[D.L. n. 95/2012] La spending review sulle province: dimenticato l’art. 133, comma 1, della Costituzione?

Fin dall’estate scorsa, già con la manovra finanziaria bis (decreto-legge n. 138/2011), si è iniziato ad assistere ad una continua quanto sottile violazione della Costituzione in tema di accorpamento delle Province. Se da un lato, come aveva indicato il prof. Livio Paladin, Comuni e Province non sono garantiti dalla Costituzione se non nella loro complessiva esistenza (cr., L. PALADIN, Diritto Costituzionale, Padova, Cedam, 1998, p. 544 ed Il problema delle “nuove Province”, in Le Regioni, 1984, p. 65 e ss.), dall’altro la Costituzione ha previsto, per qualunque mutamento delle circoscrizioni provinciali, un procedimento legislativo aggravato (art. 133, comma 1, Cost.) con il vincolo dell’iniziativa comunale e previo parere regionale. Alla legge della Repubblica, pertanto, spetta unicamente un ruolo di garanzia, ossia di verifica che l’eventuale revisione delle circoscrizioni provinciali esistenti o il loro accorpamento siano conformi all’interesse generale. Stando, quindi, alla lettera della norma costituzionale, sarebbe precluso a priori un qualunque intervento statale volto a predeterminare le condizioni idonee a garantire la sopravvivenza dell’ente provinciale.

Il decreto-legge n. 95/2012, invece, reca un’articolata procedura che, sebbene voglia coinvolgere Regione ed enti locali nell’applicazione dei parametri indicati dall’Esecutivo, fuoriesce dal procedimento indicato all’art. 133, comma 1, Cost. Infatti, l’iter procedurale previsto dal provvedimento sulla spending review delinea un percorso, già ottimamente sintetizzato nel blog da Davide Servetti, il cui contenuto è già precostituito dal Governo e non è affatto rimesso alla libera ed autonoma iniziativa dei Comuni.

Inoltre, vengono fissati due criteri alla cui stregua dovranno effettuarsi gli accorpamenti: la dimensione territoriale e la popolazione residente. La dettagliata definizione di tali criteri è poi rimessa ad un successivo provvedimento del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Ora, questi criteri devono essere coerenti con l’obiettivo che si intende perseguire, cioè la riduzione della spesa pubblica. Se questa, allora, è la ragione, perché la soppressione non è generalizzata? Perché si dovrebbero salvare solo le Province che soddisfano i criteri arbitrariamente prefissati? Il progetto governativo, in realtà, si rivela manchevole proprio sotto il profilo della coerenza della differenziazione legislativa (cfr., M. BERTOLISSI, Province, tutte da eliminare, in Il Mattino di Padova, 17 agosto 2011). Con una recentissima pronuncia, la n. 151/2012, la Corte costituzionale, pur riconoscendo la bontà dell’operato del legislatore statale in merito ai provvedimenti adottati inerenti ai tagli del costo della politica già contemplati nel decreto-legge n. 78/2010, ha rivolto un monito allo Stato, valido pro futuro, di rispettare i principi fondamentali che la Costituzione pone a garanzia degli enti locali territoriali. In altri termini, secondo il giudice delle leggi, situazioni eccezionali, come la grave crisi economica che ha interessato e continua ad interessare l’Italia e l’Europa intera, non possono essere invocate ed utilizzate dal legislatore per sospendere le garanzie costituzionali di autonomia di Comuni e Province stabilite dalla Carta. Lo Stato, pertanto, se da un lato deve affrontare con decisione l’emergenza finanziaria, dall’altro deve predisporre rimedi che siano consentiti dall’ordinamento costituzionale.

Daniele Trabucco

Foto | Flickr.it

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3 risposte a [D.L. n. 95/2012] La spending review sulle province: dimenticato l’art. 133, comma 1, della Costituzione?

  1. brusco guglielmo ha detto:

    Giusto Dr. Trabucco, in più la Regione Veneto ha una sua Legge, la 25/92, che agli artt. 15 e 16 dice esattamente come si deve fare per variare le circoscrizioni provinciali venete. Non essendo mai stata neanche impugnata la parte riservata alle province (dopo 20 anni di vita!), è chiaro che quella è l’unica norma che vale per il Veneto e che il cacella-province del governo Monti qui non è applicabile!! Peccato che la Regione Veneto non abbia ancora fatto valere questa sua legge, che avrebbe spazzato via ogni tormentone di questo perodo. In attesa di suo gentile riscontro, porgo cordiali saluti. brusco guglielmo Vice Presidente Provincia di Rovigo

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