Il punto sulla legislazione regionale in materia di diritto alla salute degli stranieri (parte quarta)

Corsia d'ospedale[Parte prima]

[Parte seconda]

[Parte terza]

Continuando il percorso avviato con i post precedenti all’interno della legislazione regionale in tema di diritto alla salute degli stranieri, è possibile adesso soffermarsi sulle leggi specificamente emanate al fine di favorire l’integrazione e l’accoglienza degli immigrati (secondo quanto emerge dai titoli delle stesse). In modo non troppo dissimile dagli interventi legislativi da ultimo segnalati, anche quelli che qui si ricordano mirano a predisporre condizioni e presupposti affinché i non cittadini possano meglio inserirsi nella società e porsi nei confronti dei cittadini in posizione di pari opportunità e non di svantaggio; se questo, invero, è un obiettivo che, espressamente o implicitamente, anche le leggi già segnalate su questo blog in definitiva perseguono, si ha l’impressione che con quelle che in questo post si indicheranno i legislatori regionali abbiano voluto predisporre misure ancora più efficaci ed idonee al conseguimento dello scopo in parola.

Si tratta di discipline alquanto recenti in cui si fa anche riferimento a documenti di provenienza sovranazionale in materia ed, anzi, a questi ultimi appaiono “ispirate”.

A proposito di quanto si è appena detto, la Regione Emilia-Romagna, a norma della legge n. 5 del 2004, “concorre alla tutela dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea e degli apolidi, presenti nel proprio territorio, riconoscendo loro i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle Convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti” (art. 1, I comma); si vuole infatti garantire la “pari opportunità di accesso ai servizi, al riconoscimento ed alla valorizzazione della parità di genere ed al principio di indirizzare l’azione amministrativa, nel territorio della Regione, al fine di rendere effettivo l’esercizio dei diritti” (art. 1, III comma). Tra le finalità cui si indirizza la protezione si può segnalare quella di “garantire per i cittadini stranieri immigrati adeguate forme di tutela dei diritti e di conoscenza dei doveri previsti dalle Convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo, dall’ordinamento europeo ed italiano” (art. 1, V comma, lett. f; per le altre finalità si rimanda al testo normativo). Destinatari della tutela sono, a norma dell’art. 2, coloro che sono “regolarmente soggiornanti ai sensi della vigente normativa”; tuttavia, la legge è altresì a salvaguardia dei soggetti (“vulnerabili”) indicati all’art. 19 del T.U. sull’immigrazione.

Con particolare riferimento al tema che qui ci occupa, l’art. 13 disciplina l’assistenza sanitaria: nei confronti di coloro che sono iscritti al SSN (art. 34 del T.U. cit.), ma anche di coloro che non lo sono (art. 35 del T.U. cit.), “sono garantiti gli interventi riguardanti le attività sanitarie previste dai livelli essenziali di assistenza, nei termini e nelle modalità disciplinati dalle suddette norme nazionali” (art. 13, I comma). Una particolare attenzione è rivolta alle donne immigrate ed ai minori (si veda l’art. 13, II comma). Con riguardo ai soggetti irregolari è particolarmente significativo quanto afferma il III comma dell’art. 13: ad essi sono assicurate, “in particolare, le prestazioni sanitarie di cura ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio” (c.vo aggiunto) ed anche, circostanza di non scarso rilievo, “gli interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura ad essi correlate a salvaguardia della salute individuale e collettiva”. Non ci si può esimere dal fare due rapide osservazioni: la presenza nel testo di quel “in particolare” lascia intendere che la tutela della salute dei soggetti in discorso non sia limitata a fronteggiare le situazioni di urgenza o garantire cure essenziali, ma possa estendersi anche a prestazioni ulteriori; inoltre, la salvaguardia sembra ben più completa se si considera il riferimento agli interventi sanitari anche preventivi che possono essere erogati. La disciplina regionale a tutela della salute degli immigrati sembra pertanto maggiormente garantista di quanto non sia lo stesso T.U. sull’immigrazione o la giurisprudenza costituzionale in materia (quest’ultima, come più volte detto, si è attestata sulla teoria del “nucleo duro”); non privi di rilievo appaiono anche il IV e V comma della disposizione in discorso.

Occorre, infine, segnalare che sulla legge ora ricordata si è pronunciata la Corte costituzionale con sent. n. 300 del 2005, dichiarando inammissibile la questione sollevata sull’intero testo ed infondata quella relativa agli artt. 3, comma 4, lettera d) e comma 5; 6, 7 e 10.

La legge n. 7 del 2007 della Regione Liguria è pressoché sovrapponibile – almeno in riferimento alle parti che presentano un qualche interesse per la presente indagine – a quella della Regione Emilia-Romagna, di cui si è appena discusso; non volendo incorrere in inutili ripetizioni, per i principi e le finalità della legge si rinvia all’art. 1, per i destinatari all’art. 2.

L’art. 18 è poi dedicato all’assistenza sanitaria; in aggiunta a quanto già detto a proposito della legge della Regione Emilia-Romagna, la previsione in parola sembra interessante anche per altri profili. Al III comma, si legge che “per cure urgenti si intendono le cure che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona. Per cure essenziali si intendono le prestazioni sanitarie diagnostiche e terapeutiche relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita, quali complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti”. Dai passaggi appena riportati si delinea un ampio ambito di operatività degli interventi sanitari a favore dei destinatari della legge; se, ad es., si considerano tutte le possibili ipotesi in cui la mancanza di una cura può provocare un danno alla salute del soggetto, è agevole rilevare come la tutela della salute si spinga ben oltre il mero “nucleo duro”. In tal senso, la legge discorso sembra offrire una più efficace protezione di quella data in Emilia-Romagna; se, in aggiunta a quanto detto, si prendono in considerazione anche i restanti profili trattati negli altri commi della previsione normativa (IV, V, VI, VII, VIII, IX, per i quali si rimanda al testo), si ha ulteriore conferma dell’articolazione della tutela (non senza significato sono: la salvaguardia predisposta nei confronti dei “minori extracomunitari in affidamento temporaneo per vacanze terapeutiche”; la previsione dei compiti cui è chiamata la Giunta regionale; la tutela di immigrati particolarmente “deboli” a causa di una serie di circostanze in cui versa il Paese di provenienza).

Sono adesso da segnalare tre leggi del 2009, che verranno citate in ordine di emanazione. La legge n. 13 della Regione Marche, volta anch’essa a garantire una sostanziale equiparazione tra cittadini e non cittadini nell’attuazione di fonti convenzionali sovranazionali (si veda l’art. 1); tra i destinatari della legge vi sono anche coloro che sono “in attesa del rinnovo dei documenti di soggiorno o della conclusione di eventuali procedimenti di regolarizzazione previsti dalla normativa statale vigente, nei limiti e secondo le modalità in detta normativa statale stabiliti” (art. 2-bis). L’art. 12 è dedicato all’assistenza sanitaria; tale previsione presenta talune particolarità. Intanto, “la Regione, nel rispetto della normativa statale vigente, assicura ai soggetti di cui all’articolo 2 e agli immigrati temporaneamente presenti l’assistenza sanitaria e la fruizione delle prestazioni sanitarie ospedaliere, ambulatoriali e riabilitative presso le strutture del servizio sanitario regionale nei limiti e con le modalità previsti per i cittadini residenti” (c.vo aggiunto); da quanto detto, sembra che la tutela sia estesa a soggetti diversi rispetto a quelli previsti tra i destinatari negli articoli delle altre leggi sopra ricordate; se poi possano essere anche irregolari non è ben chiarito (è però significativa l’esplicitazione qui riportata in c.vo). È chiara l’intenzione mostrata dal legislatore regionale di voler fronteggiare le difficoltà connesse al fenomeno dell’immigrazione; si vogliono infatti attuare “specifici interventi di promozione della salute per la risoluzione dei problemi derivanti dalle condizioni di marginalità ed esclusione”. Sulla stessa linea si pone anche l’attenzione mostrata nei confronti della formazione degli operatori socio-sanitari al fine di “migliorare la capacità di lettura, interpretazione e comprensione delle differenze culturali che investono i concetti di salute, malattie e cura” (IV comma; degni di nota sono anche i commi V e VI).

La legge n. 29 del 2009 della Regione Toscana, all’art. 1, dispone che “per realizzare l’accoglienza solidale delle cittadine e dei cittadini stranieri, secondo i principi del pluralismo delle culture, del reciproco rispetto e dell’integrazione partecipe […] la Regione Toscana detta norme ispirate ai principi di uguaglianza e pari opportunità per i cittadini stranieri che si trovano sul territorio regionale” (art. 1); sebbene rivolta principalmente agli stranieri regolari, e “fermo restando quanto stabilito dalla legge regionale 24 febbraio 2005, n. 41 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), specifici interventi sono previsti anche a favore di cittadini stranieri comunque dimoranti sul territorio regionale, nei limiti indicati dalla presente legge” (art. 2, II comma). Non priva di significato sembra l’estensione dell’ambito dei destinatari anche agli irregolari; si badi che, con sent. n. 269 del 2010, la Corte costituzionale ha dichiarato infondata una q.l.c. sollevata in riferimento proprio al II comma, ora cit., ed a talune norme dell’art. 6. Quest’ultima previsione detta “disposizioni sull’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana”; non essendo possibile riportarne dettagliatamente il testo, si ritiene opportuno segnalare taluni passaggi di questa disposizione che si ritengono particolarmente significativi. Oltre a prevedere ipotesi di “interventi socio-assistenziali urgenti ed indifferibili, necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ad ogni persona in base alla Costituzione ed alle norme internazionali” anche agli immigrati irregolari (XXXV comma; era questa una delle norme ad oggetto della q.l.c.), subito dopo afferma che “la Regione promuove e sostiene il diritto alla salute dei cittadini stranieri, come diritto fondamentale della persona, nell’ambito di quanto previsto dal d.lgs. 286/1998” (XXXVI comma). Degno di nota è poi il XXXVII comma che si sofferma sulle direttive che emana la Giunta regionale a tutela di soggetti “non iscritti al servizio sanitario regionale” (lett. a) e a quelli “non in regola con le norme sul soggiorno” (lett. b).

Significativo pare anche il XXXIX comma “per la prevenzione ed il contrasto delle pratiche di mutilazione femminile”. Inoltre al LV comma “la Regione promuove interventi specifici a favore di cittadini stranieri vulnerabili”, tra i quali i minori irregolari, le donne in gravidanza, i disabili ed altri ancora. Infine, il LX comma offre una tutela “a favore dei detenuti stranieri”.

La legge n. 32 del 2009 della Regione Puglia, volta anch’essa a tutelare gli immigrati (non è chiaro se anche irregolari; si veda l’art. 2, I comma) ed a garantire l'”uguaglianza formale e sostanziale di tutte le persone” (art. 1, I comma) e, insieme ad altri obiettivi, “la pari opportunità di accesso […] alle prestazioni sanitarie e socio assistenziali” (art. 3), prevede che i Comuni abbiano taluni compiti “ai fini dell’inserimento sociale degli immigrati” (art. 6). All’assistenza sanitaria è invece dedicato l’art. 10; in questa sede, si ritiene opportuno ricordare solo i passaggi che, rispetto alle normative già cit., presentano qualche tratto distintivo. In tale previsione, richiedendo condizioni di uguaglianza nei confronti dei cittadini a favore degli stranieri regolarmente soggiornanti (una tutela è anche nei confronti dei detenuti), si predispone anche una dettagliata disciplina di tutela a favore degli “stranieri temporaneamente presenti (STP) non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno” (V comma; alla lett. a, per es., si prevede nei loro confronti anche l'”estensione di programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”; per la lett. e dello stesso comma “gli STP possono rivolgersi sia alla rete dei consultori familiari che a quella degli ambulatori pubblici territoriali e ospedalieri per usufruire di” tutta una serie di prestazioni elencate dal n. 1 al n. 6, cui si rimanda al testo e che sembrano voler fornire un quadro alquanto ampio di attenzione nei confronti dei destinatari). Il IX, il X e l’XI comma poi sanciscono taluni interventi (come “la presenza di mediatori linguistico-culturali” o “interventi informativi” o “programmi di formazione” per il personale) che, toccando altri aspetti, sono particolarmente volti a realizzare l’integrazione ed a superare quindi le fisiologiche difficoltà connesse al multiculturalismo (non meno rilevante è il XII comma).

È necessario infine segnalare che la legge ora ricordata è stata oggetto della q.l.c. che ha portato alla sent. n. 299 del 2010, con cui sono stati dichiarate incostituzionali due norme contenute nell’art. 1: la lett. h) del II comma e la lett. h) del III comma (rispettivamente quella per la quale “la Regione concorre, nell’ambito delle proprie competenze, all’attuazione in particolare dei principi espressi […] dalla Convenzione internazionale per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie, approvata il 18 dicembre 1990 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 1° luglio 2003” e quella per la quale “le politiche della Regione sono finalizzate a […] garantire la tutela legale, in particolare l’effettività del diritto di difesa, agli immigrati presenti a qualunque titolo sul territorio della Regione”); per tutti gli altri profili della q.l.c., la Consulta si è pronunciata nel senso dell’inammissibilità o dell’infondatezza.

Di più recente emanazione è la legge n. 6 del 2010 della Regione Campania; l’ente, fra l’altro,a norma dell’art. 1, “concorre ad assicurare ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea e agli apolidi, che dimorano nel territorio della Regione, l’effettivo godimento dei diritti fondamentali della persona umana” (lett. a); si impegna a garantire “condizioni di uguaglianza nel godimento dei diritti civili e sociali con i cittadini italiani ed a rimuovere le cause che ne ostacolano l’inserimento nel tessuto sociale, culturale ed economico” (lett. c), nonché “ogni forma di razzismo e di xenofobìa” (lett. d).

Come si legge nel II comma, si mira, fra l’altro, “alla valorizzazione della consapevolezza dei diritti e dei doveri, come disciplinata dalle convenzioni internazionali in materia dei diritti dell’uomo, dall’ordinamento europeo ed italiano” (lett. c) ed, a norma del III comma, la Regione intende anche “assicurare pari opportunità di accesso […] alle prestazioni sanitarie ed assistenziali nonché alle attività di mediazione interculturale” (lett. b).

Per concludere, l’art 18, dedicato all’assistenza sanitaria a favore delle “persone straniere presenti sul territorio regionale”, fa riferimento ai “servizi sanitari previsti dalla normativa e dai piani regionali vigenti in condizioni di parità di trattamento rispetto alle cittadine ed ai cittadini italiani, in attuazione degli articoli 34 e 35 del decreto legislativo n. 286/1998” (I comma); la norma, al II comma, afferma che “sono in particolare garantiti” (c.vo ovviamente aggiunto) gli interventi previsti all’art. 35 del T.U. sull’immigrazione (che, com’è noto, in linea di massima coincide con il c.d. “nucleo duro” della tutela). L’espressione appena riportata sembra significativa in quanto lascia intendere – almeno stando ad un’interpretazione letterale della norma – che le prestazioni che la Regione si impegna ad erogare possono anche porsi fuori dal “nucleo duro” (degni di nota sono anche il III comma, a norma del quale la Regione si impegna a “rendere fruibili le prestazioni previste, anche per le persone straniere non iscritte al servizio sanitario regionale”, ed il IV comma con cui si vuole tutelare gli stranieri con “interventi informativi […] ed attività di mediazione interculturale in campo socio-sanitario”).

Si segnala, infine, che le discipline cit. prevedono un Osservatorio che, come le Consulte regionali, svolge compiti di monitoraggio (ma anche di tutela) nei confronti dei destinatari delle leggi; esso è variamente denominato ed, in alcuni casi, è oggetto di un art. ad hoc, mentre in altri viene richiamato all’interno di una diversa previsione normativa.

[Continua…]

Alberto Randazzo

Foto | Flickr.it

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