Regione siciliana e Stato: il conflitto (infinito) in materia finanziaria e fiscale prosegue

Con deliberazione n. 344 del 18/09/2012 la Giunta regionale siciliana ha autorizzato il Presidente a sollevare conflitto di attribuzione intersoggettivo nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze, in relazione alla nota emanata dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato (prot. 0052547 del 23/07/2012) concernente gli accantonamenti da effettuarsi ai sensi degli artt. 13 e 28, d.l. 201/2011, dell’art. 35, d.l. 1/2012, e dell’art. 4, d.l. 16/2012 (cfr. rispettivamente «Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria», «Misure per la tempestività dei pagamenti, per l’estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni statali, nonché disposizioni in materia di tesoreria unica», «Semplificazioni in materia tributaria. Fiscalità locale»).

Il Governo regionale – in specie, l’Assessorato all’economia attraverso l’Ufficio legislativo e legale della Presidenza – rileva come dalla attuazione dei relativi accantonamenti – operati sulle quote di compartecipazione regionale ai relativi tributi erariali, a titolo di “concorso alla finanza pubblica”, ed acquisiti mediante “riscossione diretta” da parte della Agenzia delle Entrate – deriverebbe invero una illegittima sottrazione di gettito fiscale, invece di esclusiva spettanza regionale.

Nel dettaglio, ai sensi del combinato disposto dei co. 17, art. 13, e 4, art. 28, d.l. 201/2011 «il fondo sperimentale di riequilibrio […] ed i trasferimenti erariali dovuti ai comuni della Regione Siciliana […] sono ridotti in misura corrispondente al maggior gettito ad aliquota di base attribuito ai comuni dalle disposizioni recate dal presente articolo […] Fino all’emanazione delle norme di attuazione di cui [all’art. 27, l. 42/2009] è accantonato un importo pari al maggior gettito di cui al precedente periodo […] e le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano, a decorrere dall’anno 2012, un concorso alla finanza pubblica di euro 860 milioni annui»; ai sensi, poi, del co. 4, art. 35, d.l. 1/2012, e del co. 11, art. 4, d.l. 16/2012 «il concorso alla finanza pubblica delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano [ex art. 28, co. 3, d.l. 201/ 2011] è incrementato di 235 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012. La quota di maggior gettito […] resta acquisita al bilancio dello Stato» e poi «ridotto di 180 milioni di euro per l’anno 2012 e 239 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2013».

Nel merito, la Regione contesta che i suddetti accantonamenti – originariamente disposti a tempo determinato, proprio in attesa della (però ancora mancante) attuazione dell’art. 27, l. 42/2009 – opererebbero invece «immediatamente e illimitatamente nel tempo»; considerato che deve ritenersi illegittima, in ogni caso, qualunque «prescrizione di principio volta a imporre agli enti territoriali misure di contenimento finanziario a tempo indeterminato», tali accantonamenti comprometterebbero altresì la disponibilità regionale di bilancio per il finanziamento della spesa sanitaria.

A ciò si aggiunga come la Regione siciliana – giusta la sua specialità – non deve essere considerata meramente titolare di una compartecipazione al gettito, bensì titolare del tributo «nella sua interezza […] senza che si possa giustificare alcuna ritenuta da parte dello Stato».

Nel complesso risulterebbe vulnerata, pertanto, la copertura del fabbisogno finanziario regionale, altresì in mancanza di meccanismi di concorso alla finanza pubblica rispettosi della «peculiarità» della Regione a Statuto speciale, in espressa violazione non soltanto delle previsioni di cui alla l. 42/2009, ma anche degli artt. 36 e 43 St. nonché del principio di leale collaborazione.

Il contenzioso costituzionale Stato-Regioni in materia finanziaria e fiscale – già cospicuo, in sede di ricorso in via principale – si articola così anche nel conflitto fra amministrazione statale e regionale per la regolamentazione e destinazione dei flussi finanziari; ambito su cui ridonda, ovviamente, la normativa disposta in materia di attuazione del federalismo fiscale e la più recente disciplina di riequilibrio dei bilanci pubblici.

Ciò non può che alimentare – in attesa della risposta della Corte costituzionale – le perplessità relativa alla effettiva compatibilità fra l’impianto normativo di decentramento funzionale e finanziario (i.e. la l. 42/2009 ed i successivi decreti di attuazione) e le manovre eccezionali per la stabilità, adottate nell’ultimo anno e mezzo.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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