[Cronaca del workshop svoltosi a Pisa l’11 giugno 2012] Prospettive attuali ed elementi critici del decentramento spagnolo

L’11 giugno scorso si è tenuto, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, un workshop dedicato al decentramento spagnolo, organizzato dallo STALS (Sant’Anna Legal Studies Project) in collaborazione con un progetto di ricerca del Dipartimento di Diritto costituzionale dell’Universidad Autónoma di Madrid vertente su questa tematica. Nel corso dell’evento, presieduto dal Prof. Emanuele Rossi (Scuola Superiore Sant’Anna), i relatori hanno affrontato le questioni più attuali del cosiddetto “Stato autonomico”, ma anche del presente e del futuro degli enti locali.

Isabel Giménez (Universidad Autónoma, Madrid) ha aperto i lavori con un intervento ad ampio raggio, che mirava ad offrire un quadro chiaro del processo evolutivo vissuto dalle Comunità autonome. È partita dalla premessa che negli anni ’70-’80 del secolo scorso in Spagna si è verificata una doppia transizione: quella dalla dittatura alla democrazia, ma anche quella – forse meno evidente – dall’accentramento al decentramento. Ha ripercorso le tappe della formazione e del consolidamento delle istituzioni regionali, soffermandosi in particolare su due profili: la problematica integrazione dei nazionalismi e l’oscillazione pendolare tra i due poli della simmetria e della differenziazione. Ha analizzato, infine, la collocazione sistematica degli statuti regionali alla luce della recente giurisprudenza costituzionale, per affermare che a un federalismo de facto non si accompagna un federalismo de iure, a Costituzione invariata.

Antonio Arroyo (Universidad Autónoma, Madrid) ha preso in esame una delle questioni più spinose dei rapporti tra Stato e Comunità autonome, vale a dire la distribuzione delle competenze e i criteri per risolvere eventuali antinomie. Ha chiarito che il presupposto di qualsiasi analisi su tale aspetto non può che essere la consapevolezza che lo Stato autonomico deve molto della sua configurazione alla giurisprudenza costituzionale, che ha definito progressivamente la portata delle materie attribuite a ciascun livello territoriale. A suo avviso, tuttavia, le categorie impiegate da buona parte della dottrina risultano fuorvianti, dal momento che esistono, nell’ordinamento spagnolo, solo competenze esclusive, che a volte investono la totalità della materia e altre volte soltanto una parte di essa (le basi o l’implementazione normativa). Non potendosi così dare sovrapposizioni, perde qualsiasi operatività il criterio della prevalenza della disciplina statale, applicabile in caso di doppia regolazione di un medesimo ambito.

Mayte Salvador (Universidad de Jaén) si è soffermata, poi, sulle recenti (e ricorrenti) proposte di riforma degli enti locali, partendo da un’analisi dettagliata delle precedenti modifiche apportate alla disciplina di base, cioè alla legge n. 7 del 1985 (Reguladora de las Bases del Régimen Local), tuttora la fonte di riferimento. Ha esaminato i punti critici della situazione del governo locale, facendo riferimento in particolare al problema delle funzioni, la cui individuazione risulta assai complessa. Specialmente le funzioni improprie, che alcuni livelli esercitano senza un’esplicita attribuzione e quindi senza alcuna forma di finanziamento specifico, risultano impossibili da determinare. Si è quindi concentrata sulle prospettive attuali del sistema, evidenziando due tendenze che emergono anche dalle proposte delle ultime settimane: la riduzione del numero dei Municipi e la valorizzazione del ruolo di coordinamento del livello provinciale.

Ignacio Molina (Universidad Autónoma, Madrid) si è occupato di uno dei profili che hanno segnato maggiormente il percorso evolutivo delle Comunità autonome: i loro rapporti con l’Unione Europea, diretti o mediati dallo Stato. Ha aggiunto così un’ulteriore “transizione” rispetto alle due esaminate in precedenza, dal momento che l’integrazione europea ha inciso fortemente sulle competenze degli enti regionali. Ha analizzato le modifiche intervenute a livello organizzativo e politico a causa del trasferimento di molte delle materie spettanti alle Comunità autonome al livello europeo.

La sottoscritta si è occupata, infine, di uno dei punti nevralgici della situazione attuale: le conseguenze della crisi economica sui rapporti Stato-Comunità autonome. Preso atto del fatto che i margini di intervento statali sull’assetto istituzionale regionale sono minimi, ha però sottolineato come la crisi abbia comportato almeno due effetti: un aumento dei controlli del centro sulla periferia, in buona parte in applicazione della revisione costituzionale sul pareggio di bilancio del settembre 2011 (basti pensare alle misure correttive e coercitive previste dalla legge organica n. 2 del 2012) e una valorizzazione di alcuni strumenti, anche sostitutivi, già previsti dall’ordinamento.

L’incontro ha rappresentato un’occasione di proficuo dialogo e un’opportunità per approfondire aspetti a volte poco noti della situazione della vicina Spagna. Le problematiche che investono i rapporti tra lo Stato e le Comunità autonome – ma anche il dibattito sul modello di governo locale –, infatti, sono spesso condivise dall’ordinamento italiano e l’esame delle soluzioni spagnole ha offerto utili spunti di riflessione.

Sabrina Ragone

Foto | Flickr.it

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3 risposte a [Cronaca del workshop svoltosi a Pisa l’11 giugno 2012] Prospettive attuali ed elementi critici del decentramento spagnolo

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