[Corte cost. n. 287/2012] La Corte costituzionale ribadisce la competenza esclusiva delle Regioni in materia di formazione professionale (e di stage)

Roma, Palazzo della Consulta

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 287 dell’11 dicembre 2012 (salutata con favore dalla Conferenza delle Regioni: v. il comunicato stampa del 20 dicembre 2012, in www.regioni.it), ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’articolo 11 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 (convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148), in materia di tirocini formativi e di orientamento (cc.dd. stage).

Con l’occasione, la Corte ha preliminarmente richiamato il suo precedente (e ormai consolidato) orientamento sul riparto di potestà legislativa in materia di formazione professionale. Secondo la Corte, dopo la riforma costituzionale del 2001, la competenza esclusiva delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale (di cui al comma 4 dell’art. 117 Cost.) riguarda «la istruzione e la formazione professionale pubbliche», che possono essere impartite sia negli istituti scolastici a ciò destinati, sia mediante strutture proprie che le singole Regioni possano approntare in relazione alle peculiarità delle realtà locali, sia in organismi privati con i quali vengano stipulati accordi. Viceversa, la disciplina della formazione interna – ossia quella formazione che i datori di lavoro offrono in ambito aziendale ai propri dipendenti – di per sé non rientra nella menzionata materia, né in altre di competenza regionale; essa, essendo intimamente connessa con il sinallagma contrattuale, attiene all’ordinamento civile, sicché spetta allo Stato stabilire la relativa normativa. I due titoli di competenza non sempre appaiono, peraltro, «allo stato puro», e il nucleo di tale competenza, che in linea di principio non può venire sottratto al legislatore regionale – al di fuori del sistema scolastico secondario superiore, universitario e post-universitario – cade sull’addestramento teorico e pratico offerto o prescritto obbligatoriamente al lavoratore o comunque a chi aspiri al lavoro: in tal modo, la sfera di attribuzione legislativa regionale di carattere residuale viene a distinguersi sia dalla competenza concorrente in materia di istruzione, sia da quella, anch’essa ripartita, in materia di professioni (art. 117, terzo comma, Cost.), nel quadro della esclusiva potestà statale di dettare le norme generali sull’istruzione (art. 117, secondo comma, lettera n), Cost.).

Alla luce di tale costante orientamento, la Corte ha, dunque, appunto affermato il contrasto dell’art. 11 del d.l. n. 138/2011 con il quarto comma dell’art. 117 Cost., poiché va ad invadere un territorio di competenza normativa residuale delle Regioni. Il comma 1 della disposizione, infatti, interviene a stabilire i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti che promuovono i tirocini formativi e di orientamento. La seconda parte del medesimo comma, poi, dispone che, fatta eccezione per una serie di categorie ivi indicate, i tirocini formativi e di orientamento non curricolari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere rivolti solo ad una determinata platea di beneficiari. In questo modo, però, la legge statale – pur rinviando, nella citata prima parte del comma 1, ai requisiti «preventivamente determinati dalle normative regionali» – interviene comunque in via diretta in una materia che non ha nulla a che vedere con la formazione aziendale.

D’altra parte, sempre secondo la Corte, che la normativa in esame costituisca un’indebita invasione dello Stato in una materia di competenza residuale delle Regioni è confermato dal comma 2 del censurato art. 11, il quale stabilisce la diretta applicazione – in caso di inerzia delle Regioni – di una normativa statale, ossia l’art. 18 della legge n. 196 del 1997 (peraltro risalente ad un momento storico antecedente l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001), che prevede l’adozione di una disciplina volta a realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, attraverso iniziative di tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l’obbligo scolastico.

La Corte ha, infine, precisato che, in ogni caso, la disposizione impugnata non potrebbe essere ricondotta al titolo di competenza esclusiva statale previsto dall’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. (i «livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali»): non potendo avere, a tal fine, alcun rilievo la rubrica della norma («Livelli di tutela essenziali per l’attivazione dei tirocini»), giacché l’autoqualificazione di una disposizione non vale, di per sé, a rendere effettiva l’esistenza del titolo di competenza ivi richiamato; e, a prescindere da ogni valutazione in merito alle finalità perseguite con l’intervento normativo statale, essendo, inoltre, il caso in esame estraneo all’ambito del titolo di competenza costituito dai livelli essenziali delle prestazioni, che non individua una materia in senso stretto, quanto, invece, una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie e che non può essere invocato se non in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa statale definisca il livello essenziale di erogazione, mediante la determinazione dei relativi standard strutturali e qualitativi, da garantire agli aventi diritto su tutto il territorio nazionale in quanto concernenti il soddisfacimento di diritti civili e sociali tutelati dalla Costituzione stessa.

Anna Trojsi

Foto | Flickr.it

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