[T.A.R. Sicilia-Palermo, sent. n. 1277 del 19 giugno 2012] Nell’attesa che con legge regionale il sistema degli enti locali siciliani sia adeguato all’assetto determinato dal decreto “salva-Italia”, le province siciliane possono essere commissariate

Il TAR Sicilia si è espresso su due questioni di costituzionalità sollevate nell’ambito di un giudizio instaurato per l’annullamento del decreto assessorile n. 17 del 19 marzo 2012 che revocava l’indizione dei comizi elettorali per l’elezione del Presidente e dei Consiglieri provinciali delle Province di Ragusa e Caltanissetta e del successivo decreto assessorile che nominava il Commissario straordinario della Provincia di Ragusa.

In particolare, veniva sollevata questione di legittimità costituzionale sull’art. 1, co. III, della legge regionale siciliana n. 14 del 2012, che costituiva il presupposto normativo dei provvedimenti impugnati, che dispone che “Agli organi provinciali che devono essere rinnovati  entro  il 31 dicembre 2012,  fatta  eccezione  per  quelli  in  carica  la  cui scadenza naturale è prevista in data successiva, si applica, sino al 31 marzo 2013, l’art. 145 dell’ordinamento amministrativo degli enti locali (decreto legislativo presidenziale  29  ottobre  1955,  n.  6) approvato con legge regionale 15 marzo  1963,  n.  16,  e  successive modifiche ed integrazioni. Gli organi provinciali che  devono  essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo  periodo e al  secondo  periodo,  si  procede  all’elezione  dei  nuovi   organi provinciali”. A fondamento dell’eccezione il rilievo per il quale il riconoscimento dell’autonomia propria della provincia regionale implicherebbe il rispetto del principio democratico, per il quale è necessaria una rappresentanza politica risultante da libere elezioni e che sarebbe incompatibile con il commissariamento dell’ente disposto per legge.

Il Collegio ritiene che la questione sia infondata osservando innanzitutto che l’art. 1 co. III della l.r. 14 del 2012 non violi il principio democratico in ragione della individuazione di due date oltremodo vicine, una (il 31 dicembre 2012) entro la quale dovrà essere approvata la legge di riordino delle province, l’altra (il 31 dicembre 2013) entro la quale dovrà cessare il commissariamento e procedersi a nuove elezioni. Inoltre il rispetto del principio di democraticità deve oggi essere bilanciato con quello del tendenziale equilibrio dei bilanci e di contenimento della spesa pubblica cui necessariamente dovrà ispirarsi il nuovo ordinamento provinciale.

Nello stesso ricorso veniva poi sollevata questione di costituzionalità con riferimento all’art. 23, co. da 14 a 20 bis, del d.l. n. 201/2011 (cd. “salva-Italia”) convertito in legge n. 214 del 2011 che ha disciplinato il nuovo modello ordinamentale delle province e che, secondo i ricorrenti, sarebbe il presupposto della l.r. 14/2012.

La questione è ritenuta irrilevante dal TAR, il quale immediatamente sottolinea come la legge regionale summenzionata non può essere ritenuta attuativa del decreto “salva-Italia” in merito alla riorganizzazione delle province. Infatti, è lo stesso art. 23, co. 20 bis, del d.l. 201/2011 ad assegnare alle Regioni a Statuto speciale sei mesi dall’entrata in vigore per adeguare il proprio ordinamento. A tal fine, poiché ai sensi dell’art. 14, lett. o) dello Statuto la Regione siciliana ha potestà legislativa esclusiva in materia di regime degli enti locali, l’art. 1 della l.r. n. 14/2012 rinvia ad una successiva legge regionale (da adottarsi entro il 31 dicembre 2012) la riorganizzazione provinciale.

Inoltre deve rilevarsi, secondo il Tribunale amministrativo, come lo Statuto siciliano all’art. 15 disponga una configurazione istituzionale sovracomunale, che dovrebbe comporsi di Comuni e Consorzi comunali, dotati di autonomia amministrativa e finanziaria. Tale configurazione, secondo il disegno statutario, dunque, dovrebbe essere profondamente diversa rispetto a quella attualmente esistente e scaturita dalla l.r. n. del 1986 e successive modificazioni, che conforma l’ordinamento degli enti locali siciliani a quello delle regioni ordinarie, dotando le province anche di autonomia politica e non solo amministrativa e finanziaria.

Maria Esmeralda Bucalo

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