[Consiglio di Stato, sez. V, 27 aprile 2012, n. 2444] Il decreto prefettizio di sospensione del Consiglio comunale e la nomina del Commissario, nel caso di dimissioni ultra dimidium dei Consiglieri, non necessitano di motivazione

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso in appello proposto dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Frosinone per la riforma della sentenza del TAR Lazio – Latina, n. 871 del 2003, la quale aveva annullato per carenza di motivazione il decreto prefettizio di sospensione del Consiglio comunale di Posta Fibreno e di nomina del Commissario per la provvisoria amministrazione del Comune stesso, nonché il decreto del Presidente della Repubblica di scioglimento di detto Consiglio e nomina del Commissario, entrambi dovuti alle dimissioni della metà più uno dei Consiglieri comunali.

In particolare il TAR aveva ritenuto che il decreto prefettizio fosse carente di motivazione in ordine ai requisiti di grave urgenza e necessità, in quanto essi dovevano ritenersi ulteriori rispetto alle dimissioni ultradimidium dei consiglieri comunali, le quali in ogni caso non avrebbero fatto venir meno il controllo politico del Consiglio sul Sindaco e la Giunta; mentre l’annullamento del decreto presidenziale veniva motivato sulla base della considerazione per la quale non veniva considerato il rilievo per il quale la Giunta, seppur decaduta, sarebbe comunque rimasta in carica per prorogatio ex lege, con la conseguenza che il nominato Commissario non avrebbe potuto esercitare i poteri del Sindaco e della Giunta.

Nell’accogliere il ricorso, il Consiglio di Stato dimostra di non concordare con il summenzionato ragionamento del giudice di prima istanza, piuttosto invece ritiene che le funzioni del Commissario, volte a garantire la ripresa del processo democratico in seno alla comunità locale, lo collochino in una posizione di neutralità rispetto ai contrapposti interessi delle forze politiche e rendano indispensabile la circostanza per la quale esso debba sostituirsi agli organi di rappresentanza politica dell’ente locale. Ciò sarebbe reso evidentemente impossibile dalla presenza di una Giunta ancora pienamente operante.

A sostegno dell’assunto, il Supremo Collegio cita la sua più stabile giurisprudenza che ribadisce che, con le dimissioni ultra dimidium, si realizza una delle cause di impedimento del normale funzionamento degli organi e dei servizi di cui alla lett. b) del comma I dell’art. 141 T.U.E.L., cioè un fatto sul quale l’ordinamento ha già espresso un giudizio di disvalore, prevedendo la procedura di scioglimento del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, per cui i motivi che giustificano la sospensione e lo scioglimento non necessitano di alcuna altra più estesa e penetrante motivazione (Cons. St., sez. VI, n. 4936 del 2009).

Inoltre, la giurisprudenza amministrativa ha sempre sostenuto che l’ipotesi di cui all’art. 14,  co. I, lett. b) del T.U.E.L. non introduce una diversa e speciale forma di dimissioni rispetto a quella regolamentata dall’art. 38 del T.U.E.L., intendendo il legislatore con la norma in esame far scaturire un preciso effetto giuridico dal verificarsi di un mero fatto, sulla base della presunzione che la presentazione delle dimissioni da parte della metà più uno dei consiglieri sottenda la volontà politica di sciogliere il Consiglio (Cons. St., sez. V, n. 7166 del 2009)

L’atto di dimissioni, non recettizio, irrevocabile e immediatamente efficace, sarebbe dunque un atto giuridico in senso stretto, dal quale cioè dipendono degli effetti giuridici disposti dall’ordinamento, senza riguardo all’intenzione di colui che li pone in essere.

Inoltre, la prorogatio, cui faceva riferimento la sentenza del TAR per argomentare la propria decisione, non sarebbe applicabile al caso di specie, perché istituto che opera solo relativamente a fattispecie individuate, nelle quali non rientra quella di cui all’art. 141 co. I lett. b) del T.U.E.L.

Nell’ipotesi di dimissioni ultra dimidium dei Consiglieri, dunque, i motivi di grave e urgente necessità che devono essere posti a fondamento del decreto del prefetto sono impliciti, venendo meno la possibilità di funzionamento di un ente, come il Consiglio comunale, che assicura la vita della Comunità locale.

Maria Esmeralda Bucalo

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