“Spending review”: il punto al 25 luglio

Il nostro sistema economico evidentemente non è “Pareto efficiente”, infatti più qualcheduno aumenta il proprio benessere e più gli altri aumentano il loro malessere: il nostro sistema è quindi “Pareto deficiente”

(Carl William Brown)

1. Prosegue in modo inusitatamente fluido l’azione del governo sul fronte della revisione della spesa pubblica, altrimenti denominata “spending review” (un tempo, probabilmente, sempre volendo rifarsi a termini stranieri si sarebbe parlato più accoratamente di “austerity”…).

Così, è di qualche giorno fa il comunicato stampa in cui si dà notizia, in particolare, del fatto che, nel Consiglio dei Ministri riunitosi il 20 luglio, sono stati «definiti» – anche se forse sarebbe meglio dire “confermati”, dato che previsioni analoghe erano già state fatte dall’art. 17 del d.l. n. 95 del 2012 (c.d. decreto “sulla revisione della spesa”[1]) – i criteri per il “riordino” delle province (v., al proposito, su questo blog, l’efficace post di D. Servetti e quello “perplesso” sulle “modalità” di “accorpamento” degli enti provinciali, alla luce dell’art. 133 Cost., di D. Trabucco). E che questi criteri son dati, cumulativamente, dalla «dimensione territoriale», e dalla «popolazione residente», per cui i nuovi enti dovranno estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati ed avere almeno 350 mila abitanti (su questa base, si calcola dunque che le province da accorpare dovrebbero essere 64 su 107, di cui 50 in Regioni a Statuto ordinario e 14 in Regioni a statuto speciale[2]).

Per diverso profilo, sulla scorta di quanto stabilito dall’art. 18 del menzionato d.l. n. 95 del 2012, la soppressione delle province collimanti con le Città metropolitane[3] avverrà contestualmente alla nascita di queste ultime (entro il 1° gennaio 2014); gli enti provinciali così costituitisi eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità; mentre, come stabilito, si noti, già in precedenza, dal d.l. n. 201 del 2011 (c.d. decreto “Salva Italia”)[4], le altre competenze finora esercitate verranno devolute ai Comuni[5].

Quella di venerdì 20 luglio rappresenta, dunque, una (semplice) tappa del più ampio e complesso percorso intrapreso dal governo tecnico (insediatosi, lo si rammenta, nel novembre 2011) col testé menzionato decreto del dicembre 2011. Percorso che, dopo l’approvazione (da parte del CdM del 18 aprile 2012) del Documento di Economia e Finanza, ha conosciuto un momento di assoluto rilievo a cavallo tra l’aprile e il maggio 2012. Segnatamente, in occasione del CdM del 30 aprile, allorquando è stato presentato il c.d. “Rapporto sulla spending review” (c.d. “Rapporto Giarda)[6], contenente un’analisi puntuale delle voci di spesa delle pubbliche amministrazioni effettuata «con la finalità di evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare alla crescita[7]»; e si è stabilito di affidare alcuni “incarichi speciali”[8] per la revisione del sistema dei contributi pubblici alle imprese (compito affidato a Francesco Giavazzi)[9] e della spesa relativa al finanziamento pubblico ai partiti (a Giuliano Amato)[10].

Per ancora diverso profilo, al fine di assicurare rapida esecuzione al programma di revisione della spesa «soprattutto in ragione delle straordinarie condizioni di necessità e urgenza che impongono un intervento deciso sull’economia», sempre nel C.d.M del 30 aprile si è stabilito che si sarebbe proceduto alla previsione, con decreto legge, e, quindi, al conferimento (a Enrico Bondi)[11] della funzione di Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi, con il compito, in particolare, di coordinare l’attività di approvvigionamento e definire (“al ribasso”) il livello di spesa, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche.

È stato così che, a distanza di pochi giorni, hanno preso forma dapprima la direttiva del Presidente del Consiglio (su proposta dello stesso Ministro Giarda) di «disciplina» del «contributo che le amministrazioni centrali sono tenute a prestare per il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione [della spesa]» nonché, diciamo così, “di impegno” per ciascun Ministro, a riconoscere «l’attività di revisione della spesa (spending review) come prioritaria dell’azione di Governo» (v., per i dettagli, la Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2012[12]). E, quindi, il d.l. n. 52 del 2012[13] che ha dato forma a quanto si è riferito per l’innanzi (v. partic., l’art. 2, per quanto riguarda il “Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi”) e alla decisione di istituire un Comitato interministeriale[14] (nell’ambito del quale un ruolo centrale è svolto dal ridetto Giarda, nella qualità di “Ministro delegato alla spending review[15]), al fine «di coordinare l’azione del Governo e le politiche volte all’analisi e al riordino della spesa pubblica» (ex art. 1)[16].

Per concludere sul punto, può non essere inutile rilevare come contestualmente (dal 5 al 29 maggio) si sia svolta una consultazione pubblica (in punto di razionalizzazione della spesa), a cui a quanto ci è dato sapere, avrebbero preso parte circa 135 mila tra cittadini ed associazioni, segnalando inefficienze e sprechi e proponendo soluzioni.


[1] Trattasi del d.l. del 6 luglio 2012, n. 95, recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, in corso di conversione al momento in cui si scrive.

[2] V. amplius sul punto, in particolare, Taglio delle province, ne resteranno solo 43, in http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=167421.

[3] Vale a dire, le province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

[4] Trattasi del d.l. del 6 dicembre 2011, n. 201, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, conv. nella legge 22 dicembre 2011, n. 214.

[5][5] Può essere di un qualche interesse, infine, rilevare come il medesimo Consiglio dei Ministri si sia trovato a dover esaminare la questione del calendario delle festività e delle celebrazioni nazionali (ai sensi dell’art. 1, comma 24 del d.l. 13 agosto 2011, n. 138 (recante, si noti, “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, e convertito nella legge 14 settembre 2011, n. 148) stabilendo di non procedere all’accorpamento delle festività, fondamentalmente per tre ragioni (come si legge nel comunicato, che si riporta qui di seguito testualmente): «Anzitutto perché, secondo le stime della Ragioneria generale, la misura non dà sufficienti garanzie di risparmio, contrariamente a quanto indicato dalla norma (che individua nel risparmio di spesa la propria finalità principale).

Inoltre, perché a differenza di quanto indicato dal decreto legge del 2011 nella parte in cui fa riferimento a “diffuse prassi europee”, non esistono in Europa previsioni normative di livello statale che accorpino le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni. In alcuni Paesi (ad esempio la Germania, l’Austria e la Spagna) la celebrazione delle festività dei Santi Patroni rientra nell’autonoma determinazione delle autorità locali che le fanno coincidere col giorno a questi dedicato nel calendario gregoriano. Nei Paesi anglosassoni – ad esempio in Irlanda e in Scozia – i Santi Patroni delle principali città sono riconosciuti e celebrati, con giornate festive stabilite a livello statale.

Infine, perché l’attuazione della misura nei confronti dei lavoratori privati violerebbe il principio di salvaguardia dell’autonomia contrattuale, con il rischio di aumentare la conflittualità tra lavoratori e datori di lavoro».

[6] V. P. Giarda, Elementi per una revisione della spesa pubblica (vers. dell’8 maggio 2012).

[7] Così nel Comunicato stampa (reperibile inhttp://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/testo_int.asp?d=67832). Al proposito, ci si limita a riferire come, secondo il rapporto, la spesa pubblica “rivedibile” a breve termine sarebbe stimabile in circa 80 miliardi, mentre nel medio periodo sarebbe pari a circa 295 miliardi di euro; nell’attuale situazione economica, il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi da ottenersi (anche al fine di scongiurare l’aumento di due punti dell’IVA previsto per gli ultimi tre mesi del 2012) in 7 mesi (1° giugno-31 dicembre 2012): ciò che «equivale a 7,2 miliardi su base annua e corrisponde perciò al 9% della spesa rivedibile nel breve periodo (80 miliardi)» (come si afferma nel Comunicato testé menzionato).

[8] Eloquenti taluni titoli di giornali, come ad es. questo: “Spending review, il governo si commissaria: Bondi, Amato e Giavazzi a gestire i tagli”; si veda, inoltre, più ampiamente in argomento, la sezione appositamente dedicata alla “spending review”, in http://www.corriereweb.net/index.php?option=com_k2&view=itemlist&layout=tag&tag=spending+review&task=tag&Itemid=320.

[9] Per la precisione: «l’incarico di fornire al presidente del Consiglio, al ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese» (così in http://www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/decisioni_spesa.html).

[10] Per la precisione, “l’incarico di fornire al presidente del Consiglio analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati” (così in http://www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/decisioni_spesa.html). Un primo risultato dell’attività svolta dal Commissario Amato può esser considerata la legge 6 luglio 2012 , n. 96, recante “Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali” (per maggiori approfondimenti al riguardo si rinvia a http://www.camera.it/465?area=1&tema=572&Riduzione+dei+rimborsi+elettorali+e+controllo+dei+bilanci+dei+partiti.

[11] Si noti che il curriculum vitae di Enrico Bondi, nell’occasione, era stato già allegato al comunicato stampa (ancor prima dunque, che si procedesse alla sua nomina).

[12] Con la Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2012, del 4 maggio 2012 sono state definite, tra l’altro, «le priorità politiche, gli obiettivi dell’Amministrazione e le connesse strategie di conseguimento, in coerenza con il programma di Governo».

[13] Trattasi, per la precisione, del d.l. 7 maggio 2012, n. 52 recante “Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica”, convertito nella legge 6 luglio 2012, n. 94 (v. per quanto riguarda i poteri del c.d. “Super commissario alla spending review”, l’art. 5).

[14] Presieduto (ex art. 1) dal Presidente del Consiglio dei Ministri e composto dal Ministro delegato per il programma di Governo, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dal Ministro dell’economia e delle finanze o vice Ministro da lui delegato e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con funzioni di Segretario del Consiglio dei Ministri (si noti, comunque, che al Presidente del Consiglio dei Ministri è dato potere di modificarne «con proprio decreto» la composizione).

[16] In particolare ai sensi dell’art. 1 del decreto “Il Comitato svolge attività di indirizzo e di coordinamento, in particolare, in materia di revisione dei programmi di spesa e dei trasferimenti a imprese, razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, ridimensionamento delle strutture, riduzione delle spese per acquisto di beni e servizi, ottimizzazione dell’uso degli immobili e nelle altre materie individuate dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 maggio 2012”.

Lara Trucco

Foto | Flickr.it

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