Il punto sulla legislazione regionale in materia di diritto alla salute degli stranieri (parte seconda)

[Parte prima]

Vanno ora richiamate le normative legislative regionali che, nel predisporre un servizio di assistenza alla famiglia, all’infanzia, alla maternità e alla paternità responsabili, nonché all’infanzia e ai giovani nell’età evolutiva, hanno accordato una qualche tutela al diritto alla salute degli stranieri. In particolare, il profilo al quale qui si accenna è quello della gratuità delle cure.

Quest’ultima è infatti garantita nei confronti anche di stranieri e apolidi, “residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, nel territorio della Regione”, ad es., dalla l. n. 15 del 1976, art. 5, I comma, della Regione Lazio; a tal proposito, si veda anche la l. n. 26 del 1976 della Regione Liguria, all’art. 10, I comma, ove si dispone che “le prestazioni di cui alla presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino anche temporaneamente sul territorio italiano”. Si badi che quest’ultimo riferimento, ossia quello fatto al territorio italiano, offre un surplus di garanzia nei riguardi dei soggetti tutelati; ben si comprende, infatti, che la condizione in alcuni casi richiesta di dover risiedere o soggiornare all’interno della Regione costituisca un limite alla salvaguardia (gratuita) del diritto alle prestazioni in parola.

Altre leggi che possono citarsi sono: la l. n. 18 del 1977 della Regione Toscana, art. 11, I comma; la l. n. 30 del 1977, art. 11, I comma, della Regione Puglia; la l. n. 21 del 1978 della Regione Abruzzo, art. 9, II comma (la quale, in part., dispone la gratuità, “ai sensi del secondo comma dell’art. 4 della legge 29 luglio 1975, n. 405, [del]le prestazioni previste dal servizio sanitario e dalla stessa legge”). Rispetto a quella del Lazio, le ultime leggi ricordate non fanno richiamo agli apolidi.

Come si può constatare, le normative appena citt. assicurano la gratuità delle cure pure nei confronti dei non cittadini che risiedano o soggiornino nel territorio della Regione o, come nel caso sopra riportato, di altre Regioni. In ogni caso, restano esclusi dalla tutela gli stranieri irregolari.

A proposito di gratuità delle cure, degni di nota si ritiene siano anche gli interventi legislativi con i quali sono stati istituiti i consultori familiari o si è provveduto al riordino “dei servizi e delle strutture sanitarie e socio-assistenziali esistenti”; proprio in questi termini si esprime la l. n. 65 del 1977 della Regione Valle d’Aosta, in tema di “Interventi per la procreazione libera e responsabile, la tutela della salute della donna, dei figli, della coppia e della famiglia”, con la quale, all’art. 2, sono state indicate le “attività consultoriali”. Come si diceva, anche in queste leggi il riconoscimento della tutela nei confronti degli stranieri si concreta nella gratuità delle prestazioni (che potremmo ricondurre al diritto alla salute, seppure latamente inteso), appunto non limitata ai soli cittadini (v. l’art. 12, V comma, della legge appena cit.). In questo senso, si esprime anche la precedente l. n. 81 del 1978 della Regione Friuli-Venezia Giulia che, all’art. 10, I comma, tutela sia stranieri che apolidi “residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, nel territorio della Regione”. Una differenza che appare significativa è quella che intercorre tra le leggi adesso richiamate e la l. n. 8 del 1979 della Regione Sardegna, a norma della quale (art. 9 , I comma) “le prestazioni effettuate dai servizi consultoriali previsti dalla presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani nonché per gli stranieri residenti o che soggiornino anche temporaneamente nel territorio italiano” (maggiormente garantista perché, come la legge ligure già cit., non limita il beneficio della gratuità a coloro che si trovino nel territorio regionale, ma in tutto il territorio italiano).

La legge n. 7 del 1977 della Regione Basilicata, all’art. 10, I comma, aggiunge che “le prestazioni dei servizi gestiti dalle ULSSS o dagli altri enti con esse convenzionati sono erogate gratuitamente in favore dei cittadini italiani e stranieri, nel rispetto delle convinzioni etiche e religiose degli utenti”; rispetto alla leggi appena citt., quest’ultimo riferimento sembra essere indice di particolare sensibilità e, per questo, di garanzia (in questo caso, inoltre, non c’è alcun richiamo all’ambito territoriale in cui debbano trovarsi i beneficiari).

[Continua…]

Alberto Randazzo

Foto | Flickr.it

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Una risposta a Il punto sulla legislazione regionale in materia di diritto alla salute degli stranieri (parte seconda)

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