I tentennamenti della Corte costituzionale sulle province

Roma, Palazzo della ConsultaLa Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi in data 6 novembre 2012 sul sistema elettorale delle Province e, dunque, sulla loro natura di enti locali territoriali di secondo livello, e sul trasferimento delle funzioni statali e regionali (ora esercitate dalle amministrazioni provinciali) ai Comuni, ha deciso di rinviare a nuovo ruolo i ricorsi di otto Regioni italiane in attesa che il procedimento sul riordino/riduzione avviato dal Governo sia completato.

Ritengo, però, sia utile un’attenta riflessione su questo rinvio operato dal giudice delle leggi. A me sembra che, nel caso specifico, siamo in presenza di un decreto del Presidente con scopi meramente dilatori, ossia finalizzato a differire il più possibile questioni scomode e dal forte impatto politico-istituzionale. In base al principio che regola l’attività della Corte costituzionale, la corrispondenza tra quello che è richiesto e quello sui cui verte la decisione, nulla impediva al giudice delle leggi di assumere una decisione su aspetti come quello della natura dell’ente e delle funzioni che, sul piano normativo, sono già consolidati. Infatti, il decreto-legge n. 188/2012, entrato in vigore mercoledì 07 novembre 2012, non incide né sulla qualificazione giuridica delle Province, quali articolazioni della Repubblica con rappresentanza politica di secondo grado, confermando in questo modo l’impianto del salva Italia (decreto-legge n. 201/2011, convertito con modificazioni nella legge ordinaria dello Stato n. 214/2011), né interviene sulla titolarità delle funzioni statali e regionali, ma oggi delegate alle Province, che dovranno essere riallocate a livello comunale.

Proprio la mancanza di una decisione in materia da parte della Corte, sebbene perfettamente legittima sotto il profilo procedurale, avrebbe in realtà aiutato a fare chiarezza circa le diverse problematiche emerse in questi mesi, collegate agli interventi normativi dell’Esecutivo e, forse, avrebbe consentito al legislatore di capire quali limiti, se la Corte li avesse ravvisati, non possono essere oltrepassati dalle fonti interne subordinate alla Costituzione quando mettono mano all’ordinamento degli enti locali. Peccato, perché sarebbe stata una bella occasione.

Daniele Trabucco

Foto | Flickr.it

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