[Cons. di Stato, sez. V, n. 4057/2012] La revoca di un assessore ha carattere discrezionale e la relativa motivazione può basarsi sulle “più ampie valutazioni di opportunità politico-amministrativa”

Il Consiglio di Stato (sezione quinta) torna a occuparsi della revoca di un assessore comunale con la sent. 4057/2012, che capovolge la precedente sent. 642/2012 del TAR Lazio, Roma, sez. II ter, che invece aveva accolto il ricorso e disposto l’annullamento del provvedimento.

La sentenza stabilisce che il provvedimento di revoca di un assessore (nel caso in analisi, si trattava del comune di Grottaferrata) da parte del sindaco «ha carattere discrezionale e fiduciario» e che, pertanto, «la relativa motivazione può basarsi sulle più ampie valutazioni di opportunità politico-amministrativa».

Se la costante giurisprudenza del Consiglio di Stato (ex plurimis, le sentt. sez. V nn. 4905/2011, 2357/2010 e 6253/2009) ha ormai consolidato, da un lato, la non politicità della natura degli atti di nomina e revoca degli assessori degli enti territoriali e, dall’altro, la rimessione in via esclusiva al sindaco della valutazione degli interessi coinvolti, il giudice amministrativo si premura di sottolineare per due volte l’obbligatorietà della comunicazione al consiglio comunale della decisione (ex art. 46 Tuel n. 267/2000), che in questa circostanza ricorre.

A fondare la legittimità di una revoca di un assessore rileva anche il fatto che, essendo pacifico che il sindaco può scegliere liberamente i componenti della propria giunta, parrebbe irragionevole l’esclusione di un contrarius actus. E, infine, la facoltà di revoca risulta coerente pure con il più generale principio del simul stabunt, simul cadent.

Davide Ragone

Foto | Flickr.it

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