[Corte cost. n. 141/2012] Un’apertura al diritto privato regionale?

La legge del Friuli-Venezia Giulia n. 9/2009 dispone che il personale appartenente alla polizia municipale non possa accedere al contratto di lavoro a tempo parziale (art. 10, comma 7) e che, laddove in essere, i rapporti a tempo parziale vengano convertiti in contratti a tempo pieno (art. 26, comma 8). Secondo il Tribunale di Trieste, si tratta di disposizioni che invadono la competenza statuale sull’ordinamento civile, perché orario e trattamento economico del contratto di lavoro sono questioni appartenenti al diritto privato. La Corte costituzionale – con la sentenza n. 141/2012 – ricostruisce la complessa evoluzione della disciplina nazionale in materia di lavoro a tempo parziale: la sostanza dell’analisi rivela che non esiste più un diritto del pubblico dipendente ad accedere al contratto di lavoro a tempo parziale, ben potendo l’amministrazione opporsi alla richiesta del dipendenti ove ragioni organizzative la renda inaccoglibile. In questo contesto normativo, la sollevata questione di costituzionalità della legge friuliana merita, secondo la Corte, una risposta articolata, che distingua l’oggetto delle due disposizioni impugnate.

Per quanto attiene alla norma che vieta, in una prospettiva generale e in proiezione futura, la stipula di contratti di lavoro a tempo parziale, la Corte osserva che la materia della polizia amministrativa locale è di residuale competenza regionale ex art. 117, 4° comma, cost.; la disposizione impugnata «non interviene direttamente sulla disciplina del contratto di lavoro a tempo parziale ma si limita a stabilire, per il futuro, che il personale addetto a funzioni di polizia locale non potrà usufruire di tale modalità di prestazione del rapporto di lavoro». Essa si inserisce, da una parte, nel quadro dei principi della legislazione statale vigente in tema di accesso al rapporto di lavoro a tempo parziale e, dall’altra, si inserisce nella fase che precede l’instaurazione del rapporto di lavoro, nell’ambito di scelta di mera organizzazione amministrativa. Non disciplina il contenuto di questi contratti, ma ne regola semplicemente l’uso, per quel determinato personale, da parte delle amministrazioni su cui si esercita la competenza regionale. Diverso l’atteggiamento verso l’altra disposizione impugnata: stabilire la conversione obbligatoria di rapporti contrattuali già stipulati con la forma del tempo parziale nel tempo pieno incide direttamente sulla disciplina di contratti già in essere; pertanto invade l’ordinamento civile e deve essere dichiarata incostituzionale.

Questa decisione – una delle prime del nuovo giudice Sergio Mattarella –  merita integrale approvazione e, forse, può aprire da una «nuova stagione» della giurisprudenza costituzionale sulla non facile vicenda del diritto privato regionale: la Corte mostra di non voler usare più l’accetta verso qualunque disposizione proveniente dalle regioni sospetta di avere contenuti privatistici, ma sembra voler condurre quel lavoro di cesello che, come oramai pacificamente ammesso dalla dottrina specialistica, è necessario per discernere tra disposizioni regionali che invadono l’ordinamento civile e disposizioni regionali che sembrano invaderlo, ma che, in effetti, possono passare indenni il giudizio di costituzionalità. Dando per scontato, appunto, che disposizioni regionali a contenuto (anche) privatistico ci possano essere, e siano senz’altro costituzionalmente legittime.

In questo contesto, disporre un divieto di stipula, per il futuro, di contratti di lavoro a tempo parziale per un personale su cui è pacifica la competenza regolatrice della Regione è atto pienamente legittimo, perché, pur incidendo sull’utilizzabilità in Friuli di una determinata tipologia contrattuale, è soprattutto un atto d’organizzazione che farà risentire i suoi effetti non sui contratti già in corso, bensì su quelli futuri che verranno stipulati.  L’analisi della motivazione rivela che la Corte ha fatto uso del doppio test di ragionevolezza, che pure autorevole dottrina aveva suggerito per risolvere le questioni del diritto privato di fonte regionale: intrinsecamente, la prima delle disposizioni impugnate trova fondamento e giustificazione nella competenza legislativa regionale sulla polizia municipale locale; estrinsecamente, il divieto di stipula di contratti a tempo parziale si colloca in  modo armonioso con l’evoluzione della normativa statale in materia. Parametri su cui, correttamente, la Corte cassa l’altra disposizione regionale impugnata, quella che converte automaticamente i rapporti di lavoro a tempo parziale in rapporti a tempo pieno: essa incide direttamente sulla disciplina di contratti già conclusi, operazione che può essere effettuata dal solo legislatore statuale.

Alberto Maria Benedetti

(Università di Genova)

Foto | Flickr.it

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