[D.L. n. 59/2012 (Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile)] Vera e propria chirurgia estetica (e non semplice maquillage…) sul nuovo «volto» della Protezione civile

Due, in particolare, sono i fronti su cui incisivamente interviene il recente D.L. n. 59/2012, in materia di riordino della Protezione civile: l’uno, più ristretto, avente ad oggetto il nuovo regime assicurativo introdotto «contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali» dall’art. 2 del suddetto decreto; l’altro, più ampio, recante invece una chirurgica, e puntuale, riscrittura delle più problematiche previsioni della l. n. 225/1992, Istituzione del servizio nazionale della protezione civile (art. 1, dec. cit.).

Con riferimento al primo aspetto, si prevede (comma 1) la facoltativa estensione delle polizze assicurative – ordinariamente previste contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati – ai precipui rischi derivanti da calamità naturali: ciò al duplice, e non certo velato, fine, per un verso, ovviamente «di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati, a qualunque uso destinati»; e, per un altro, «di garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamità naturali». È a tale scopo che s’impone quindi, in prima battuta, al Dipartimento della Protezione civile (comma 3) di «acquisire e trasmettere» ai Ministeri, rispettivamente, dello sviluppo economico e dell’economia e finanze «entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ogni elemento necessario per la valutazione degli effetti derivanti dall’introduzione del regime assicurativo» (fra cui, in particolare, la mappatura del territorio per grado di rischio, la stima della platea dei soggetti interessati, i dati percentuali sull’entità dei contributi pubblici fin qui concessi in caso di stato di emergenza nonché la simulazione dei premi, suddivisi per tipologia di copertura assicurativa). Si prevede in secondo luogo, in capo all’Esecutivo, l’impegno ad emanare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (comma 2), un regolamento – su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i suddetti Ministeri, sentiti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private (I.S.V.A.P.) – per definire «i premi relativi all’assicurazione per danni, per la quota relativa alle calamità naturali, ovvero relativi a contratti di assicurazione appositamente stipulati a copertura dei rischi di danni diretti da calamità naturali ai fabbricati di proprietà di privati a qualunque uso destinati» (senza nuovi, o maggiori, oneri per la finanza pubblica).

Ma è, naturalmente, con le Disposizioni in materia di protezione civile di cui all’art. 1 del presente decreto – quelle che, per comodità espositiva, si sono supra fatte rientrare nel c.d. intervento ampio (o di sistema) – che possono davvero toccarsi con mano le più importanti novità impresse sul primigenio «volto» della Protezione civile (almeno per come originariamente delineato dalla l. n. 225, cit.) e tese ad ovviare a talune delle più macroscopiche criticità di quella tormentata disciplina. E così, schematicamente: si dissolve, in primo luogo, il riferimento ai tanto vituperati «altri eventi» di cui all’iniziale versione dell’art. 2, comma 1, lett. c) ora sostituito con la (apparentemente…) più rassicurante previsione di «calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo». Si tenta di ovviare, in seconda battuta, alla tradizionale genericità della dichiarazione dello stato di emergenza e delle connesse ordinanze in deroga: con riferimento alla prima (potrebbe dirsi, per semplificare, l’ordinanza “madre”) prevedendo l’espressa indicazione di «durata ed estensione territoriale» dell’emergenza «in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi» – comunque non superiore a sessanta giorni ovvero prorogata per non più di quaranta giorni – «nonché individuando l’amministrazione pubblica competente in via ordinaria a coordinare gli interventi conseguenti all’evento successivamente alla scadenza del termine di durata dello stato di emergenza»; avuto riguardo alle seconde (c.d. ordinanze “figlie”), attribuendo la titolarità di esse al Capo del Dipartimento della Protezione civile (che ne cura l’attuazione), delimitandone l’oggetto esclusivamente «alla organizzazione dei servizi di soccorso e assistenza ai soggetti colpiti dall’evento, nonché agli interventi provvisionali strettamente necessari alle prime necessità nei limiti delle risorse disponibili, allo scopo finalizzate» ed imponendone, infine, la trasmissione «per informazione al Ministro dell’interno ovvero al Presidente del Consiglio dei Ministri. Le ordinanze emanate entro il ventesimo giorno dalla dichiarazione dello stato di emergenza sono immediatamente efficaci e sono altresì trasmesse al Ministero dell’economia e delle finanze perché comunichi gli esiti della loro verificazione al Presidente del Consiglio dei Ministri per i conseguenti provvedimenti. Successivamente al ventesimo giorno dalla dichiarazione dello stato di emergenza le ordinanze sono emanate previo concerto del Ministero dell’economia e delle finanze, limitatamente ai profili finanziari».

Si cerca di rimediare, in terz’ordine, al – periodicamente denunziato – mancato coinvolgimento regionale con la previsione di un’intesa tra Governo e Regioni territorialmente interessate che anticipi tanto il contenuto della suddetta ordinanza “madre” quanto quello delle c.d. “figlie” (che, da essa, traggono sostentamento e si riproducono a cascata). In quarto luogo, ci si sforza di porre rimedio a quell’esautoramento di funzioni che l’emergenza tradizionalmente determina a danno della pubblica amministrazione normalmente competente stabilendo come le menzionate ordinanze del Capo della Protezione civile obbligatoriamente individuino «i soggetti responsabili per l’attuazione degli interventi previsti ai quali affidare ambiti definiti di attività, identificati nel soggetto pubblico ordinariamente competente allo svolgimento delle predette attività in via prevalente, salvo motivate eccezioni: nel quale, ultimo, frangente – qualora, cioè, il Capo del Dipartimento intenda avvalersi di commissari delegati – il relativo provvedimento di delega dovrà pure «specificare il contenuto dell’incarico, i tempi e le modalità del suo esercizio», le funzioni del commissario delegato cessando con la scadenza dello stato di emergenza; in ogni caso, almeno dieci giorni prima della scadenza del previsto termine di sessanta giorni, è lo stesso Capo del Dipartimento della Protezione civile ad emanare «di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, apposita ordinanza volta a favorire e regolare il subentro dell’amministrazione pubblica competente in via ordinaria a coordinare gli interventi, conseguenti all’evento, che si rendono necessari successivamente alla scadenza del termine di durata dello stato di emergenza».

Quanto, infine, all’eccessiva facilità di sbloccare, o reperire, risorse economiche dietro il paravento dell’emergenza del provvedere (nell’endemica assenza di veri, e penetranti, controlli contabili) comunemente ascritta agli interventi di Protezione civile degli ultimi anni – oltre alla possibilità della Regione di elevare, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, la misura dell’imposta regionale di cui all’articolo 17, comma 1, del D.lgs. 21 dicembre 1990, n. 398, fino a un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima consentita – si prevede in particolare: 1) «l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale di protezione civile» ovvero del Fondo di riserva per l’integrazione delle autorizzazioni di cassa «corrispondentemente e obbligatoriamente reintegrato in pari misura, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, mediante riduzione delle voci di spesa indicate nell’elenco allegato alla presente legge», «corrispondentemente e obbligatoriamente reintegrato con le maggiori entrate derivanti dall’aumento, deliberato dal Consiglio dei Ministri, dell’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo, nonché dell’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante»; 2) l’individuazione «nell’ambito dell’amministrazione pubblica competente a coordinare gli interventi, il soggetto cui viene intestata la contabilità speciale appositamente aperta per l’emergenza in questione, per la prosecuzione della gestione operativa della stessa, per un periodo di tempo determinato ai fini del completamento degli interventi previsti» («per gli ulteriori interventi da realizzare secondo le ordinarie procedure di spesa con le disponibilità che residuano alla chiusura della contabilità speciale, le risorse ivi giacenti essendo trasferite alla regione o all’ente locale ordinariamente competente ovvero, ove si tratti di altra amministrazione, versate all’entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione»).

Stefano Agosta

Foto | Flickr.it

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