[D.L. n. 174/2012] Il Governo implementa il ruolo di “controllore” della Corte dei conti

Nell’ambito delle «disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali» – cfr. d.l. 174/2012, in parte già commentato in questo blog da M. Massa e da E. Albanesi – il Governo ha riservato una parte (importante) della disciplina al rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria degli enti territoriali» sì com’è, letteralmente, rubricato l’art. 1.

L’intenzione di estendere formalmente la responsabilità della Magistratura contabile al controllo, generalizzato, della gestione della finanza pubblica è espressamente enunciata già al co. 1, ove tale responsabilità è finalizzata a «rafforzare il coordinamento della finanza pubblica, in particolare tra i livelli di governo statale e regionale» e «le forme di partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria delle regioni» sono inserite nel quadro normativo delineato dal «secondo comma dell’articolo 100 della Costituzione».

Nei successivi commi sono passate in rassegna, poi, le forme del summenzionato controllo che – per comodità espositiva – possono essere sintetizzate come segue.

Ai sensi del co. 2 sono sottoposti al «controllo preventivo di legittimità delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti» tutti gli atti normativi adottati dal Governo regionale aventi «rilevanza esterna» e «riflessi finanziari», tutti «gli atti amministrativi, a carattere generale e particolare» adottati dal medesimo Governo e dall’amministrazione regionale «in adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea» nonché, infine, «gli atti di programmazione e pianificazione regionali […] compreso il piano di riparto delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale».

Sotto il profilo procedimentale, il premesso controllo dovrà svolgersi nel rispetto delle «disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti» (cfr. l. 20/1994) ed in specie, di quelle previste per il controllo preventivo sugli atti dello Stato (cfr. art. 3) con riduzione però a metà dei termini ivi stabiliti.

Sotto il profilo sostanziale, invece, oggetto del controllo sarà «la verifica del rispetto dei vincoli finanziari derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, del patto di stabilità interno, nonché del diritto dell’Unione europea e di quello costituzionale».

Il co. 3 sottopone, poi, anche il rendiconto generale della Regione al giudizio di parificazione, nei termini già previsti dal T.U. Corte dei conti (cfr. artt. 40 e 41). In relazione a tale controllo, il successivo co. 4 prevede altresì che «ogni sei mesi le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti trasmettono ai Consigli regionali una relazione […] sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali approvate nel periodo considerato e sulle tecniche di quantificazione degli oneri».

Con specifico riferimento al controllo sulla «attendibilità dei bilanci di previsione [come predisposti dalle Giunte regionali] in relazione alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, al rispetto del patto di stabilità interno e alla sostenibilità dell’indebitamento» il decreto richiama i principi già fissati dalla legge finanziaria 2006 (cfr. art. 1, co. 166-168) e finalizzati a garantire «l’unità economica della Repubblica» ed il «coordinamento della finanza pubblica», prevedendo che – nel termine di venti giorni dalla trasmissione della proposta della Giunta regionale – la Sezione regionale della Corte «esprime le proprie valutazioni con pronuncia specifica» nelle forme di cui alla richiamata disciplina della “finanziaria 2006” (cfr. l. 266/2005, art. 1, co. 168: «le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, qualora accertino […] comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto, adottano specifica pronuncia e vigilano sull’adozione da parte dell’ente locale delle necessarie misure correttive e sul rispetto dei vincoli e limitazioni posti in caso di mancato rispetto delle regole del patto di stabilità interno»). Il medesimo controllo – ovverosia, ispirato ai medesimi principi – è esercitato nei confronti delle autonomie territoriali e degli enti che compongono il Servizio sanitario nazionale, per garantire «la salvaguardia degli equilibri di bilancio, il rispetto del patto di stabilità interno, la sostenibilità dell’indebitamento e l’assenza di irregolarità, suscettibili di pregiudicare, anche con riguardo ai futuri assetti economici dei conti, la sana gestione finanziaria degli enti» (cfr. co. 8).

Oltre alle summenzionate forme di controllo puntuale, il co. 7 prevede altresì forme di controllo periodico; in specie i Presidenti delle Giunte regionali sono tenuti a trasmettere, con cadenza trimestrale, alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti – oltreché al Presidente del Consiglio regionale – «un referto sulla regolarità della gestione e sull’efficacia e sull’adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti»; sulla base di tale referto, le Sezioni regionali della Corte dei conti verificano poi, con cadenza semestrale, «la legittimità e la regolarità delle gestioni, nonché il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascuna Regione». Per l’esercizio di tale controllo, il decreto consente che – sulla base di intese con il MEF – la Corte dei conti possa avvalersi «del Corpo della Guardia di finanza, che esegue le verifiche e gli accertamenti richiesti» nonché di «verifiche dei Servizi Ispettivi di finanza pubblica». Singolare la sanzione prevista in caso di rilevata assenza o inadeguatezza degli strumenti e delle metodologie indicate: gli amministratori responsabili possono essere condannati «ad una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione dovuta al momento di commissione della violazione».

In caso di accertamento «di squilibri economico-finanziari, di mancata copertura di spese, di violazione di norme finalizzate a garantire la sana gestione finanziaria» è disposto, a carico delle amministrazioni interessate, l’obbligo di adottare «entro 60 giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio»; medio tempore è inibita «l’attuazione dei programmi di spesa, per i quali è stata accertata la mancata copertura o la insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria».

Il decreto stabilisce, infine, una serie di oneri in capo ai Consigli regionali. In specie, «ciascun Gruppo consiliare delle Assemblee regionali approva un rendiconto di esercizio annuale [redatto secondo linee guida deliberate dalle Sezioni riunite della Corte dei conti] che disciplina la corretta rilevazione dei fatti di gestione, la documentazione da porre a corredo del rendiconto stesso, nonché le modalità per la regolare tenuta della contabilità»; tale rendiconto dovrà indicare, analiticamente, «titolo del trasferimento, delle spese esclusivamente riferibili alle funzioni politico istituzionali, con esclusione di indennità, benefici o simili emolumenti e di quelle comunque estranee a tali funzioni, nonché le misure adottate per consentire la tracciabilità dei pagamenti effettuati» e dovrà essere trasmesso «entro venti giorni dalla chiusura dell’esercizio, alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti» la quale si pronuncerà, entro i successivi venti giorni, sulla sua regolarità. Laddove siano riscontrare irregolarità, la competente Sezione «invita, entro dieci giorni dal ricevimento del rendiconto, il presidente del Gruppo a provvedere alla relativa regolarizzazione, fissandone il termine»; se il Gruppo non provvede in tal senso, decade dal diritto all’erogazione «per l’anno in corso» di risorse da parte dell’Assemblea, ed è altresì tenuto alla restituzione delle somme ricevute a carico del bilancio dell’Assemblea e non rendicontate.

Nel decreto il Governo ha avuto cura, altresì, di precisare che «le Regioni a statuto speciale e le Provincie autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni del presente articolo mediante modifica delle norme di attuazione dei relativi statuti», sì eliminando ogni possibile dubbio sulla vincolatività delle relative procedure anche in capo alle “Autonomie speciali”.

Rimane da verificare, semmai, l’effettività del controllo del Giudice contabile che, per vero, era già stato invocato da una parte della dottrina (cfr. ex multis, G. Pitruzzella, Il controllo parlamentare della finanza pubblica ed il ruolo ausiliario della Corte dei Conti, in www.norma.dbi.it) nonché l’effettività dei provvedimenti sanzionatori ivi previsti. Ciò considerato che ogni forma di controllo “esterno” non può surrogare – si ritiene – un rigoroso controllo “interno” sulla regolarità dei provvedimenti di impegno della spesa pubblica.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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