[L. cost. 7 febbraio 2013, n. 1] Il Friuli Venezia-Giulia e la riduzione dei componenti il Consiglio regionale

Palazzo della Regione del Friuli-Venezia Giulia

La prima legge costituzionale dell’anno in corso reca una «Modifica dell’articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1», che interessa l’assetto numerico dei componenti il Consiglio regionale.

Dal 3 marzo di quest’anno, lo Statuto friulano dispone che «Il numero dei consiglieri regionali è determinato in ragione di uno ogni 25.000 abitanti o frazioni superiori a 10.000 abitanti, secondo i dati desunti dall’ultima rilevazione ufficiale dell’ISTAT Movimento e calcolo della popolazione residente annuale antecedente il decreto di convocazione dei comizi elettorali». La soglia dei 25.000 abitanti si sostituisce a quella dei 20.000, prevista nel regime previgente.

Può essere interessante notare che, sul punto della determinazione della composizione numerica della rappresentanza assembleare, il Friuli Venezia-Giulia si discosta dai criteri adottati negli Statuti delle altre Regioni ad autonomia differenziata e, in luogo di un numero predeterminato, opta per il criterio del rapporto tra consiglieri e popolazione regionale. Per vero, era anche stata depositato in Senato un disegno di legge costituzionale, a firma dei senatori Pegorer, Bertoldi e Blazina, che intendeva introdurre nello Statuto il numero fisso di quarantotto consiglieri regionali.

La Regione Friuli-Venezia Giulia è stata la prima ad elaborare una proposta di modifica del proprio Statuto in tema di ridefinizione della compagine numerica del proprio Consiglio, successivamente alle disposizioni del d.l. 138/2011[1], nella logica della spending review: il 23 novembre 2011, il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia aveva deliberato in senso positivo sul disegno di legge costituzionale, divenuto poi la legge costituzionale di cui qui si discorre.

Il nuovo articolo 13 sarà applicato a breve: le elezioni per il rinnovo degli organi della Regione avranno luogo il 21 e il 22 del prossimo aprile (le precedenti si svolsero il 13 e il 14 aprile 2008, contemporaneamente alle elezioni politiche), e riporteranno l’elezione di cinquanta consiglieri, in luogo degli attuali cinquantanove.

Alessia Fusco


[1] «Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo», battezzato dalla cronaca «manovra di Ferragosto» o «manovra Tremonti». Sia sufficiente limitarsi a rammentare che il decreto era stato emanato «Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica al fine di garantire la stabilità del Paese con riferimento all’eccezionale situazione di crisi internazionale e di instabilità dei mercati e per rispettare gli impegni assunti in sede di Unione Europea, nonché di adottare misure dirette a favorire lo sviluppo e la competitività del Paese e il sostegno dell’occupazione» (così, nel d.l. in questione).

L’emanazione del d. 138 «ha aperto una questione politico-costituzionale interessante e insidiosa per le Regioni a statuto speciale» (così, R. Louvin, La modifica dimensionale dei consigli regionali: una trappola per le regioni speciali, in Quaderni regionali 1/2012, 99): l’art. 14 di tale decreto dettava, infatti, alcuni parametri normativamente prefissati in tema di composizione numerica dell’organo consiliare anche alle Regioni a Statuto speciale.  Alcune di queste (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Sardegna e le Province autonome di Trento e Bolzano) sollevarono questione di legittimità costituzionale del comma 2 dell’art. 14, lamentando la chiara antinomia del disposto normativo rispetto alle previsioni statutarie. La vicenda si concluse con la declaratoria d’illegittimità costituzionale della norma impugnata [C.cost. sent. n. 198/2012: v., sul punto, il post di L. Trucco, La Corte alla ricerca di un problematico equilibrio tra riduzione – degli emolumenti – dei consiglieri regionali e “rappresentanza politica” – dei nominati – nelle regioni (a proposito del punto 6.1. del “Considerato in diritto” della sent. n. 198 del 2012), nelle pagine di questo blog]: la Corte riconobbe la competenza statutaria nella disciplina relativa agli organi regionali e ai loro componenti e ravvisò inoltre il contrasto creatosi tra lo Statuto speciale, fonte di rango costituzionale, e la norma oggetto della questione, contenuta in una fonte di rango ordinario, risolvendo l’antinomia in favore della fonte statutaria, sulla base dell’assunto che «una legge ordinaria non può imporre limiti e condizioni»[1]. Il problema della riduzione dei costi degli apparati istituzionali  fu poi nuovamente affrontato dal Governo Monti nel d.l. n. 174 del 2012 convertito, con modificazioni, nella l. n. 213 dello stesso anno (cfr., nelle pagine di questo  blog, E. Albanesi, [Art. 2, d.l. n. 174/12] La riduzione dei costi della politica regionale: «condizione» per i trasferimenti erariali e (ove inattuata) «grave violazione di legge» ex art. 126 Cost.); il “tono” usato nei confronti delle Regioni speciali fu, però, sensibilmente diverso.

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4 risposte a [L. cost. 7 febbraio 2013, n. 1] Il Friuli Venezia-Giulia e la riduzione dei componenti il Consiglio regionale

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