[TAR Calabria – Catanzaro, sent. n. 593 del 24 giugno 2012] La distribuzione delle risorse finanziarie ripartite sulla base del Piano Sanitario Regionale deve essere motivata

La sentenza in commento si pone nel solco del principio per il quale le Regioni devo adottare le determinazioni di natura autoritativa e vincolante in tema di contenimento e di limiti della spesa sanitaria, muovendo però un passo avanti.

La Regione Calabria aveva approvato il Piano di riqualificazione e razionalizzazione del Servizio Sanitario Regionale (Piano di Rientro), successivamente sottoscrivendo col Ministero della Salute e col Ministero dell’Economia e delle Finanze un accordo per l’approvazione del Piano di rientro di individuazione degli interventi per il perseguimento dell’equilibrio economico (ai sensi dell’art. 1 co. 180 della legge n. 311 del 2004). L’art. 7 co. 5 di detto accordo disponeva la vincolatività degli interventi del Piano di Rientro e la conseguente variazione dei provvedimenti normativi e amministrativi precedentemente adottati dalla Regione Calabria in materia di programmazione sanitaria.

In tal senso si è recentemente espresso il Consiglio di Stato con Adunanza Plenaria n. 4 del 12 aprile 2012 affermando che alle Regioni con atto autoritativo è affidato il compito di adottare determinazioni vincolanti in tema di limiti alla spesa sanitaria, in coerenza con l’esigenza che l’attività dei vari soggetti operanti nel sistema sanitario si svolga nell’ambito di una pianificazione finanziaria. Tale atto autoritativo – sempre secondo il Consiglio di Stato, ripreso dal TAR Calabria – è volto alla fissazione di un tetto massimo annuale di spesa sostenibile e influisce in modo pregnante sulla possibilità stessa di attingere le risorse necessarie per la remunerazione delle prestazioni erogate.

I tetti di spesa dunque, secondo la più stabile giurisprudenza amministrativa, sono legittimi, date le esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica e il diritto alla salute, che la Corte costituzionale definisce “diritto costituzionale condizionato dall’attuazione che il legislatore ordinario ne dà attraverso il bilanciamento dell’interesse tutelato da quel diritto con gli altri interessi costituzionalmente protetti” (C. cost. n. 509 del 2000), è sottoposto a condizioni che ne armonizzino la protezione con i vincoli finanziari, a patto di non scalfirne il nucleo essenziale e irriducibile.

Nella determinazione degli stessi le Regioni hanno quindi un ampio potere discrezionale, chiamato a bilanciare i diversi interessi coinvolti, che vanno dall’interesse pubblico al contenimento della spesa al diritto degli assistiti alla fruizione di adeguate prestazioni sanitarie, passando per le aspettative legittime degli operatori privati che ispirano le loro condotte ad una logica imprenditoriale e per l’assicurazione dell’efficienza delle strutture pubbliche come pilastro del Servizio Sanitario Nazionale.

Se allora la determinazione da parte dell’Amministrazione regionale dei tetti di spesa è legittima laddove esercitata secondo i tempi e le modalità previste dall’ordinamento (cfr. Cons. St. n. 3375 del 2011), la contestazione da parte degli operatori sanitari delle clausole dei contratti tipo, prefissate sulla base della ripartizione finanziaria operata nell’ambito del Piano di Rientro, non può avere alcun rilievo e fondamento giuridico alla luce degli interessi pubblici che si intendono perseguire, potendo costoro soltanto decidere se accettare o meno le condizioni proposte.

È invece rilevante l’interesse legittimo delle strutture private accreditate alla verifica della corretta utilizzazione delle risorse assegnate, ai fini della loro piena e ottimale allocazione. In tal senso l’Amministrazione ha il potere-dovere di distribuire le risorse alle strutture accreditate, secondo predeterminati criteri oggettivi e razionali, entro il limite massimo della coerenza del tetto di spesa assegnato con atto di programmazione sanitaria, al fine di garantire prestazioni uniformi per qualità e quantità, perseguendo il massimo dell’efficacia e dell’efficienza della tutela della salute. Tali criteri oggettivi e razionali di distribuzione delle risorse stanziate devono quindi essere palesati in atti amministrativi adeguatamente motivati, pena la loro illegittimità.

 Maria Esmeralda Bucalo

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