiliare, è opportuno scindere l’aspetto politico da quello tecnico-giuridico. Sotto il primo aspetto, sul quale per ragioni professionali non intendo addentrarmi, mi limito a osservare come rientra nelle funzioni d’indirizzo del Consiglio regionale l’assumere una certa posizione su quelle problematiche che, di volta in volta, investono e interessano il territorio della Regione. Il fenomeno crescente di referendum per il distacco-aggregazione di diverse amministrazioni comunali dal Veneto verso Trentino Alto Adige/Südtirol e Friuli Venezia Giulia mi pare richieda un’attenzione particolare da parte dell’organo assembleare. Sotto, invece, l’aspetto prettamente tecnico, siamo di fronte ad atti d’indirizzo il cui contenuto per nessuna ragione può vincolare il legislatore statale. Tanto la Costituzione, quanto la legge di attuazione sui referendum, la n. 352/1970, non attribuiscono alla Regione altra funzione se non quella di fornire un parere obbligatorio, ma non vincolante, sui singoli procedimenti di variazione. Parere che, secondo la dottrina dominante, deve limitarsi ad esprimere il punto di vista delle popolazioni indirettamente o controinteressate alla variazione territoriale. Il che significa che, dunque, essa non dispone di alcun potere affinché il Parlamento concluda positivamente l’iter di modifica, poiché solo a questo spetta il compito di valutare, in piena libertà, la congruità della proposta di variazione dei Comuni coinvolti rispetto all’interesse generale dell’ordinamento costituzionale. In caso contrario, sarebbero compromesse le sfere di autonomia e indipendenza che la stessa Costituzione riconosce direttamente in capo alle due Camere. Pertanto, l’impegno ad attivarsi presso i due rami del Parlamento assume la veste di una mera sollecitazione politica.

Daniele Trabucco

Foto | Flickr.it

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