Prefazione a T. MARTINES – A. RUGGERI – C. SALAZAR, Lineamenti di diritto regionale, IX edizione, Giuffré, Milano 2012

Manuale MARTINES-RUGGERI-SALAZARPer gentile concessione degli Autori e di A. Giuffrè Editore pubblichiamo la prefazione alla nona edizione del manuale T. MARTINES – A. RUGGERI – C. SALAZAR, Lineamenti di diritto regionale, Giuffrè, Milano 2012.

Ancora una volta, così come si diceva presentando la passata edizione, negli anni trascorsi dalla venuta alla luce di quest’ultima si è assistito alla conferma di fatti vecchi e all’avvento di fatti nuovi, peraltro non di rado mescolati assieme in una stessa vicenda o esperienza, sì da rendersi assai problematica la reciproca distinzione.

Quel che è certo, al tirar delle somme, è che il volto delle Regioni, quale ridisegnato dagli atti di riforma costituzionale, seguita ad essere appannato, per il modo con cui legislazione e giurisprudenza lo hanno fin qui inteso e tradotto in pratica. Di sicuro hanno su ciò pesato plurime cause, ancora peraltro non del tutto indagate: cause di sistema politico, ad oggi alla ricerca di una sua identità e sia pur relativa stabilità non raggiunte; cause di ordine economico (la gravissima congiuntura in atto pesa fortemente sull’atteso decollo dell’autonomia, nel mentre induce a riportare in capo allo Stato competenze dapprima riconosciute come proprie della Regione); cause, infine giuridiche, per un verso riportabili all’opacità di linguaggio e di concetti espressi dal nuovo titolo V, per un altro a vistose oscillazioni e non rimosse carenze sia degli organi d’indirizzo (statali e regionali) e sia della stessa giurisprudenza, che pure ha prodotto (e seguita senza sosta a produrre) uno sforzo encomiabile per porre rimedio a strutturali difetti del disegno inscritto nella Carta novellata, seppur col costo di dar vita a decisioni non sempre coerenti e complessivamente adeguate a conciliare in modo equilibrato unità ed autonomia.

Sta di fatto che chi si interroghi circa i più salienti connotati del nostro regionalismo e le linee di tendenza in cui esso si riconosce e svolge (e che è determinato a seguire con fermezza per giungere alla meta della propria soddisfacente maturazione) è costretto, con ogni probabilità, ad arrestarsi, attendendo tempi più benigni (ammesso che, prima o poi, vengano…) per dare risposte sufficientemente attendibili e persuasive.

Soprattutto – al di là di ciò che risulta dagli enunciati positivi – oscura o, come che sia, confusa appare essere la realtà. Qual è, per fare solo i primi esempi che vengono in mente, la «vera» forma di governo di ciascuna Regione? Qual è la «vera» natura dei rapporti tra le leggi di Stato e Regioni? Che ne è del «modello», disegnato nel 2001, di un’amministrazione incentrata sui Comuni? Che sorte hanno avuto gli strumenti di garanzia, specie per l’uso che se n’è fatto in occasione dei giudizi davanti alla Corte costituzionale? Sopra ogni cosa, poi, pesa il macigno della finanza, oggi gravante – a motivo della gravissima crisi in atto – non soltanto sulla condizione degli enti autonomi ma su quella dello stesso ente sovrano, se così vogliamo seguitare a chiamarlo, in linea con una nobile tradizione oggi tuttavia pressoché totalmente superata, comunque soggetta a quotidiano stress e ad una vera e propria sofferenza senza fine. Sicché (e riassumendo) verrebbe da chiedersi cosa resti dell’autonomia della Regione e dello stesso… Stato. Quanto, cioè, essa «pesa» davvero? Quale lo spazio che residua perché possa essere spesa, così come sempre si dovrebbe secondo modello, al servizio dei bisogni più largamente avvertiti dalla gente?

A questi (e ad altri) quesiti, per molti versi impegnativi e persino inquietanti, si tenterà di dare in questa nuova edizione, interamente rifatta rispetto alla precedente, dei Lineamenti quanto meno un inizio di risposta ovvero porre le basi perché la risposta stessa possa aversi, in modo complessivamente appagante, tra non molto.

Insomma, per riprendere un’immagine già presente in precedenti presentazioni di questi Lineamenti, il cantiere è ancora a cielo aperto e non è affatto chiaro quale possa essere la fisionomia della costruzione una volta giunta a compimento.

L’aggiornamento è stato curato, come per il passato, per le Parti I, III, IV, capp. I e II, e VI da A. Ruggeri; per le restanti da C. Salazar.

15 ottobre 2012                                                           Antonio Ruggeri

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