[Corte cost. n. 214/2012] I limiti alla spesa pubblica vincolano anche il finanziamento (regionale) delle Fondazioni

La sentenza 214/2012 della Corte costituzionale aggiunge un ulteriore tassello alla (asserita) invasività dei vincoli alla spesa pubblica; lo Stato impugna, infatti, la l. r. Calabria n. 35/2011, avente ad oggetto il «Riconoscimento ex articolo 54, comma 3, della legge regionale 19 ottobre 2004 n. 25, della “Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Tumori, Tommaso Campanella, Centro Oncologico d’Eccellenza” come ente di diritto pubblico» con cui si dispone il riconoscimento della Fondazione quale ente pubblico dotato di personalità giuridica e di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile; si stabilisce che la Fondazione è parte del sistema sanitario regionale; se ne definiscono gli obiettivi, tra cui quello di assicurare l’integrazione tra servizio sanitario regionale e l’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro; se ne dispone il provvisorio accreditamento (cfr. art. 1, co. 1-3 e 5; art. 4, co. 3; art. 5; art. 9, co. 1).

Il Ricorrente assume la violazione degli artt. 3, 81, 97, 117 co. 2, lett. l) e co. 3, e 120 co. 2, Cost., in ordine alla pretesa interferenza regionale nelle attribuzioni del commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo finanziario in materia sanitaria stipulato tra lo Stato e la Regione: mediante la relativa iniziativa di spesa, infatti, il Legislatore regionale avrebbe contravvenuto a quanto previsto da tale Piano violando, in particolare, gli artt. 120, co. 2, e 117, co. 3.

L’omessa quantificazione della summenzionata spesa – collegata alla procedura concorsuale ed alle conseguenti assunzioni – nonché la mancata indicazione della copertura, comporterebbe altresì la violazione dell’art. 81 co. 4.

La Corte costituzionale accoglie il ricorso osservando, nel merito, come «entrambe le leggi impugnate siano generatrici di spesa pubblica»; ed invero «lo stesso art. 5, l. r. n. 35/2011, nell’elencare le fonti di finanziamento della Fondazione, annovera “finanziamenti pubblici” (co. 1, lett. c) e “finanziamenti straordinari regionali” (lett. b)» ed «è proprio il Legislatore regionale a prevedere che la Fondazione – conseguito il riconoscimento come ente pubblico – non possa operare se non con l’apporto economico che le deriverà dalla Regione». Peraltro la Corte rileva che la spesa determinata dal riconoscimento della Fondazione, quale ente pubblico, presenta il carattere della “novità”.

Pertanto la Fondazione – pur costituendo un soggetto di diritto privato – grava in larga parte sul bilancio regionale. In tal senso però, si nota come le norme impugnate siano altresì prive dell’indicazione dei mezzi per far fronte alle spese che introducono; obbligo costituzionale al quale nemmeno il Legislatore regionale può sottrarsi: «spetta infatti alla legge di spesa, e non agli eventuali provvedimenti che vi diano attuazione, determinare la misura e la copertura dell’impegno finanziario richiesto».

Ritorna così un aspetto – quello dei limiti alla spesa pubblica e del rispetto del vincolo di bilancio – per effetto del quale la Corte ha, anche recentemente, dichiarato l’illegittimità costituzionale di numerose disposizioni di riorganizzazione delle strutture amministrative, nelle quali però si ometteva di indicare «il relativo organico e la disponibilità dei mezzi necessari per il loro funzionamento» (cfr. Corte cost, sentt. 141/2010, 106/2011 e 115/2012).

Riscontrata tale omissione, la Corte ne dichiara dunque il contrasto con l’art. 81 co. 4, implicitamente ribadendo la centralità – nell’attuale contesto dei rapporti Stato-Enti territoriali – del profilo finanziario.

Roberto Di Maria

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