[Corte cost. n. 211/2012] Anche sul reclutamento del personale di Enti del SSN e sul ricorso alle procedure di mobilità gravano i limiti alla spesa pubblica regionale

Lo Stato ha impugnato la l. r. Basilicata n. 17/2011 (cfr. «Assestamento del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2011 e del bilancio pluriennale per il triennio 2011-2013») con riferimento agli artt. 97, co. 1, e 117, co. 3, Cost.; in particolare il Ricorrente dubita della legittimità costituzionale degli artt. 13, 31, 32, 34, co. 5, e 39, co. 1.

La prima delle summenzionate disposizioni regionali prevede – per il reclutamento del personale degli enti del SSN – il ricorso obbligatorio alle procedure di mobilità e, successivamente, l’obbligatoria utilizzazione delle graduatorie di procedure concorsuali precedentemente espletate da altre amministrazioni del medesimo Servizio, anche su base regionale (cfr. art. 13, a parziale modifica dell’art. 30, co. 2, l. r. Basilicata n. 33/2010). Secondo il Ricorrente, tale disposizione determinerebbe una deroga all’art. 30, co. 2 bis, d.lgs. n. 165/2001 – ai sensi del quale «le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità […] provvedendo, in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio» e che il trasferimento «è disposto, nei limiti dei posti vacanti, con inquadramento nell’area funzionale e posizione economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni di provenienza; il trasferimento può essere disposto anche se la vacanza sia presente in area diversa da quella di inquadramento, assicurando la necessaria neutralità finanziaria» – determinando così una invasione della competenza statale in materia di “ordinamento civile”.

I successivi artt. 31, 32 e 34, co. 5, della legge regionale impugnata contengono, invece, disposizioni in varia misura incidenti su indennità, compensi, rimborsi di due enti regionali.

Con la sentenza 211/2012, la Corte costituzionale entra nel merito delle questioni.

La censura relativa all’art. 13 è ritenuta non fondata, in quanto basata su una erronea interpretazione della stessa norma regionale.

La Corte ritiene, infatti, che tale legge prescriva proprio il ricorso obbligatorio alle procedure di mobilità disciplinate dall’art. 30, co. 1, d.lgs. n. 165/2001, prima che si possa procedere all’utilizzazione delle graduatorie degli altri concorsi, precedentemente espletati, o indirne di nuovi; in particolare, la volontà di salvaguardare il rispetto di tale obbligo è desumibile dalla clausola che prescrive il ricorso agli altri meccanismi di reclutamento «nel rispetto delle limitazioni e delle procedure previste dalla normativa vigente».

Le questioni, relative agli artt. 31, 32 e 34, co 5, della legge regionale sono invece  ritenute tutte fondate, poiché sussiste il denunciato contrasto con gli obiettivi di contenimento e riduzione della spesa pubblica, ex art. 6, d.l. n. 78/2010, ritenuto dalla Corte espressione di un “principio fondamentale della finanza pubblica”.

Le censurate disposizioni regionali comportano tutte, infatti, un sensibile incremento di spesa relativo alle indennità, ai compensi ed ai rimborsi dei dipendenti di due Enti regionali che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, ed in proposito il co. 3, art. 6, d.l. n. 78/2010, dispone che «le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’art. 1 della legge 31 dicembre 2009 n. 196, incluse le autorità indipendenti, ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010. Sino al 31 dicembre 2013, gli emolumenti di cui al presente comma non possono superare gli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, come ridotti ai sensi del presente comma».

In materia la Corte aveva già affermato (cfr. Corte cost., sent. 182/2011 e 139/2012) che «può considerarsi espressione di un principio fondamentale della finanza pubblica» la disposizione che stabilisce «rispetto a specifiche voci di spesa, limiti puntuali che […] vincolano le Regioni, le Province autonome e gli enti del Servizio sanitario nazionale solo come limite complessivo di spesa», e dunque ogni disposizione regionale che vada oltre i margini di discrezionalità del Legislatore regionale deve ritenersi lesiva dell’obiettivo di “abbattimento e contenimento della spesa pubblica regionale” nonché in contrasto con il principio statale che mira alla diminuzione della spesa per il personale. A ciò si aggiunga, poi, la violazione della specifica previsione dell’art. 6, ovvero il co. 2, in base alla quale la partecipazione in organi collegiali degli Enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche è onorifica e può dar luogo soltanto al rimborso delle spese sostenute.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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