[Corte cost. n. 121/2012] Trasparenza dei bilanci (regionali) e “potere sostitutivo”: il difficile dialogo Stato-Regioni

La sentenza 121/2012 segna un’altra tappa del dialogo Stato-Regioni, modulato dalla Corte costituzionale, in materia di bilancio e stabilizzazione finanziaria – percorso che appare vieppiù rilevante alla luce della recente approvazione della l. cost. 1/2012, di riforma degli artt. 81, 97, 117 e 119 Cost., proprio in materia di (equilibrio di) bilancio pubblico – nonché in materia di (esercizio del) “potere sostitutivo”.

In specie, la questione origina dalla impugnazione di alcune disposizioni del d.l. 98/2011 – convertito, con modificazioni, dalla l. 111/2011 (i.e. una delle due c.d. “manovre correttive” approvate a valle della legge finanziaria e di bilancio 2012) – da parte della regione Toscana; nel dettaglio, è censurato l’art. 20, co. 14 e 15, per violazione sia degli artt. 117, co. 3, 118, 119 e 120, co. 2, Cost., sia del principio di leale collaborazione.

La Corte rigetta tutte le premesse censure.

In particolate, con riferimento all’art. 20, co. 14 – premesso che tale norma costituisce “principio fondamentale” in materia di “coordinamento della finanza pubblica” (cfr. art. 117 Cost., co. 3, ante riforma 2012) –  la Corte rileva come la comunicazione dei dati relativi alle attività intraprese ed agli atti giuridici posti in essere dalle Regioni per l’esecuzione delle sentenze costituzionali “è una delle condizioni indispensabili perché lo Stato possa avere un quadro completo ed aggiornato della situazione finanziaria complessiva. L’obbligo delle Regioni di fornire i dati in questione è imposto – come è precisato dalla norma censurata – ai soli fini del coordinamento della finanza pubblica, che non potrebbe essere concretamente ed efficacemente effettuato senza la preventiva ricognizione dei modi in cui le singole Regioni danno seguito alle sentenze di questa Corte aventi incidenza sull’ambito materiale in esame”.

In tal senso, alla relativa competenza legislativa (statale) deve aggiungersi anche l’esercizio di poteri amministrativi, di regolazione tecnica ed, appunto, «di rilevazione di dati e di controllo»; da cui la natura di “principio fondamentale” del prescritto obbligo generale di comunicazione dei dati, basato proprio «sulla indefettibilità del presupposto cognitivo delle singole realtà ai fini della valutazione della coerenza unitaria dell’insieme».

Ugualmente infondata è ritenuta, poi, la questione relativa all’art. 20, co. 15.

A fronte della previsione dell’esercizio da parte del Governo del potere sostitutivo «in caso di mancata o non esatta conformazione alle decisioni di cui al comma 14», la Regione ricorrente osserva, in primo luogo, che «la legge statale attribuirebbe al Governo nazionale una sorta di potere di interpretazione autentica delle sentenze di questa Corte, poiché prevede l’esercizio del potere sostitutivo non solo nell’ipotesi di mancata conformazione di una Regione ad una sentenza, ma anche in quella di conformazione “non esatta”»; in secondo luogo, si nota che «il legislatore statale non si è limitato a prevedere il generico esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo, ma ha precisato che tale potere debba essere esercitato “in presenza dei presupposti”, riferendosi alle condizioni indicate dall’art. 120, secondo comma, Cost., e “secondo le procedure di cui all’art. 8 della legge 5 giugno 2003 n. 131” [n.b. decorso inutilmente il «congruo termine» assegnato dal Presidente del Consiglio dei ministri per adottare i provvedimenti dovuti o necessari, il Consiglio dei ministri, «sentito l’organo interessato», su proposta del Ministro competente o del Presidente del Consiglio dei ministri, «adotta i provvedimenti necessari, anche normativi, ovvero nomina un apposito commissario»; alla seduta del Consiglio dei ministri «partecipa» il Presidente della Giunta della Regione interessata]».

Entrambe le richiamate censure non sono, tuttavia, condivise dalla Consulta.

Ed invero l’art. 120 Cost. pone, tra i presupposti per l’esercizio del potere sostitutivo, «la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali»; pertanto l’inerzia o l’applicazione «distorta» da parte di una Regione di una sentenza della Corte possono essere idonee «a ledere l’unità giuridica della Repubblica o la sua unità economica, determinando disarmonie e scompensi tra i vari territori proprio in relazione a decisioni del giudice delle leggi, che, per definizione, hanno una finalità unitaria».

Sul punto – conclude la Corte – ove la Regione «destinataria» dell’esercizio del potere sostitutivo del Governo ritenesse errata la sua interpretazione, di una o più decisioni costituzionali, poste a base dell’iniziativa statale potrebbe «a tutela della propria autonomia» attivare i rimedi giurisdizionali adeguati (i.e. il conflitto di attribuzione).

Ritenuto, quindi, che l’ordinamento prevede «strumenti idonei ad evitare che l’interpretazione governativa delle decisioni [della] Corte possa essere unilateralmente imposta alle Regioni» le disposizioni impugnate non determinano la lesione dell’autonomia costituzionalmente garantita alle Regioni.

Roberto Di Maria

Foto | Flickr.it

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Una risposta a [Corte cost. n. 121/2012] Trasparenza dei bilanci (regionali) e “potere sostitutivo”: il difficile dialogo Stato-Regioni

  1. repondrán ha detto:

    Hay estudios donde se ha visto la propia autorregulación endógena de la carnitina durante el
    ejercicio..

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