[Corte cost. n. 163/2012] “Banda larga” e necessaria intesa con le Regioni

La Regione Liguria ha impugnato l’articolo 30, commi 1 e 3, del decreto-legge n. 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla l. 111/2011, nella parte in cui, al comma 1, stabilisce che “il Ministero dello sviluppo economico, con il concorso delle imprese e gli enti titolari di reti e impianti di comunicazione elettronica fissa o mobile, predispone un progetto strategico nel quale, sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale e di partenariato pubblico-privato, sono individuati gli interventi finalizzati alla realizzazione dell’infrastruttura di telecomunicazione a banda larga e ultralarga, anche mediante la valorizzazione, l’ammodernamento e il coordinamento delle infrastrutture esistenti” e, al comma 3, prevede che, con un decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottati i “provvedimenti necessari per l’attuazione delle disposizioni dei commi precedenti”.

La ricorrente lamentava anzitutto il fatto che le disposizioni impugnate, rientrando in materie di potestà legislativa concorrente, quali l’ordinamento delle comunicazioni e il governo del territorio, non lasciassero in realtà alcuno spazio di intervento per la Regione.

Essa, inoltre, pur riconoscendo che il potenziamento dell’infrastruttura di telecomunicazione a banda larga e ultralarga potesse avere rilievo nazionale e, dunque, costituire compito da realizzare con strumenti di rilievo nazionale, riteneva non sussistenti i presupposti per la c.d. chiamata in sussidiarietà, richiesti sin dalla ‘storica’ sentenza della Corte costituzionale n. 303/2003.

L’intervento previsto dalle disposizioni impugnate non era, secondo la Regione Liguria, “pertinente rispetto alla finalità perseguita, considerato che l’impegno statale a realizzare il progetto strategico sarebbe condizionato all’intervento del capitale privato, la cui disponibilità è aleatoria”. Esso, inoltre, non era proporzionato rispetto allo scopo, “non essendoci alcun motivo per escludere la Regione dall’attuazione del progetto, anche ammesso che la sua definizione sia legittimamente spostata a livello centrale”.

Qualora la Corte avesse giudicato legittima l’attrazione in sussidiarietà delle funzioni regionali compiuta dallo Stato, la Regione Liguria riteneva in ogni caso violato dalle disposizioni impugnate il principio di leale collaborazione, non prevedendosi che “la predisposizione del progetto strategico avvenga d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e che la sua realizzazione concreta sul territorio avvenga sulla base del progetto concordato con la Regione interessata”.

La difesa statale, ricordando come il progetto strategico in esame “mira al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda digitale europea, concernenti il diritto di accesso ad internet per tutti i cittadini” e che le infrastrutture in esso ricomprese costituiscono “servizio di interesse economico generale in conformità all’art. 106 del TUE”, riteneva che le censure regionali dovessero essere rigettate in quanto le disposizioni impugnate rientrerebbero “nell’ambito delle ‘prerogative’ che l’art. 117, secondo comma, Cost. riserva alla competenza esclusiva statale, nel contesto degli impegni assunti a livello europeo”.

La Corte costituzionale, molto opportunamente, ha dichiarato illegittime le disposizioni impugnate, peraltro ribadendo principi di una giurisprudenza oramai consolidata in materia di c.d. chiamata in sussidiarietà di funzioni relative a materie rientranti nella competenza concorrente di Stato e Regioni.

In particolare la Corte, pur riconoscendo che la disciplina delle disposizioni impugnate è “riconducibile, in via prevalente, alla materia dell’ordinamento delle comunicazioni”, come individuato in relazione al settore degli impianti di comunicazione elettronica (sent.  336/2005), ha affermato che essa risponde, peraltro, “alla necessità di soddisfare l’esigenza unitaria corrispondente all’adozione – in armonia con quanto prescritto dalle fonti comunitarie – di un programma (o progetto) strategico che definisca, con una «visione a lungo termine ed equilibrata dei costi e benefici» (così nella citata Comunicazione della Commissione UE del 20 settembre 2010 su “La banda larga”) gli obiettivi nazionali volti ad assicurare la realizzazione delle infrastrutture inerenti agli impianti di comunicazione elettronica a banda larga in maniera diffusa ed omogenea sull’intero territorio nazionale” (cons. in dir. 2.1).

La Corte dunque, in primo luogo, ha ritenuto che vi fossero esigenze unitarie che giustificavano l’attrazione in sussidiarietà da parte dello Stato di funzioni regionali e come le misure predisposte dallo Stato soddisfacessero sia il requisito della proporzionalità che quello della pertinenza rispetto allo scopo perseguito.

Poiché tuttavia nei casi di attrazione in sussidiarietà di funzioni relative a materie rientranti nella competenza concorrente di Stato e Regioni, è necessario, per garantire il coinvolgimento delle Regioni interessate, il raggiungimento di un’intesa, in modo da contemperare le ragioni dell’esercizio unitario di date competenze e la garanzia delle funzioni costituzionalmente attribuite alle Regioni – così come affermato da costante giurisprudenza costituzionale (vd, tra le molte, le sentt. 303/2003, 6/2004, 383/2005) – la Corte ha ritenuto costituzionalmente illegittimo il comma 1 dell’art. 30 del d.l. 98/2011. La disposizione in oggetto, infatti,  viola il principio di leale collaborazione nella parte in cui non prevede “alcuna forma di coinvolgimento delle Regioni” – in particolare una previa intesa ‘forte’ fra gli organi statali e la Conferenza unificata – “né in relazione all’adozione del progetto strategico in questione, né con riguardo alla realizzazione concreta sul territorio regionale degli interventi in esso previsti”.

Parimenti illegittimo il comma 3 della medesima disposizione, “nella parte in cui non prevede che, ogniqualvolta si provveda a dare realizzazione concreta sul territorio di una singola Regione a specifici interventi attuativi del progetto strategico, ciò avvenga sulla base di un’intesa con la Regione interessata” (cons. in dir. 2.2).

Cristina Bertolino

Foto | Flickr.it

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